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“La situazione si era ulteriormente aggravata con l’adesione all’Usb di delegati eletti nelle file della Fiom, ai quali la Fca non aveva più riconosciuto i diritti sindacali. Ancora una volta la magistratura è dovuta intervenire per ripristinare i minimi diritti dei lavoratori, che la Fiat, oggi Fca, calpesta sistematicamente – ha commentato Sergio Bellavita, dell’Usb Lavoro Privato -. Questa sentenza conferma la necessità di un sindacato che si batte realmente per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori”. Bellavita sottolinea l’attesa per un altro ricorso, presentato contro la Sevel di Atessa, del gruppo Fca. “Anche questa volta per attività antisindacale. Queste iniziative – precisa il sindacalista – si inquadrano nella più generale battaglia condotta dall’Usb negli stabilimenti Fca contro il famigerato accordo Marchionne ed il Contratto Nazionale che da quello è derivato, apripista per il violento attacco portato a tutto il lavoro dipendente nel nostro Paese”.
Per l’avvocato del sindacato, Riccardo Faranda del foro di Roma: “Il Tribunale di Larino ha ordinato ad Fca di dare seguito alle richieste dei lavoratori tra cui la trattenuta in busta paga di una quota di retribuzione per finanziare l’Usb così come accade con le altre sigle. Dentro il provvedimento del giudice ci sono una serie di osservazioni molto importanti. In base a questo gli operai devono poter usufruire dei diritti elementari. Fca, tra l’altro, non riconosceva l’Usb ma da adesso in poi dovrà rapportarsi anche con questo sindacato. Per noi questa decisione è un punto di partenza importante. Fino ad adesso i vertici Fca si sono comportati come se questo sindacato non esistesse”.