Il bisogno di cambiamento che si era manifestato nel referendum si è ripiegato su se stesso o ha convogliato le sue ultime forze in altre direzioni perché non ha trovato nel centrosinistra che si era candidato a conquistare il governo della Regione l’interprete credibile e affidabile della necessaria discontinuità. Così è potuto accadere che non valesse a sconfiggere il centrodestra l’ormai matura consapevolezza del decennale malgoverno regionale: una consapevolezza in cui abbiamo visto confluire • la visione di un tessuto produttivo ormai a brandelli, • il sentimento di una sofferenza sociale mai altrettanto acuta, segnata dalla erosione e dalla perdita di diritti vitali, esasperata dalla odiosa visione degli imperdonabili sprechi della politica, • la previsione di un declino della nostra regione e persino di una sua possibile perdita di autonomia, di una sua scomparsa, • la percezione serpeggiante anche tra gli stessi sostenitori del centrodestra che Iorio ormai fosse in caduta libera, destinato a soccombere e a pagare il fio di un clientelismo dai tratti particolarmente odiosi del familismo e del nepotismo, di un deficit sanitario incolmabile, di gravami fiscali specifici attraverso i quali i molisani pagano i dispendiosi capricci e le megalomanie del potere ecc. ecc. Al di là di singoli candidati che hanno avuto significativi successi personali, il centrosinistra ha conseguito l’ennesima sconfitta.
E poiché mai come in questa tornata elettorale la possibilità di un’inversione era parsa a portata di mano, la sconfitta è ancora più amara, e lo è tanto più quanto più chiaramente a nessuno di noi sfugge che è solo l’ultima di una serie destinata a non interrompersi se non dovessimo riuscire, noi che di questa e delle precedenti sconfitte ci sentiamo e siamo vittime, ad intervenire attivamente sui meccanismi che l’hanno prodotta. Dobbiamo riuscire a cambiare decisamente tali meccanismi. Se ci è ormai chiaro che questo centrosinistra, a seguito delle scelte tattiche e strategiche delle oligarchie che lo hanno dominato e in larga misura tuttora lo dominano, non è stato in grado di intercettare il bisogno di cambiamento dei molisani, di capirlo, di interpretarlo, bisogna che ci risulti altrettanto chiaro che è giunto il momento di interrompere questa serie negativa che con minime variazioni si ripete pressoché identica da sei anni. Possiamo farlo? Ne abbiamo la volontà e la capacità? Noi del movimento ‘Cambiamo il Molise’ crediamo di sì.
Questo è l’obiettivo che proponiamo a tutti i destinatari del nostro invito per dare senso compiuto al bisogno di cambiamento ed alla tacita ma pressante domanda che ci viene sia da molti che hanno votato (comunque abbiano votato), sia da molti che hanno deciso di astenersi. Per la prima volta da anni ci sembra di cogliere una concreta possibilità: il partito che sin qui, sulla base di una presunta maggiore incidenza elettorale ( ma in fondo sulla base di un tacito riconoscimento di primazia da parte degli altri soggetti ) ha dettato l’agenda ed ha costretto ad una soffocante subordinazione gli altri soggetti, partiti e movimenti, ha dovuto registrare un calo elettorale di tale entità che se gli altri protagonisti del centrosinistra riuscissero ad unire le loro forze, potrebbero, finalmente, interrompere il dominio di quelle oligarchie che ci stanno portando alla rovina, invertire finalmente la rotta, far tornare al successo l’intero ed autentico centrosinistra. Dovremmo costruire una rete, intanto per evitare di andare isolatamente all’incontro con il partito che ha detenuto sinora l’iniziativa ed ha pesantemente condizionato gli altri soggetti: per non essere divisi, isolati e deboli nelle sedi decisionali. Ma non si tratta soltanto di questo. Si tratta soprattutto di creare una voce unitaria ed alternativa, di verificare fino in fondo la possibilità di tornare in connessione diretta con i soggetti più colpiti da questa perniciosa ed inquietante crisi di sistema, e di saper coerentemente rappresentare le questioni più drammaticamente presenti nel tessuto sociale, che già nella immediata fase postelettorale abbiamo visto rapidamente riemergere e acutizzarsi, in particolare nell’occupazione, nel welfare, nell’ambiente, nella qualità dei servizi. Sono questioni di fronte alle quali se restiamo isolati siamo fatalmente impari; ma potremo affrontarle se riusciamo a costruire un coordinamento ed elaboriamo, insieme, una strategia adeguata.
Solo così possiamo provare a raccogliere il popolo del centrosinistra, i giovani e le donne che soffrono in maniera più lacerante la sottrazione di futuro e l’oppressione culturale che grava sulla nostra regione, i delusi, i disorientati, le migliaia di astenuti, quelli che nell’impossibilità politica e morale di votare per questo centrosinistra, si sono rifugiati altrove. Sarà nostro compito tentare di restituire a questo nostro popolo la fiducia in un cambiamento possibile, di cui potrà finalmente essere protagonista. Questo è il senso della proposta che rivolgiamo a voi tutti: confrontiamoci sia sul terreno delle analisi sia, soprattutto, su quello delle prospettive, costruiamo quell’accordo che renda impraticabili i giochi sin qui condotti, facciamolo per salvare il centrosinistra, per ricostruirlo, per concedergli almeno un’altra chance, per consegnarlo migliore anche a quelli che verranno dopo di noi. Dal confronto faremo scaturire, se ne avremo la forza e la determinazione, una strategia comune, e, in connessione con essa, le linee operative e le scelte organizzative ad essa funzionali. Questa la nostra ipotesi di lavoro. Sulla base dell’interesse e della disponibilità, che riserverete alla nostra proposta e che ci comunicherete anche per le vie brevi ( basterà una mail o, meglio, un breve giro di telefonate), potranno essere definiti i tempi e il luogo dell’incontro necessario per un approfondito confronto e per la possibile concorde definizione delle linee strategiche da seguire.
Per “CambiAMO il Molise” Aida Trentalance (aidatr@tin.it),
Isabella Astorri (isabella.astorri@virgilio.it);
Adriana Izzi (adrianaizzi17@gmail.com);
Nicola D’Ascanio (dascanionicola@interfree.it),
Pina Fusco (fuscomg@libero.it)