Punta di Pizzo Termoli
Si tratta di Punta di Pizzo che si affaccia sul mare di Rio Vivo.

TERMOLI – Tra il censimento del 1961 e quello del 1991, Termoli ha registrato un incremento demografico del 153%, passando da 11.278 residenti a 28.552. Al repentino sviluppo demografico si è accompagnato un boom edilizio caotico, discontinuo, informe, senza alcun rispetto per le caratteristiche morfologiche del territorio, spesso in deroga al piano regolatore vigente a colpi di riclassificazioni e accordi pubblico-privato, senza una seria programmazione dei collegamenti viari tra gli insediamenti, sorti disordinatamente sul territorio. Termoli, città di mare, è cresciuta voltando le spalle al mare, consentendo di costruire fin sul bordo delle colline di arenaria sovrastanti la costa, guastate e rese irriconoscibili da sbancamenti e muraglioni di cemento. 

Oggi l’assalto al territorio non è più quello di allora, ma le logiche (se possono essere definite tali) restano le medesime. Invece di ricucire il tessuto urbano, attraverso la ripianificazione della mobilità e la riqualificazione delle periferie, prosegue la informe dilatazione urbana: in contrada Greppe di Pantano si prepara la lottizzazione Andreoli e, all’estremo geografico opposto, si espandono gli insediamenti in contrada Colle della Torre. Da questo sconvolgimento è rimasta finora indenne Punta di Pizzo, sulla quale esiste un solo fabbricato, di proprietà del Comune, adibito a scuola primaria. Ai piedi di Punta di Pizzo si trova la spiaggia di Rio Vivo, alle spalle la linea ferroviaria, oltre la quale è ubicata la zona artigianale, ora prevalentemente commerciale (altra scelta scellerata sia per lo spreco delle qualità panoramiche sia per la concentrazione di traffico su via Corsica, che è l’accesso sud della città).

Punta di Pizzo ultimo colle indenne sul mare, ma fino a quando? La società Punta di Pizzo srl ha presentato al Comune di Termoli un piano di lottizzazione su 18,2 ettari dei 21 totali dell’area, che prevede la costruzione di edifici ed impianti “ricettivi” (per le vacanze), per la pratica degli sport ed un centro medico-diagnostico e riabilitativo, limitando il verde pubblico a poco più di 2 ettari. Riteniamo che la lottizzazione vada rifiutata perché si tratta di una vera e propria colata di cemento, che andrebbe a distruggere irrimediabilmente l’ultimo affaccio sul mare rimasto integro a Termoli. 

Secondo i dati del rapporto ISPRA SNPA 2019 sul Consumo di suolo in Italia ogni abitante italiano ha in carico oltre 380 m2 di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 metri quadrati ogni anno. Siamo destinati a passeggiare a piedi nudi nel cemento e sempre meno nelle aree verdi cittadine. Il consumo di suolo, inoltre, ha un forte legame con l’aumento delle temperature: dalla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano, infatti, deriva anche un aumento dell’intensità del fenomeno delle isole di calore. Mentre gli eventi climatici estremi aumentano e i giovani di Fridays For Future ci ricordano che siamo in piena emergenza climatica, a Termoli si continua a cementificare! Si vuole sviluppare il turismo in città? Lo si faccia puntando sulla riqualificazione dell’esistente in abbandono!

A Termoli attualmente esiste un solo parco comunale. La nostra costa è tra le più cementificate: non si può sacrificare al cemento anche Punta di Pizzo, possibile primo esempio di una nuova urbanistica. I suoi 21 ettari possono diventare un grande polmone verde a protezione della città dalle emissioni in atmosfera del vicino nucleo industriale. Così facendo l’Amministrazione comunale darebbe concreta applicazione alla mozione Piantumazione alberi e sviluppo del verde comunale, approvata all’unanimità dal consiglio comunale del 19 dicembre.

L’Amministrazione comunale riformi il piano regolatore generale, che risale al 1975, consentendo un adeguato approccio alla complessità del sistema urbano, superando le logiche esclusivamente prescrittive della pianificazione vigente e scardinando la prassi consolidata della contrattazione pubblico-privato, che determina interventi edilizi estemporanei senza qualità urbanistica (spesso neanche architettonica), i quali trasformano il piano regolatore in strumento meramente notarile di decisioni che scavalcano i cittadini. Solo così si potrà ambire ad una città più verde, più fluida nei collegamenti, più semplice da vivere, più accogliente e più bella. 

Audit Civico Termoli e Associazione Termoli No Tunnel