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La riunione di oggi
La riunione di oggi
TERMOLI _ Decisa la costituzione di un tavolo tecnico per la modifica del Piano spiagge di Termoli. E’ quanto scaturito dal duro confronto tenutosi oggi in Comune a Termoli tra i balneatori di Termoli e l’Amministrazione comunale. Nel corso dell’infuocata riunione a cui hanno preso parte tutti i gestori degli stabilimenti della città, il rappresentante della Confesercenti Pietro D’Andrea ha annunciato il ricorso al Tar per bloccare il Piano degli arenili varato dall’amministrazione comunale senza il preventivo confronto con la categoria che si è sentita non solo messa all’angolo ma anche anche dimenticata nelle esigenze e necessità per il rilancio del turismo locale.

Per gli imprenditori è necessario lasciare le spiagge libere verso la zona centrale del lungomare e bloccare immediatamente le zone “A2” ovvero gli arenili liberi che il Comune può dare in concessione ad associazioni no profit per poter attrezzare la spiaggia con piccoli punti di ristoro e giochi di vario tipo. Per i gestori dei lidi tali concessioni nascondono, di fatto, dei: “veri e propri business come accaduto nel Lido di Campomarino“. Secondo D’Andrea, inoltre, il Piano spiagge comunale è stato elaborato sulla base di una linea di costa superata e non più veritiera. Su tale ipotesi lo stesso ha annunciato ricorso ai giudici amministrativi. Altra questione affrontata oggi è stato il Piano Chioschi.

I balneatori hanno accusato il Sindaco Di Brino ed il vice Vincenzo Ferrazzano di aver predisposto un documento programmatico volto a rivitalizzare il lungomare nord ma prevedendo attività di ristoro simili ai lidi determinando così una concorrenza considerata dagli stessi balneatori ingiusta e dannosa.

Anche su questo la categoria ha chiesto delle modifiche radicali. “Il Piano spiagge così com’è non va bene – ha detto D’Andrea -. Presenteremo una serie di osservazioni ma ci appelleremo sia alla magistratura che al Tar Molise. Difenderemo le nostre attività su cui abbiamo investito da una vita anche dal Piano chioschi che non avrebbero dovuto trattare attività gastronomiche simili a quelle dei lidi”.