Pino D’Erminio

TERMOLI – Il dottor Vincenzo Niro – attuale assessore regionale ai lavori pubblici, viabilità ed infrastrutture, trasporti e mobilità, sistema idrico integrato, sport ed impiantistica sportiva ed al demanio ha rilasciato una intervista in cui ha affermato che la giunta regionale non ha chiesto alle ferrovie lo spostamento della stazione di Termoli dal centro città a Pantano Basso, ma che la delibera di giunta n. 461 del 25 novembre 2019 è stata equivocata, in quanto si richiederebbe soltanto la realizzazione di uno scalo merci.

Preso atto della dichiarazione dell’assessore Niro e tirato un respiro di sollievo, resta il fatto che il testo approvato dalla giunta ribadisce in più punti la richiesta del governo regionale di decentrare la stazione di Termoli in toto.

Qui mi limito a trascrivere solo uno dei tanti passi in cui si invitano le ferrovie a «considerate le volontà già manifestate nell’atto integrativo al protocollo di intesa del 4 agosto 2005 [ci si riferisce al protocollo integrativo del 27 ottobre 2006, firmato per Termoli dall’allora sindaco notaio Vincenzo Greco, ndr] e la indiscussa necessità di evitare la divisione della città ad opera del tracciato ferroviario, provvedere alla ricollocazione e riqualificazione della stazione di Termoli al di fuori del nucleo cittadino, assicurando alla stessa una migliore sistemazione in termini urbanistici, di edilizia, di accessibilità e fruibilità anche commerciale e favorendo lo sviluppo di un sistema intermodale di trasporti in ambito regionale ed interregionale per lo scambio e il transito delle merci sia dalla zona industriale di Termoli che dal porto di Termoli.» Più chiaro di così!

Se l’assessore Niro dice che la giunta ha votato per errore il contrario di quello che voleva approvare, non ci sono ragioni per mettere in dubbio la sua parola e la volontà dei suoi colleghi; tuttavia, resta da assolvere un adempimento procedimentale sostanziale: annullare la delibera 461/2019 e votarne una nuova, conforme a quanto ha dichiarato l’assessore Niro. Tale nuovo atto consentirebbe alla giunta regionale di meglio chiarire o di modificare anche altri punti trattati nella delibera 461/2019.

In primo luogo, andrebbe meglio precisato cosa si intende quando si chiede la copertura della stazione di Termoli. Si pensa ad una volta, leggera e luminosa, per contenere l’inquinamento acustico, oppure di tombare la stazione sotto un solaio, sul quale collocare dei parcheggi, ingentiliti qua e là da fioriere?

C’è poi la querelle sulle barriere fonoassorbenti alte 7,40 metri dalla sede ferroviaria, che – secondo la delibera 461/2019 – dividerebbero la città, ne svilirebbero il territorio, avrebbero ricadute negative sull’economia locale, in particolare sul turismo, e che comporterebbero addirittura un «possibile pregiudizio per la salubrità dell’aria e, quindi, per la salute pubblica». Forse non è chiaro alla giunta regionale ed anche a molti termolesi che nel progetto di raddoppio ferroviario Termoli-Ripalta le barriere incriminate verrebbero collocate a partire dall’uscita sud della stazione, dove la ferrovia si snoda quasi completamente in trincea (quindi le barriere sporgerebbero meno di 7,40 metri) e costeggia dal lato di terra la zona artigianale e dall’altro lato il colle di Punta di Pizzo. 

Infine, la questione della frana di Petacciato, che non c’entra nulla con il raddoppio Termoli-Ripalta, ma che è stata infilata ugualmente nella delibera, segnalando che «la eventuale, ma non improbabile, riattivazione del movimento franoso di Petacciato determinerebbe l’interruzione dell’esercizio ferroviario, rendendo inservibile la tratta ferroviaria e, quindi, segnando il fallimento dell’intera opera infrastrutturale progettata», suggerendo di «adottare ogni soluzione progettuale utile ad eliminare la pericolosità del tratto interessato dal movimento franoso insistente nel comune di Petacciato- ivi incluso un eventuale spostamento del tracciato».

Che significano queste parole? Esiste uno specifico e documentato rischio di accelerazione catastrofica della frana di Petacciato?

Se si, per la pubblica incolumità andrebbero spostati all’interno di qualche chilometro anche i tracciati dell’autostrada e della statale.

Se no, sarebbe solo un allarme gratuito. Come è noto, la Regione ha chiesto ed ottenuto dalle ferrovie lo spostamento all’interno della linea a sud di Termoli, con tanto di galleria che passa sotto Campomarino.

Se, per scongiurare la minaccia della frana di Petacciato, venisse spostato all’interno anche il tracciato ferroviario a nord di Termoli, hai visto mai che a qualcuno non venga in mente di spostare all’interno anche la stazione di Termoli?

Pino D’Erminio