Sindacati, comitati e cittadini davanti all’ospedale: voci dal presidio che ha aperto la settimana più calda per il futuro del nosocomio termolese.

TERMOLI – Nel pomeriggio, davanti al San Timoteo, meno di cento persone – cartelli, voci e, alcune, storie che ancora fanno male da raccontare. Lunedì il Consiglio comunale si riunisce sull’ospedale. Questo presidio era la premessa. Marcella Stumpo, della Rete della Sinistra – Termoli Bene Comune, ha aperto parlando di chilometri. Perché in Molise i chilometri sono tutto. Un infarto a Campomarino, un trasferimento a Campobasso: i conti non tornano. «Per i piccoli centri arrivare a Termoli, e per noi arrivare a Campobasso o a Pozzilli, sapete bene quali sono i tempi di intervento. In quei casi sono circa 10-15 minuti, allora non esiste decreto a cui noi dobbiamo ubbidire, esistono le deroghe per territori particolari. Noi dobbiamo esserci, d’ora in poi i molisani devono dimostrare che il Molise esiste veramente. Parliamo adesso di un diritto veramente inalienabile».
Nicola Felice, portavoce del Comitato San Timoteo, lo dice da anni e lo ha ripetuto anche oggi: questa non è una battaglia che si vince in tribunale. Si vince in Parlamento, o non si vince. Serve un Decreto Molise – uno strumento che finalmente riconosca che questa regione non assomiglia al resto d’Italia, che i suoi paesi sono piccoli, le distanze grandi e i tempi di soccorso incompatibili con i parametri del Decreto Balduzzi, scritto per chi abita in tutt’altro contesto. Il Comitato andrà avanti, ha detto Felice, con tutti i mezzi disponibili. Ma pretende che anche la politica faccia la sua parte. Ognuno ha le proprie responsabilità.
Poi è arrivata lei. La vedova di Raffaele Venittelli, morto il 2 ottobre 2021. Ha parlato piano. Niente retorica, niente rabbia urlata. Solo i fatti, detti con una calma che pesa. «Siamo tutti cittadini, abbiamo tutti gli stessi doveri e diritti. I doveri li adempiamo tutti quanti, mentre i diritti ci vengono negati. Io purtroppo ho il cuore in gola ogni sera che mi addormento, perché sulla mia pelle ho vissuto una notte tragica: l’emodinamica era chiusa e mio marito non è potuto essere supportato così come doveva essere. In effetti quel 2 ottobre ha segnato la fine della vita di mio marito e di tutte le nostre speranze. Sono stanca di sentire che questo reparto importantissimo stia chiuso: il marito di una mia carissima amica è stato salvato per miracolo nell’emodinamica con tre coronarie ostruite. Mio marito aveva una placca e non c’è più».
Domenico Palazzo di Europa Verde ha detto che il problema non è Termoli. Non è nemmeno il Molise. È un paese che ha smesso di scegliere i propri cittadini. Il Vietri di Larino smantellato, la Rete Ictus tolta, i reparti chiusi uno dopo l’altro – non è sfortuna, è politica. «Il responsabile ci sta e ha un nome e cognome: si chiama Stato Italiano, che invece di dare i soldi alla sanità, alla cultura e alla giustizia sociale, li dà alla guerra. Chi sono i delegati dello Stato in Molise che mettono i cartelloni dicendo che la sanità pubblica è come la privata? Siamo qua per difendere qualcosa che non è solo di Termoli, perché oggi tocca al Veneziale di Isernia e ad Agnone. La Rete Ictus l’hanno tolta al Vietri di Larino, un ospedale smantellato». Poi ha guardato più lontano: «Il futuro si chiama cabina elettorale: portare il 70% di persone alle urne per dire a questa gente di tornarsene a casa. Dobbiamo ridare i soldi alla sanità e la dignità ai molisani: il Molise sta cadendo a rotoli, i nostri figli e nipoti sono tutti a Milano, Torino o Bologna. Ci stanno trattando come cittadini di serie B perché in Molise c’è una popolazione anziana e porta pochi voti. Salviamo il San Timoteo ed evitiamo che ci sia un altro 2 ottobre».
Sabrina Del Pozzo, Segretaria Confederale della CGIL Molise: «La responsabilità di esserci dobbiamo sentirla tutti e tutte e proviamo a trasmetterla. Le istituzioni e la politica hanno il loro peso, ma il popolo e i cittadini non fungono solo da supporto: possono fungere da spinta. Lo abbiamo visto con l’ultimo referendum, dove i giovani hanno salvato la democrazia di questo paese, o scendendo in piazza per il popolo palestinese. Se ognuno portasse un’altra persona, al prossimo presidio saremmo molti di più. Probabilmente noi dovremmo andare avanti e non escludiamo neppure di occupare la politica e le istituzioni, però dobbiamo esserci. Dal 15 maggio inizieremo a raccogliere le firme in tutte le piazze, nei posti di lavoro e online: è in questi momenti che ci dobbiamo stare e dobbiamo farci sentire».
Stumpo ha chiuso con le date: «Questo non può essere altro che il primo passo. Il 27 maggio ci sarà un’assemblea pubblica sul sagrato della chiesa di Sant’Antonio e si parlerà di sanità: sarà presente anche il sindaco di Isernia Castrataro, che da sei mesi dorme in tenda per difendere la sanità. Legheremo il discorso al fatto che i soldi ai servizi sociali e alla sanità sono tolti per andare in armi. La nostra priorità politica è la sanità. Il 2 giugno ci sarà poi un tentativo di contro-parata: a Roma sfilano le armi, noi vogliamo far sfilare i cittadini e coloro che lavorano per difendere ogni giorno col volontariato il diritto alla dignità del popolo italiano».
L’ultima a parlare è stata una donna di Guglionesi. Settembre scorso, un infarto. Viva perché era a Milano: «Mi sono sentita male e mi hanno dato subito il soccorso che dovevo avere. Avevo tre vene tappate, una al 90%. Se fossi stata qui, non sarei arrivata. Non ho mai fumato né bevuto, sono una persona attiva: questo lo dobbiamo mettere in conto perché può succedere a tutti».




















































