TERMOLI _ “Sulla gravissima vicenda dei rifiuti trattati dal Cosib, esprimo indignazione e preoccupazione per le terribili ipotesi di reato formulate dalla magistratura frentana. Pur nel rispetto dovuto al lavoro dei magistrati, sino alla definitiva soluzione della vicenda giudiziaria, è già possibile tracciare alcune considerazioni. Credo che l’aspetto più delicato di questa vicenda, non abbia nulla a che vedere con le rivendicazioni politiche e personali: è semmai l’attentato vero e proprio che è stato fatto al nostro territorio. Oltre duecento ettari di terreni agricoli, sarebbero stati potenzialmente contaminati da fanghi tossici o comunque non adatti all’utilizzo agronomico, addirittura sotto fasulli marchi biologici, se venissero confermate le accuse della procura.
Non v’è dubbio che un impianto accusatorio come quello delineato punta dritto al cuore di un sistema malato, in cui la politica e l’economia si incontrano su zone d’ombra, in cui il profitto del privato influenza e determina i meccanismi dell’azione pubblica: è di questa insopportabile commistione che si dovrebbe parlare. Ma è anche l’ultimo colpo di grazia alla salubrità di un territorio e ad un’agricoltura già fortemente compromessa per il ruolo secondario che le politiche regionali le hanno assegnato finora. Un comparto ormai in ginocchio, stretto tra la morsa di una crisi che colpisce drammaticamente produttori e consumatori, e gli appetiti speculativi delle multinazionali energetiche, che vedono nelle belle campagne molisane l’Eldorado per impiantare pannelli fotovoltaici e pali eolici.
Con lo scandalo che si è profilato, tutti gli sforzi degli agricoltori di qualità, che investono nel biologico, che contano sulle sfide del “kilometro zero” e della filiera corta, rischiano di essere dispersi. Mi preoccuperei più delle sorti di un’agricoltura morente, della integrità della salute dei cittadini che quei prodotti hanno consumato, delle ricadute sullo sviluppo di un turismo potenzialmente interessante come quello eno-gastronomico, piuttosto che di scomposte rivendicazioni su responsabilità di cui, mi sembra, ben pochi degli attuali attori possono dirsi totalmente estranei.
La politica torni ad occuparsi di rappresentare i cittadini, di garantire uno sviluppo sostenibile, di tutelare la salute ed il benessere delle future generazioni: è questo che siamo chiamati a fare. Sono risposte precise quelle che i cittadini, stanchi di sterili risse, si attendono dalla propria classe dirigente”
Erminia Gatti
Coordinatore reg.le Api