La curiosità non appartiene ai consiglieri del Comune di Termoli
Metere TermoliTERMOLI – Si narra che quando il grande scienziato mostrò il primo cannocchiale ai politici e agli uomini illustri, questi lo snobbarono: nessuno volle mettere il proprio occhio per guardare. Galileo, prese un cagnolino di uno di loro e lo mise di fronte all’oculare dicendo: “Almeno non potrò dire che nemmeno un cane abbia voluto osservare nel mio cannocchiale!”. Solo in seguito, convocato a Venezia dal Doge e alla presenza del Senato, poté mostrarlo ufficialmente: dalle logge del palazzo ducale uno dopo l’altro, i patrizi veneti, chiudendo un occhio e mettendo l’altro davanti al monocolo, potettero ammirare i vascelli che entravano nella laguna.

I politici sono tutti uguali: sono solo buoni a criticare senza conoscere i fatti. 
Non sono dei…cani curiosi come quello di Galileo!

I consiglieri comunali, poi, se non hanno il gettone di presenza, se ne stanno comodi nelle loro poltrone a vedere la televisione o a fare lo struscio per il Corso Nazionale. Sono privi d’interessi ma pronti, però, a criticare tutto ciò che “sentono dire”; ma si guardano bene da andare ad accertarsi, per comprendere meglio, gli argomenti che in seguito dovranno discutere durante quelle…noiose… noiosissime sedute dei consigli comunali (sic!).

E veniamo al dunque. 

È stato presentato un libro che riporta “20 anni di fatti e misfatti, avvenimenti avvenuti a Termoli” e non c’era l’ombra né di un consigliere né di un qualsiasi rappresentante dei vari gruppi e movimenti politici o pseudo politici cittadini, sia d’opposizione che a favore dell’attuale giunta. Sono proprio quelli che in seguito faranno le pulci ai provvedimenti del sindaco o alle iniziative culturali.

Ebbi già a scrivere in un mio precedente articolo, che la cultura non abita a Termoli. Manca la CURIOSITA’ di sapere ciò che accade. Si è però pronti a criticare, a scatola chiusa, per il solo gusto di DIRE NO! I cittadini, poi, si sono appiattiti, seguono il gregge di chi grida più forte, non accettano i cambiamenti. Non si fanno domande perché non conoscono i fatti. Non si informano. Da una parte hanno bisogno di un “capo-mandria” ma quando l’hanno trovato (perché l’hanno votato!), cominciano a lamentarsi che non va bene. Sono solo buoni a lagnarsi di tutto. Sono i professionisti del lamento gratuito! 

Povero paese mio! Senza alcuna possibilità di riscatto! Una mentalità legata solo alle cose contingenti. Si beano di sole, di mare, di belle giornate trascorse sulla spiaggia d’estate e per il Corso Nazionale d’inverno. Sono veramente convinti di vivere “ndu pajèse cchjù bbèlle du’ munne. E non vedono che al di là del muraglione del Paese Vecchio o del Piano di S. Antonio, ci sono luoghi meravigliosi, città stupende. Culture e popoli diversi, fantastici! A molti è bastata quella volta che sono andati a visitare le rovine di…, la chiesa di…, il teatro di…dove hanno assistito alla Traviata o a quel famoso balletto.
Tanto, prima o poi, si dovrà morire. Questo è sicuro. Prima o poi la matizje coglierà tutti, belli e brutti, poveri e ricchi, buoni e cattivi. E allora?

A cosa serve darsi tanto da fare per progredire?
Tutti sotto la dolce, sonnolenta, trasparente campana di vetro, col naso schiacciato sul vetro del tempo ad aspettare che ciò avvenga; oppure protetti sotto la nuvola di Fuksas, avvolti nell’oblio, aspettando che passi il tempo…: si sta meglio, si sta al riparo e SI È TUTTI PIÙ FELICI!

Saverio Metere