L’ Amministrazione Comunale di Termoli ha preso atto che il paese sta “affogando” nelle auto e se ne vuole liberare sistemandole sottoterra.
TERMOLI – L’Amministrazione Comunale di Termoli ha preso atto che il paese sta “affogando” nelle auto e se ne vuole liberare sistemandole sottoterra. Si è inventata una parola: “RIGENERAZIONE“. Gioachino Rossini ad un collega che gli aveva chiesto il parere su una sua composizione aveva risposto: “Quello che è nuovo non è bello e quello che è bello non è nuovo!”.
Tempo fa, intorno agli anni ’50, un’amministrazione democristiana, per creare i parcheggi in corrispondenza dell’attuale Comune, aveva smantellato la Vecchia Villa Comunale sostituendola con le attuali piastrelle di cemento grigio. Furono sacrificati alberi di pini e abeti, grosse querce ricolme di ghiande, alberi di datteri dolcissimi, aiuole ricolme di alloro che emanavano il loro profumo per tutto il paese, spazi dove giocavano squadre di bambini e, infine, anche una vasca di pesci colorati che zampillava tra i ciuffi di verde e le panchine di colore verde, dove i vecchi si sedevano e fumavano la pipa. Fu un vero SCEMPIO!
Nel 2016 scrissi un libro: “POESIE IN VERNACOLO TERMOLESE“, “giacente” (sic!) nella Biblioteca di Termoli, dove la Vecchia Villa veniva descritta e visualizzata anche con fotografie. L’intervento aveva cancellato l’unico polmone di verde, quell’angolo di Paradiso presente nel centro del paese… proprio al lato del Corso principale!
Più tardi, nel 2018, in “TERMOLI NELLA STAMPA LOCALE DAL 2000 AD OGGI“, pubblicai una serie di articoli che mettevano in evidenza la non compatibilità di fare un parcheggio “addirittura”… sotto Piazza Monumento. A tale proposito riporto un breve ma significativo brano dell’intervista rilasciata a suo tempo alla giornalista dell’ANSA Antonella Salvatore.
Dissi: “Questo progetto non si può fare perché oltre ad essere molto costoso, è impossibile da un punto di vista realizzativo in quanto interesserebbe i vicini Corso Nazionale e Corso Umberto I dove passa la rete fognaria adiacente alla piazza; l’opera ha bisogno di un raggio di curvatura stradale adeguata e, di conseguenza, andrebbe ad interessare le due carreggiate. In alternativa si potrebbe pensare ad un parcheggio sotterraneo sotto piazza Sant’Antonio sopra al quale sarebbe possibile ripristinare anche i giardini pubblici”.
È questo il significato del Ripescaggio!
L’attuale Amministrazione, mentre da un lato vuole ripristinare la Vecchia Villa, vuole riportare in centro altre macchine facendo parcheggi qua e là. Si è inventata la parola “RIGENERAZIONE” che, come l’altro progetto della Termoli Futura, riportava le macchine in centro e le voleva nascondere in… Piazza Monumento!
In verità, la città oggi conta oltre 30 mila abitanti! È intasata di macchine sia d’inverno che d’estate. È evidente che per evitare ciò bisogna che le auto non entrino proprio in centro e si fermino in periferia, permettendo il transito solo a quelle di servizio e commerciali in certi orari della giornata.
Insomma, va attuata una circolazione che consenta di arrivare solo ai parcheggi del Pozzo Dolce e sotto il Piano di Sant’Antonio mentre pullmini elettrici gratuiti devono collegare il centro con le periferie. D’altra parte, le condizioni climatiche dei prossimi anni consigliano, anzi ci impongono, di aumentare il verde nelle città, non la circolazione delle auto!
Vorrei chiudere quest’articolo, con dei versi in vernacolo relativi alla Vecchia Villa Comunale allegando anche qualche foto d’epoca.
È il grido di dolore inascoltato nei confronti di uno scempio urbanistico perpetrato dall’amministrazione comunale intorno agli anni Cinquanta. Con la scusa del “progresso a tutti i costi”, l’intervento ha distrutto uno splendido spazio attrezzato a verde ubicato nel centro del paese, a favore della costruzione del Municipio e dell’annesso spazio riservato al… parcheggio delle auto (sic!). Una vera bruttura, che costituisce una delle maggiori richieste che i termolesi fanno a tutte le amministrazioni che si sono succedute. Ci sono sempre altre priorità e, nonostante referendum, campagne e buoni propositi in merito, tutto rimane sempre uguale e inascoltato. Ma la “battaglia” continua! Fino al ripristino della Vecchia Villa.
‘A VILLA COMUNÁLE
Da guajune ‘a chjamaváme
mo’ “Ville” e mo’ “Giardine”;
ma quande sendive ‘a ddòre
du’ laure e di’ pine
‘vvecine stáve
‘u Chjáne de Sant’Andònje
ca sanghe du’ demònje
quande jève bbèlle!
Atturne a ‘llu lampejone…‘havete,
cia reccuntaváme cèrte paranquelélle
ca ce facèváne
arrezzâ i capille.
Arréte ‘a Ville”
‘u sapive ‘ndo jève.
De jurne, annanze ‘a vashche
ch’ i pisce gialle e rusce,
‘a sère ‘a “cóve-a-cchjapparèlle”
o ‘u “ ‘ncricche-e-‘ncròcche”.
E ce sprecaváne i sajòcche
se jucaváme
a “mazze-e-cuzze”
a “strummele” o a “pallucce”
avvecine a scalenáte
o ‘nnanze ‘a cchjise.
Me ve’ ‘a rise
a ‘rrepenzâ ‘lli bbandarèlle:
quèlle d’Arréte-i-Bagne
quelle d’a Crucétte, d’Arrète ‘a Ville
e, ‘a cchjù fetènde
du’ Pajèse Vicchje.
LA VILLA COMUNALE
Da ragazzi la chiamavamo
“Villa” o “Giardini”;
ma quando sentivi l’odore
del lauro e dei pini
vicino c’era
il Piano di S. Antonio
che sangue del demonio
quanto era bello!
Sotto quel lampione…alto,
ci raccontavamo certe storielle
che ci facevamo
rizzare i capelli.
Dietro la Villa”
sapevi dov’era.
Durante il giorno, davanti alla vasca
con i pesci gialli e rossi,
la sera a giocare a prenderci
o “a nascondino”.
E si sprecava i colpi
se giocavamo
alla lippa,
con la trottola o con le biglie
vicino alla scalinata
o davanti alla chiesa.
Mi viene da ridere
nel ripensare alle varie bande:
quella di Dietro i Bagni,
della Crocetta, di Dietro la Villa
e la più fetente,
quella del Paese Vecchio.
Saverio Metere
Milano, aprile ‘80

















