A pahure fá 90! L’Italia è sott’assedio di un nemico invisibile… che predilige gli anziani!

Ma qui NON SIAMO IN UN FILM!

TERMOLI – È subdolo, vigliacco, che non puoi combattere, che uccide senza armi. Siamo nei pressi di Hiroscima o Nagasachi. È un nemico che sceglie le sue vittime: predilige gli anziani al di sopra dei 70 anni. E, ironia della sorte, può accadere che i principali vettori di contagio sono quegli esserini ai nonni tanto cari: i propri nipoti! Assurdo, ma è proprio così. 

Mi viene da pensare che questa catastrofe terrena siamo stati proprio noi a provocarla. Siamo in debito col mondo che abbiamo contribuito a rovinare con la nostra incuria e superficialità nel voler vivere senza curare la natura. Il nostro pressapochismo nel pensare solo ai problemi che potessero darci un benessere momentaneo. 

Ricchi e poveri, nobili e plebei, bianchi e neri, per la prima volta sono accomunati per respingere un unico nemico: il coronavirus 19. Questa è la terza guerra mondiale nella quale i morti potrebbero essere sepolti senza alcun funerale onde evitare… assembramenti (sic!). 

Che tristezza! E i primi a soccombere saranno le persone anziane per le quali trovare un posto, un letto in ospedale significa toglierlo ad un giovane, che con le cure potrebbe superare la malattia. 

Mi viene in mente un film nel quale il medico che riceveva i feriti dal fronte, doveva scegliere chi salvare e chi uccidere con un colpo di pistola, per non farli soffrire più, e curare solo quelli che ce la potevano fare. Ma qui NON SIAMO IN UN FILM! Facciamo parte di un’umanità che ha sempre considerato le persone anziane come un patrimonio di cultura e di esperienza da tramandare ai posteri, ai propri figli e nipoti. 

E allora, rinfoderiamo i nostri egoismi e assumiamo un comportamento che giovi agli altri prima che a noi. Viviamo in modo che le nostre azioni non siano individuali ma pensino al benessere degli altri. Noi, individualmente, dobbiamo essere responsabili e comprendere che il nostro modo d’agire non debba nuocere agli altri.

È giunto il momento di restare in casa e goderci la famiglia. Il virus, in questo modo diventa un compagno di viaggio. Riscopriamo la lettura, GLI AFFETTI, il dialogo con i figli che molti non hanno mai avuto il tempo di fare.

Il Presidente del Consiglio ha emanato un decreto molto chiaro: niente feste, niente assembramenti, chiusura dei locali ad una certa ora e di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Anche il mondo del calcio e dello sport si è alla fine allineato. Tutto questo fino al 3 aprile. Come se in quel giorno una manina dal cielo scendesse e disperdesse il virus. Ma il 3 aprile è solo una data ipotetica. È UN PESCE D’APRILE CHE ARRIVA IN RITARDO DI DUE GIORNI! I nostri comportamenti dovranno durare, invece, ancora per molto tempo. Dobbiamo abituarci ad un’igiene che ci protegga da ulteriori malanni anche in seguito. 

Insomma, il problema, questa volta, è serio! Non va minimizzato! Non si può scherzare e tutti devono abbandonare il proprio egoismo per contribuire anche alla salute degli altri. Siamo in guerra! Una guerra subdola e strana senza bombe e nè cannoni, dove si può morire anche e solo per la propria incuria, egoismo e non accortezza nel non eseguire azioni semplici e razionali. Per un periodo lasciamo da parte i baci e gli abbracci, le strette di mano calorose. Avremo modo di rifarci in seguito. Tanto i nostri nipoti lo sanno che gli vogliamo bene. 

I figli sono di chi li cresce, chi li educa e ne è responsabile per tutta la vita. I nonni, invece, il più delle volte, sono tollerati, spesso in contrasto sia con le nuore/cognati, ma anche con i propri figli che hanno magari un altro modo di vedere la vita e quindi difficilmente si rassegnano a seguire l’indicazione dei genitori. E’ un problema generazionale e il rapporto non è dei più facili. Solo l’esperienza e l’amore per entrambi, figli e nipoti, può sopperire e a volte risolvere in modo positivo i contrasti.

