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Mutatis mutandis, questa è stata sin dall’inizio lo stratagemma dei no tunnel e lo si vede, per tabulas, in una foto che hanno pubblicato sulla loro pagina facebook a suggello della manifestazione ‘’contro il buco’’ tenutasi giorni fa. Tre esponenti di partiti politici agli antipodi, abbracciati attorno al sacro fuoco battagliero della nostra nuova religione civile: pubblico vs privato. Ma lo stratagemma si trova nell’inciso che battezza la foto e quindi l’evento: “3 candidati alla carica di Sindaco alla manifestazione No Tunnel in rappresentanza di oltre 10.144 elettori termolesi (57%)”.
Doppio fine: concepirsi come un unico grande partito no tunnel e ribaltare il dato reale con quello ideale. In soldoni la storia è che, nella realtà dei fatti, sanno benissimo di aver fatto un flop e allora ripiegano sul dato astratto delle coscienze della cittadinanza, presumendo che tutti e i 10.144 cittadini siano contrari all’opera. Pura mistica della democrazia.
Per non parlare dell’uso strumentale della giustizia in carenza di argomenti e valide proposte alternative che vadano oltre il solito parlar male del privato e della mercificazione degli spazi pubblici. L’obiettivo mal celato è quello di catalizzare una profondità di disgusto e di malcontento per un presunto torto o reato mai provato, secondo le normali regole del diritto (il principio dell’onere della prova viene qui ribaltato) e del buon senso, che non può far altro che rendere impossibile l’adesione ad ogni progetto di cambiamento.
In realtà la questione è molto più complessa e riguarda la visione che noi (non) abbiamo della società, del suo rapporto con l’autorità e del mondo che cambia, non più fotografabile con anacronistiche categorie concettuali sessantottine da post marxismo. Tale complessità non può essere ridotta a questi mezzi estemporanei, perché il clima di sfiducia e di immobilismo, fomentato da quelli che Gaber chiamava i “professionisti del sociale”, misto alle solite farse popolari di cui noi italiani siamo maestri, prima o poi si ritorceranno contro coloro che le usano come passerella, sfilando con il solito abito del Pericle di turno che, come ci ricorda Plutarco: “governando si dedicò al popolo, preferendo le cose dei molti e poveri a quelle dei ricchi e pochi, contro la sua natura che non era affatto democratica“. Tradotto vuol dire che, governando si dedicò al popolo, preferendo le cose dei molti e poveri a quelle dei ricchi e pochi, contro la sua natura che non era affatto “democratica”.
Tradotto vuol dire che, attaccato profondamente alla sua classe aristocratica, usava il ricorso al favore popolare come strumento di potere.
Luca Fabrizio