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Trentaquattro anni di altare per la famiglia Ronzitti-Cicchino. In via San Pietro, 25 kg di pasta finiti in un’ora.

TERMOLI – San Giuseppe, a Termoli, non è solo una data sul calendario. È una delle poche feste che il Borgo Antico sente ancora davvero proprie: gli altari nelle case, il grano bollito offerto ai passanti, e nelle strade del Borgo Antico l’odore di pane fritto che precede ogni altra cosa.

Il 18 e 19 marzo la città ha celebrato ‘A Vetäre de San Gesèppe, allestendo nelle abitazioni del centro storico e di altre zone le cosiddette “vetäre” — tavoli adornati con cura, aperti a chiunque voglia entrare. L’usanza prevede che i visitatori ricevano il “Grano di San Giuseppe”, un misto di cereali bolliti, e una fetta di pane. Niente di complicato. È proprio la semplicità che regge la tradizione da decenni.

Uno degli appuntamenti più attesi è stato quello della famiglia Ronzitti-Cicchino, in via Vescovo Pitirro n. 7, alla sua 34ª edizione — 33º altare in realtà, per via della pausa forzata durante il Covid. Vincenzo Cicchino ha iniziato l’anno dopo la morte del padre, che si chiamava Giuseppe, anche per onorare lui e la madre Giuseppina. Da allora non si è più fermato. Nell’altare convivono due anime — quella religiosa, lo scioglimento di un voto fatto a San Giuseppe, e quella contadina, che a Termoli preesisteva a quella marinara: fino a non molti decenni fa la maggior parte delle famiglie viveva dei propri raccolti, e la minestra di legumi bolliti regalata ai visitatori la sera del 18 marzo è rimasta il gesto più diretto di quella memoria agricola.

Non serviva cercare l’altare della famiglia D’Angelo, Salerno e Morfeo in via San Pietro n. 30, ci si arrivava seguendo il naso. Protagoniste indiscusse la signora Vittoria e la sua amica Teresa, ribattezzata affettuosamente «la mia architetta». Sono state loro a reggere la cucina per due giorni, con la ricetta che Teresa ha portato con sé da San Martino in Pensilis: i bucatini di san Giuseppe con la mollica fritta. «È una tradizione di San Martino che è sbarcata qui a Termoli da tanto tempo», ha raccontato Vittoria.

I numeri sono stati considerevoli: «Abbiamo cucinato 25 kg di bucatini e preparato 36 kg di pane fatto in casa, smollicato e soffritto», hanno spiegato le due organizzatrici, supportate da mariti e figli. Tutto esaurito in circa un’ora. «Le cose fatte con il cuore vengono sempre bene», hanno aggiunto sorridenti, mentre i piatti giravano tra le mani dei visitatori. La regola della casa — i bucatini si mangiano rigorosamente con le mani — non ha scoraggiato nessuno. Una coppia di turisti arrivati da Monza, colti ancora con le dita unte, ha detto che torneranno: «È la prima volta che capitiamo in questo periodo e siamo stati fortunati. Abbiamo fatto il pieno».

Sul fronte religioso, gli altari quest’anno ospitavano anche una reliquia di Padre Pio. Le benedizioni sono state celebrate da don Vincenzo Ronzitti, parroco della chiesa dei Ss. Pietro e Paolo Apostoli, e dal sacerdote Gianfranco Mastroberardino della parrocchia della Madonna del Carmelo, che ha officiato nella cappella delle suore. È stato proprio don Ronzitti a pronunciare le parole che hanno chiuso ogni visita: «L’intercessione di San Giuseppe vi liberi dai mali presenti e il suo esempio vi sproni a vivere secondo il Vangelo nel servizio di Dio e dei fratelli».