Il destino dei nonni è ingiusto: hanno poco tempo della loro vita per stare con i nipoti e a loro volta questi non riescono a capire e ad assimilare fino in fondo l’affetto che essi hanno per loro.  Se ne vanno che i loro nipoti al massimo sono giovinetti. E in questo breve tempo vogliono poter lasciare un bel ricordo fatto di momenti affettuosi e densi di saggi insegnamenti.

A tutti i nipoti del mondo dedico questa poesia:

I NONNE

 Chjù bbune de tutte 
 è ‘u córe di’ nonne!
 ‘Nu  tavitte besciarde dice: 
 “Jinere e nepute
 quille che fi’
 tutte è perdute”.
 Ne ‘hé ‘u vére!
 ‘U nònne chi’ nepute
 ‘revède i fije pecceninne
 quande muveváne ‘i manelle 
 pe’ fâ “ciao”
 e ne sapèváne parlâ.
 E pe’ camenâ
 muvèvene i prime “passetille”
 scennechejanne 
 come truttulélle…
 E poi, ch‘i mánelle tèse 
 pe ne cascâ.
 I nonne, ce sá
 tènne sule ‘nu penzire:
 campáne poca chi’ nepute…
 ca tutte ‘u  bbéne 
 c’hanne avute 
 ne nn’u ponne  arecagnâ…
 ‘I lasciáne,  ce sá
 ca sonne guajencille…
 o al più gevenettile.
 ‘U timpe è poche…
 e ‘a fiammèlle  ce stute…
 manche ‘u fjáte…
 che peccáte!
I NONNI

 Più buono di tutti 
 è il cuore dei nonni.
 Un proverbio bugiardo dice:
  “Generi e nipoti
 quello che fai 
 è tutto perduto”.
 Non è vero!
 Il nonno con i nipoti 
 rivede i figli piccoli 
 quando muovevano le manine
 per fare “ciao”
 e non sapevano parlare.
 E per camminare 
 muovevano i primi “passettini”
 camminando con mani e piedi
 come trottoline.
 E poi, con le manine tese
 per non cadere.
 I nonni, si sa
 hanno solo un pensiero:
 vivono poco per stare coi nipoti…
 i quali tutto il bene 
 che hanno ricevuto 
 non lo possono ricambiare.
 Li lasciano, si sa
 che sono piccolini…
 o giovinetti. 
 Il tempo è poco…
 e la fiammella si spegne…
 viene meno il fiato
  che peccato!

Saverio Metere

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Saverio Metere
Saverio Metere è nato a Termoli il 23 settembre del 1942. Vive e lavora a Milano dove esercita la professione di architetto libero professionista. Sposato con Lalla Porta. Ha tre figli: Giuseppe, Alessandro, Lisa. Esperienze letterarie. Oltre ad interventi su libri e quotidiani, ha effettuato le seguenti pubblicazioni: Anno 1982: Lundane da mazze du Castille, Prima raccolta di poesie in vernacolo termolese; anno 1988: I cinque cantori della nostra terra, Poeti in vernacolo termolese; anno 1989: LUNDANANZE, Seconda raccolta di poesie in vernacolo termolese; anno 1993 da Letteratura dialettale molisana (antologia e saggi estetici–volume primo); anno 1995: da Letteratura dialettale molisana (antologia e saggi estetici–volume secondo); anno 2000: I poeti in vernacolo termolese; anno 2003 (volume unico): Matizje, Terza raccolta di poesie in vernacolo termolese e Specciamece ca stá arrevanne Sgarbe, Sceneggiatura di un atto unico in vernacolo termolese e in lingua; anno 2008: Matizje in the world, Traduzione della poesia “Matizje” nei dialetti regionali italiani e in 20 lingue estere, latino e greco.