Il segretario del circolo dem cittadino giudica positivo l’intervento su Pozzo Dolce e il centro cittadino, ma critica l’assenza di una visione strategica sulla viabilità: “Senza una reale chiusura al traffico si resta in una terra di mezzo. Una piazza restituita alle persone sarebbe stata una scelta ambiziosa”.

Comune di Termoli, 22 settembre 2026 – Antonio Giuditta alla presentazione dei progetti di rigenerazione urbana per piazza Sant’ Antonio e Pozzo Dolce.

TERMOLI – «Piazza Sant’Antonio, è mancato il CORAGGIO. La riqualificazione di Piazza Sant’Antonio e dell’area di Pozzo Dolce è una buona notizia per Termoli. Su questo non ci sono ambiguità: una delle aree più importanti e più frequentate della città aveva bisogno di essere recuperata, valorizzata e restituita alla cittadinanza.

Migliorare la qualità degli spazi, il verde, gli arredi, la pavimentazione e la vivibilità di questa parte della città è un intervento positivo. Ma proprio perché parliamo di un luogo così importante, credo sia necessario porsi una domanda più ambiziosa: era davvero tutto qui quello che Termoli poteva chiedere a questo progetto?

La mia impressione è che sia mancato il coraggio.

Il coraggio di compiere una scelta vera sulla mobilità del centro, di mettere finalmente al centro le persone e non le automobili, di immaginare Piazza Sant’Antonio non semplicemente come una piazza riqualificata, ma come un grande spazio urbano da vivere.

Perché una città cambia davvero quando ha il coraggio di cambiare anche le proprie abitudini.

Se l’obiettivo è valorizzare Piazza Sant’Antonio, renderla più bella, più vivibile e più attrattiva, allora bisognava avere il coraggio di affrontare fino in fondo il tema della presenza delle automobili. Le alternative, a nostro avviso, erano chiare: o si costruiva una strategia capace di aumentare significativamente la disponibilità di parcheggi e di riorganizzare di conseguenza la mobilità, oppure si sceglieva con decisione di pedonalizzare l’area e di restituirla completamente alle persone.

Invece si rischia di rimanere in una terra di mezzo: una piazza più bella, certamente, ma ancora condizionata dal traffico e dalla presenza delle automobili. E questo è il punto politico della questione.

Non basta dire che una piazza è stata riqualificata. Bisogna chiedersi come vogliamo che quella piazza venga vissuta.

Vogliamo che sia uno spazio nel quale continuano a prevalere i flussi delle automobili oppure vogliamo trasformarla in uno dei luoghi simbolo della Termoli del futuro? Penso che Termoli debba avere l’ambizione di scegliere la seconda strada.

Una città turistica, una città di mare, una città che vuole valorizzare il proprio centro e il proprio patrimonio urbano dovrebbe avere il coraggio di creare spazi sempre più ampi e continui dedicati alla mobilità pedonale, alla socialità, al commercio e alla vita cittadina.

Pedonalizzare significa costruire una diversa idea di città: significa accompagnare la trasformazione con una politica della sosta, con una mobilità alternativa, con collegamenti efficienti e con una progettazione complessiva del centro.

Ed è proprio questa visione complessiva che oggi, a mio giudizio, manca.

Per questo riconosco il valore della riqualificazione di Piazza Sant’Antonio e Pozzo Dolce. Ma proprio perché ritengo importante quell’area, penso che meritasse qualcosa in più. Meritava il coraggio di fare una scelta. Il coraggio di immaginare una piazza davvero pedonale. Il coraggio di trasformare un intervento di riqualificazione in una vera occasione di cambiamento urbano.

Una piazza più bella è certamente un risultato positivo. Una piazza restituita completamente alle persone sarebbe stata una scelta di futuro. Ed è questa, secondo me, l’occasione che oggi Termoli ha perso.»