
Non esiste Cala Matana, come ormai erroneamente alcuni hanno preso a denominare troppo spesso l’insenatura su cui si affaccia la villa di Lucio Dalla. Non corre alcun dubbio sul fatto che quella splendida insenatura debba continuare ad essere – a dispetto delle più recenti targhe – Cala Matano, altrimenti nota come Cala Duchessa. Il nome stesso infatti è da collegarsi a quello della ben nota Duchessa Matano, moglie di un notabile del passato piuttosto influente nelle Isole Tremiti.
Nel medesimo ambito non si può trascurare uno sguardo alla canzone ispirata di Lucio Dalla dal titolo Luna Matana, che tuttavia è ben altra cosa. L’aggettivo inventato dall’Artista nella fattispecie è una mera licenza poetica, quella forma di libertà, peraltro del tutto lecita, che talvolta il poeta si prende nel deviare dalle consuete norme linguistiche o della metrica.
L’anomalia suddetta deve comunque rimanere circoscritta al contesto lirico nel cui novero risulta generata. Altrimenti può soltanto far ridere. A puro titolo dimostrativo, senza volerci distaccare dall’ambito relativo ai nomi di note gentildonne, immaginiamo l’inevitabile ilarità ipoteticamente sollevata da chi ad esempio usasse il cognome dell’attuale Commissario prefettizio (non me ne voglia la stimata dottoressa Carmela Palumbo) modificandone la lettera finale, tanto da ottenere un abusivo adattamento della specifica consistenza testuale in “Palumba”, magari per creare una facile rima con la parola “rumba”. Chiaramente Improponibile, perché non si tratta di aggettivo, ma di nome proprio che non sarebbe lecito modificare.
Pare superfluo sottolineare che ci troviamo al cospetto di una clamorosa svista, simile per certi versi alla fantasia che ha indotto il Comune stesso a collocare, in quella porzione del pianoro di San Nicola che ospita la necropoli, una elaborata installazione di legno antichizzato per apporvi la pretenziosa scritta “TOMBA di DIOMEDE”. Sappiamo bene che si tratta di presunzione alquanto illecita nonché del tutto infondata: non sussiste alcun documento, nemmeno prova storica o testimonianza scientifica, che si dimostri di solida utilità nel supportare simile fantasia. Ubicare con precisione l’eventuale sepoltura dell’eroe greco è sempre stato un traguardo molto ambito da parecchi tremitesi che lo considererebbero un richiamo irresistibile per il turismo. In precedenza si era tentato con scarso successo di avanzare l’ipotesi che il sepolcro tanto ambito fosse da localizzare in quella tomba a grotticella tuttora visibile nella suddetta necropoli. Ma la totale assenza di reperti greci assieme a parecchie tracce di romanità emerse dall’analisi specifica esperita in seguito erano valse a smentire quell’avventata ipotesi, tanto che si dovette ripiegare alfine sulla soluzione attuale, ugualmente improbabile.
Tanto per la precisione, allo stato attuale non ci è concesso neppure di poter affermare con solida certezza che il mitico eroe greco morisse proprio sulle nostre isole piuttosto che nell’antico territorio daunio.
Quanto sopra potrebbe valere a dimostrazione del grado di valenza che la consuetudine forse disinvolta di certe amministrazioni passate sembra intendesse riservare a categorie fondamentali come cultura, tradizione, ricerca storica. Senza volermi addentrare in questa sede nella rinnovata disamina di altri capisaldi primari quali biologia marina, clima, ambiente naturale.