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A tre anni dall’opera in travertino, la straordinaria somiglianza tra la sagoma creata dallo scultore e quella del film di Christopher Nolan fa riflettere sulla potenza visionaria dell’arte. E nei giorni scorsi l’artista ha svelato anche un suo autoritratto.

Da sinistra “Ulisse Esoterico”, opera di Gianni Fano in travertino del 2023, l’elmo di Agamennone e il profilo dell’Ulisse di Nolan nel film Odissea del 2026

TERMOLI – Era il 22 agosto 2023 quando myNews.it raccontò per la prima volta “Ulisse Esoterico”, l’opera di Gianni Fano che lasciò tutti senza fiato. Oggi, a tre anni di distanza, quella scultura in travertino torna alla mente con una suggestione che va oltre il tempo: la sagoma del guerriero omerico creata dall’artista sembra anticipare in modo sorprendente le immagini del kolossal che Christopher Nolan ha portato al cinema.

“In questa creazione, una sinfonia di reticolati e nervature, Ulisse si fa presente tra noi, con il suo vagabondare e il suo ritorno verso la propria dimora interiore”, dichiarava all’epoca lo scultore. L’opera scultorea di Fano, realizzata in collaborazione con il maestro intarsiatore Domenico Cassino“si libera completamente dal blocco di pietra travertino di due metri, sfidando le leggi di gravità con la sua esistenza quasi sospesa nello spazio” .

A colpire, oggi, è la straordinaria affinità tra quella sagoma sospesa – il guerriero che sembra fluttuare nella materia – e alcune delle immagini più iconiche del film di Nolan. La postura, l’equilibrio precario, la tensione tra forza e leggerezza: tratti che Fano aveva scolpito nella pietra tre anni prima che il regista portasse sullo schermo la sua versione dell’eroe omerico.

LO SCULTORE GIANNI FANO MENTRE DA FORMA AL SUO “ULISSE ESOTERICO” (AGOSTO 2023)

Le opere di Fano, del resto, “con la loro aura misteriosa, sembrano provenire da un’altra dimensione temporale. Ci osservano da frammenti di un mondo antico, risorti e preservati nel contesto contemporaneo”. Una definizione che calza a pennello anche per il film, che ha restituito al grande pubblico il mito di Ulisse con un’immagine potente e immediata.

Ma c’è un’altra novità che arriva dal lavoro dell’artista. Nei giorni scorsi, Fano ha svelato una nuova opera che ha già iniziato a fare discutere. Stavolta, però, non si tratta di un eroe mitologico. Chi ha avuto l’opportunità di osservarla da vicino ha notato una somiglianza piuttosto evidente con i lineamenti dello stesso scultore. Un autoritratto che segna un cambio di registro nel percorso creativo di Fano, un passaggio dal mito all’intimità, dall’universale al personale.

La nuova scultura conserva lo stile inconfondibile dell’artista: la pietra che si fa leggera, le forme che sembrano sospese, quell’equilibrio precario che caratterizza tutte le sue creazioni. Ma il soggetto è cambiato. Non c’è più Ulisse a guardarci dai frammenti di un mondo antico, ma è lo stesso Fano a farlo, con lo sguardo di chi ha attraversato il mare dell’arte e ora si volta a guardare la propria riva.

Termoli, Lido Panfilo 20 luglio 2026 – Gianni Fano: l’ultimo tagliatore di pietre

A differenza di molti colleghi, Fano non ha uno studio chiuso tra quattro mura. Preferisce lavorare all’aperto, sotto il cielo, spesso accarezzato dalla brezza del mare. È lì che la pietra prende forma, in dialogo con la luce che cambia e con il vento che sembra accompagnare il gesto dello scultore. Un modo di lavorare che restituisce alle sue opere quell’aura sospesa, quasi senza tempo, che le rende riconoscibili.

Un’opera che, come Ulisse Esoterico”“ci invita a riflettere sulla nostra esistenza”, ma che lo fa con una voce più intima, più personale. Perché l’autoritratto è da sempre “il sublime ricordo dell’antico mito di Narciso”, ma anche la proiezione più autentica di chi sceglie di raccontarsi attraverso la materia.

In un’epoca in cui l’arte sembra sempre più affidata a macchine e riproduzioni seriali, Fano continua a lavorare con le mani, a scolpire la pietra come si faceva secoli fa, sotto il cielo che lo ha visto crescere artisticamente. E lo fa con una consapevolezza che traspare in ogni opera: “le sue creazioni, con la loro aura misteriosa, sembrano provenire da un’altra dimensione temporale”.

Il nuovo autoritratto, forse più di altre opere, racconta l’essenza del suo percorso artistico: la capacità di trasformare la materia in qualcosa che vive, che respira, che guarda chi lo osserva. E che, in questo caso, restituisce anche il volto di chi quella materia l’ha plasmata.