depuratoreportoTERMOLI – Il nostro impegno statutario è legato alla difesa della salute e dell’ambiente, oltre che alla tutela dei beni comuni, e dunque come Fondazione Milani  non possiamo tacere di fronte alla deplorevole vicenda del depuratore di Termoli.
Ciò che lascia più sgomenti è l’assoluto silenzio istituzionale che avvolge l’argomento: sappiamo che esiste il problema da qualche articolo sui media,  dalle fotografie che attestano la gravità della situazione e soprattutto da ciò che si vede affacciandosi sul mare, ma non è dato conoscere cosa stia facendo di concreto  in merito la nostra amministrazione.

Dopo le dichiarazioni del sindaco, inspiegabilmente convinto che bastasse rispedire le proprie responsabilità all’EGAM, e dopo che è stato attribuita al comune la facoltà di agire in merito (come era chiaro dal principio che dovesse essere), nulla è stato comunicato ai cittadini: non i valori delle analisi effettuate dall’Arpa, non le decisioni prese per porre rimedio ad una situazione ambientale esplosiva, con l’estate alle porte, non gli specifici interventi già posti in essere. Solo dichiarazioni generiche sull’inizio dei lavori (quali, quando, per quanto tempo?).
Sappiamo che il Comune è già stato multato dall’Arpa e dalla Capitaneria di Porto per sversamenti inquinanti, dato che il depuratore non regge più la pressione del numero di abitanti, diventato eccessivo;  sappiamo che il 28 aprile 2016 la stessa Arpa scriveva di aver riscontrato “sversamenti di reflui indepurati”; e sappiamo anche che l’entrata in funzione del depuratore del Sinarca non risolverà il problema, perché ci sarà bisogno di tutti e due gli impianti in buone condizioni per garantire sicurezza ambientale.
Riesce difficile credere che il sindaco non sappia di essere il primo tutore della salute pubblica, e di avere quindi responsabilità molto precise e gravi in materia sanitario-ambientale: e dunque perché questo silenzio, che offende il diritto della popolazione ad essere informata? E’ mai possibile pensare di affrontare la stagione balneare con una orrenda macchia marrone come biglietto da visita, e con una puzza insopportabile come benvenuto ai turisti? Può mai farci dormire sonni tranquilli l’affermazione (molto poco credibile, alla luce dei fatti) che non sono stati superati i limiti di legge per i valori degli inquinanti? Oltretutto, che i limiti fossero stati superati era stato dimostrato carte alla mano già nei mesi scorsi dal consigliere Marinucci… Con tanti saluti alla costa dei delfini e alla bandiera blu, che andrebbe rispedita indietro, se anche arrivasse, per un minimo di decenza.
La precarietà assoluta del funzionamento del depuratore del porto era stata denunciata già molti mesi fa, e nulla è stato fatto. Del resto, il Comitato Acqua Bene Comune aveva evidenziato fin dal 2013, con l’allora sindaco Di Brino, nei primi incontri per la ripubblicizzazione del servizio idrico, come fosse rimasto attivo ai fini della depurazione solo circa un terzo dell’impianto. E da almeno due anni le pessime condizioni di manutenzione dello stesso erano visibili a occhio nudo anche a chiunque si trovasse a passare lì davanti.
Cosa si sta facendo per tutelare la nostra salute, e il nostro mare? Non continuiamo certo a lottare per difenderlo dai rischi dell’estrazione di idrocarburi (e qui a Termoli la percentuale di votanti al referendum del 17 aprile è stata molto più alta della media italiana, grazie al nostro lavoro di informazione e sensibilizzazione) solo per vederlo imbrattato di liquami per l’inerzia di chi amministra!
E si prospetta per di più oltre al danno la beffa: la Crea afferma di volersi  rivalere nelle bollette delle eventuali spese per il ripristino del depuratore.
Benissimo: ma prima la CREA dimostri di aver effettuato in questi venti anni di gestione gli  interventi di ordinaria manutenzione che avrebbero evitato la progressiva perdita di efficienza del depuratore e i tanti episodi come la fuoruscita di acqua marrone dai rubinetti a Rio Vivo. Perchè, vale la pena ricordarlo,  questi venti anni hanno portato cinque milioni di euro nelle casse di Acea, di cui Crea è partecipata.
Si può accettare che il primo cittadino, di fronte a queste affermazioni della Crea, si limiti ancora una volta a ripetere che tutte le decisioni ora spettano all’EGAM? E verso noi cittadini non ritiene di avere responsabilità, in primis quella di aver interrotto bruscamente gli incontri per la ripubblicizzazione, nonostante la possibilità di operare insieme ad esperti di livello nazionale?
 Ancora una volta la cifra caratteristica dei problemi di questo pezzo di Molise è la mancanza di informazione: parlare con i cittadini è un fastidio, dire loro quali decisioni vengono prese è considerato inutile, non parliamo poi della possibilità di consultarli in merito.
Ma la democrazia cresce nella luce, nella condivisione di informazioni e responsabilità, nella discussione e nel confronto: le altre opzioni, quelle del silenzio, dell’assenza di incontro, delle decisioni di pochi, non appaiono certo garanzia di buon governo… vanno bene per chi si sente suddito o servo, non cittadino.

Fondazione “Lorenzo Milani” ONLUS

1 commento

  1. Commento all’articolo.
    A Termoli che l’avv. Sbrocca voglia ristabilire un’antica dittatura celandosi dietro alla parola democrazia, è ormai noto a tutti. Altrettanto noto è che gli elementi di questa maggioranza, pur non avendo competenza di come gestire il problema depuratore, la sanità, l’acqua pubblica, il problema traffico (vedi tunnel), ecc. ecc., si arrogano il diritto di farla da padroni. L’avv. Sbrocca e i suoi accoliti dimenticano che gli stipendi ed eventuali accessori glieli paghiamo noi cittadini termolesi. Sarebbe il caso che si facessero un serio esame di coscienza e si comportassero di conseguenza. Antonietta Siviero