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Ai tempi del coronavirus la libertà è vigilata.

Donna anziana

TERMOLI – Oggi, 25 marzo 2020, i casi totali nel nostro Paese sono 70 mila, le vittime quasi 7 mila, i guariti oltre 8 mila. Di sicuro c’è il fatto che l’Italia è il Paese con più morti al mondo!  E aumentano di giorno in giorno. Ormai non si contano più i ricoverati, i morti e gli infetti

Stando in casa da oltre 20 giorni, i miei riscontri sono aggiornamenti televisivi. Mentre vedo la TV mi sembra di sentire il tanfo dei cadaveri che lasciano gli ospedali e, ricoperti in bare tutte uguali, vengono portati prima in punti di raccolta e poi direttamente ai crematori. Sembra quasi di essere ritornati ai tempi dei campi di sterminio nazisti…

Ma forse il paragone più giusto sarebbe quello dell’epidemie: la peste e la spagnola. Alla Madre di Cecilia di manzoniana memoria dobbiamo solo sostituire la Figlia di Cecilia che depone la madre sul carro del turpe monatto. Questa vota la nuova peste predilige i vecchi, gli anziani ai giovani, che restano a casa ad accudire gli altri, anch’essi vecchi. E non ce la possiamo prendere con nessuno! Anzi con qualcuno, forse si: con noi stessi! Abbiamo dovuto imparare la differenza tra i due termini scientifici. Si, perché non è unepidemia ma una pandemia, un virus che ha investito tutto il pianeta. 

Siamo stati noi ad avvelenare questo mondo consegnatoci, milioni d’anni fa, in condizioni perfette: un cielo limpido, un mare pescoso, un terreno pieno di frutti e di fiori. E noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo contaminato il cielo con i nostri gas velenosi, inquinato il mare con le nostre scorie che digerite dai suoi abitanti sono ritornati in ciclo e ingurgitate da noi stessi, inariditi i campi fioriti con plastica putrescente. E qui il ciclo si chiude!

Abbiamo sorriso quanto Greta Thumberg  ci dava lezioni di comportamento: “…ma come una ragazzina doveva impartire lezioni all’intera umanità!? E andando in giro a parlarne è stata colpita lei stessa dal morbo maledetto. “Noi che non apparteniamo ai gruppi di persone a rischio – recita la Thumberg in un’intervista – abbiamo una responsabilità enorme: le nostre azioni possono fare la differenza tra la vita e la morte per molti altri”.

E ora, tutti rinchiusi in casa come in un bunker agli arresti domiciliari, dobbiamo pagare il fio delle nostre colpe. Siamo stati condannati come si fa con i delinquenti comuni, con i ladri, gli assassini. Abbiamo imbrogliato, frodato, ucciso la natura: l’abbiamo violentata! E ora lei si sta vendicando. E dobbiamo anche ritenerci fortunati perché Lei ha scelto di far morire i colpevoli, quelli che certamente qualche violenza hanno operato nei suoi confronti: i più anziani. E chi è senza peccato scagli, cristianamente, la prima pietra.

I giovani, che a volte sono apparsi sotto forma di sardine contestatrici, sono fuori da questo massacro, da questo eccidio pandemico. E siamo noi tutti adesso che, pigiati come sardine, siamo rinchiusi in casa.

E adesso, ci chiediamo, cosa fare?!

Rinchiusi nelle nostre case a fare il mea culpa, non sappiamo ancora come e quando finirà. Quando metteremo il naso fuori della nostra porta di casa, troveremo un mondo cambiato: attività commerciali fallite, supermercati devastatati da delinquenti abituali, operai e impiegati alla ricerca di un lavoro, visi di gente stravolta che pensava di aver raggiunto il benessere avendo guadagnato quattro soldi. Che non varranno più niente… Ritorneremo all’uso del baratto. Oppure spenderemo un milione per un chilo di pane o di farina… l’assalto ai forni come durante la peste manzoniana. Catastrofismo? Speriamo che io mi sbagli!

In America è aumentata la vendita delle armi. Questo è un dato significativo. Ma saranno per offesa o per difesa? Secondo me per entrambi i casi, a seconda delle occasioni.

Questo è il mondo che ci meritiamo! Che ci siamo costruiti!

SPERIAMO DI NO!

CUNDANNÁTE AI… DOMICILIÁRE
 
Oramáje ne nge stá ninde da fâ!
Avîme avvelenáte cile e tèrre
avîme provocáte ‘a tèrza guèrre
e ‘nge petîme proprje lamentá.
 
Îme arenghise ‘u máre e sottotèrre
de plasteche, vrite e quille ca ‘nge sá.
‘N cile, ghianche, ‘na nuvele ‘nge stá
e i fiure so’ sparite addind’i sèrre.
 
Quiste avîme cumbenáte…Proprje nu’!
Arreguenáte quistu munne bbèlle
e bbarattáte ‘a paste c’u ragù
 
pe ‘nu virus acchjappáte…sènz’appèlle!
N’îme capite ch’eve velenuse
ca mettève i pelmune fuori use.
 
Quiste mo’ îma suppurtâ!
C’îma merî proprje sènza sape’
chi c’accide…e ne capi ‘u pecchè

CONDANNATI  AI… DOMICILIARI
 
Ormai non c’è niente da fare! 
Abbiamo avvelenato cielo e terra
abbiamo provocato la terza guerra
E non ci possiamo proprio lamentare.
 
Abbiamo riempito il mare e sottoterra
di plastica, di vetro e quello che non si sa.
In cielo, bianca, una nuvola non c’è
e i fiori sono spariti nelle serre.
 
Questo abbiamo combinato…proprio noi!
Rovinato questa bella terra
e barattato la pasta col ragù
 
per un virus preso…senza poter reagire!
Non abbiamo capito ch’era velenoso
che metteva i polmoni fuori uso.
 
Questo ora dobbiamo tollerare!
Dobbiamo morire proprio senza sapere
chi ci uccide…e non capire il perché!

Saverio Metere

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Saverio Metere
Saverio Metere è nato a Termoli il 23 settembre del 1942. Vive e lavora a Milano dove esercita la professione di architetto libero professionista. Sposato con Lalla Porta. Ha tre figli: Giuseppe, Alessandro, Lisa. Esperienze letterarie. Oltre ad interventi su libri e quotidiani, ha effettuato le seguenti pubblicazioni: Anno 1982: Lundane da mazze du Castille, Prima raccolta di poesie in vernacolo termolese; anno 1988: I cinque cantori della nostra terra, Poeti in vernacolo termolese; anno 1989: LUNDANANZE, Seconda raccolta di poesie in vernacolo termolese; anno 1993 da Letteratura dialettale molisana (antologia e saggi estetici–volume primo); anno 1995: da Letteratura dialettale molisana (antologia e saggi estetici–volume secondo); anno 2000: I poeti in vernacolo termolese; anno 2003 (volume unico): Matizje, Terza raccolta di poesie in vernacolo termolese e Specciamece ca stá arrevanne Sgarbe, Sceneggiatura di un atto unico in vernacolo termolese e in lingua; anno 2008: Matizje in the world, Traduzione della poesia “Matizje” nei dialetti regionali italiani e in 20 lingue estere, latino e greco.