LARINO _ “La notizia dell’elezione di Stefano Mancinelli a segretario regionale dei giovani dell’Italia dei Valori del Molise, è stata da me accolta con gioia perché l’ho sentita positiva per Larino, come la nascita di una nuova classe dirigente di cui la nostra città e il Molise hanno profondo bisogno per esprimere le enormi e importanti potenzialità_ è quanto ha dichiarato Pasquale Di Lena, esponente di Larino Viva.

La sensazione è stata quella dell’inizio di un nuovo corso, e, così, come persona attenta ai fatti che toccano questa mia terra, gli ho subito inviato, con altrettanta gioia, un messaggio di auguri. Ritengo che ne abbia bisogno per arrivare ai traguardi che si è prefissato ed avere i successi che sempre merita chi fa politica con passione ed onestà, lavora per il bene comune e lascia il giusto spazio all’ambizione, perché non sfoci in presunzione e arroganza. Tanto più quando questo impegno è rivolto ai giovani, le vere vittime di una società basata sul profitto e sul consumo che, insieme, stanno mettendo in crisi il pianeta, con lo spreco delle risorse primarie e della biodiversità. Un pianeta che va impoverendosi sempre di più e rischia di non avere più niente da dare all’animale più vorace che vive sulla terra, l’ultimo arrivato, l’uomo.

Un compito non facile, ma essenziale per rilanciare la partecipazione di chi, più di me che non sono più giovane, ha interesse a costruire il proprio futuro in modo diverso da quello che le generazioni precedenti hanno pensato di lasciargli in eredità. Non voglio, però, addentrarmi più di tanto in un discorso che mi porterebbe molto lontano, soprattutto se il riferimento diventano il Molise e Larino, dove si sente il vuoto di una classe dirigente. Due realtà piccole, ma non per questo più facili da gestire, soprattutto oggi che il bisogno di un cambiamento radicale (altro che riformismo) è di grande attualità e merita una attenzione particolare, direi anche, una passione che non può essere quella della difesa del proprio particolare o, al massimo, del gruppo di appartenenza.

Il Molise e così Larino, per le loro dimensioni e per la natura delle risorse e dei valori propri del territorio, nel momento in cui verranno messi nelle mani di una nuova classe dirigente, capace di guardare lontano, fatta possibilmente di folli e di sognatori, come dovrebbero essere i giovani, hanno tutto per diventare un esempio del cambiamento di cui ha forte bisogno il Paese e il mondo nella sua totalità. Penso alla loro storia ed ai valori culturali da essa espressi; alla ruralità in quanto espressione non solo di agricoltura, quale coltivazione del suolo, o zootecnia, quale allevamento di animali, ma, anche, se non soprattutto, di ambiente antropico, che è altra cosa da quello urbano, in quanto a qualità della vita. Penso alla dimensione del tempo e dello spazio e, per quanto riguarda il Molise, in particolare, alla piazza ed al corso principale dei nostri piccoli paesi, cioè ai luoghi dove ancora oggi vive il dialogo. Un dialogo che va oltre, lontano, molto lontano e che, se giustamente animato e alimentato, in primo luogo con quelli che si riconoscono nelle comuni radici, può dare risultati incredibili per la sua rinascita e la sua possibilità di diventare un patrimonio dell’umanità.

Penso alla nostra Larino ed alla necessità di essere difesa dai rischi pesanti che sta correndo, in mano a una classe dirigente incapace di gestire il presente e, ancor più, di ridare il senso di appartenenza ai suoi cittadini, per renderli partecipi, liberi, e, come tali, protagonisti della costruzione del domani. Una classe dirigente da troppo tempo ormai sottomessa a potentati esterni, portata ad obbedire ed eseguire con la conseguenza di un processo di spoliazione delle sue risorse più importanti e, con esse, del suo ruolo. Stanno qui, nell’essere espressione di questa classe dirigente, le ragioni di quella scarsa capacità di rappresentanza della on. De Camillis, anche se giovane e, per di più, donna, nonostante gli incarichi e i ruoli importanti ad essa affidati. Non è riuscita ad essere quel punto di riferimento proprio per non avere avuto la capacità e la forza di staccarsi da questa classe dirigente, cioè da una mentalità e da una cultura che l’hanno portata ad essere una comprimaria e non la protagonista, come doveva essere, della nostra città e del suo circondario. Se Mancinelli, come io credo, baserà il suo percorso su questi valori, posso dire che questa mia fiducia nell’inizio di un nuovo corso non verrà smentita, ma servirà per il rilancio del ruolo e della immagine della nostra Larino.