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Lo stand dell’Esercito ai piedi del Castello Svevo al Termoli Comics & Ganes 2026

TERMOLI – L’annuncio di un’esposizione militare all’interno del prossimo Comics ha scosso l’opinione pubblica locale. A sollevare la questione è l’Assemblea Palestina libera – Basso Molise, che in un comunicato stampa ufficiale denuncia quella che definisce una “grave circostanza” e chiede agli organizzatori di fare marcia indietro.

“La notizia ha sconvolto molte persone: un evento che riempie la città di gioia e divertimento si fa vetrina di una campagna di promozione della guerra e dell’arruolamento militare. Perché?! Ci sembra una circostanza grave, che merita una riflessione approfondita, senza sconti ma sempre con un’apertura al dialogo”, si legge nel testo.

La riflessione del collettivo si inserisce in un contesto internazionale segnato da “un gigantesco riarmo globale, dall’espansione delle spese militari, dalla moltiplicazione dei conflitti e dalla costruzione sistematica di una cultura della guerra”. In questo scenario, il Comics – manifestazione pensata per un pubblico giovane e legata al fumetto e al gioco – rischia di trasformarsi in “strumento di normalizzazione della guerra”.

“La cosa ci stupisce e ci preoccupa ancor più perché si tratta di un evento rivolto alle persone giovani, una fiera legata al fumetto e al gioco, spazi dell’immaginazione, di una creatività che nella sua migliore tradizione è sempre stata ostile a tutte le frontiere, ai nazionalismi, alla logica del nemico”, proseguono gli attivisti.

Secondo l’associazione, la presenza di un mezzo blindato tra gli stand non è un atto neutrale“Qualcuno dirà che non c’è nulla di male. Che si tratta semplicemente di mostrare ai cittadini il lavoro delle Forze armate. Che è una presenza istituzionale come tante altre. Ma è proprio questa apparente normalità a dover preoccupare”.

Il comunicato denuncia un processo di infiltrazione sistematica della retorica bellica in ogni ambito sociale: “le scuole, le università, gli eventi sportivi, i festival culturali e ora perfino le fiere del fumetto”. Un’operazione resa necessaria, a loro avviso, dal fatto che “le persone giovani sono per la stragrande maggioranza contrarie alle guerre”, e che quindi occorre “questa propaganda subdola per combattere la loro sensibilità pacifista”.

“In un luogo in cui le persone si ritrovano per esprimere la ricchezza delle differenze e dell’immaginazione, uno strumento progettato per il combattimento viene esposto come un oggetto da fotografare, toccare, condividere sui social. Per costruire familiarità emotiva con l’apparato militare. Dimenticando che una guerra è sempre morte, devastazione, traumi, mutilazioni, rimuovendo dalla vista questa realtà per farne spettacolo”, scrivono i firmatari.

L’Assemblea Palestina libera – Basso Molise, attiva sul territorio da oltre due anni contro il “genocidio in Palestina” e la “militarizzazione delle coscienze”, lancia un doppio appello: da un lato, invita gli organizzatori a “riconsiderare le loro scelte”; dall’altro, si dice disponibile a “un confronto aperto su questi temi, che possa evitare in futuro compromissioni come quella di quest’anno”.

“Quando pensiamo al fumetto non ci immaginiamo un carrarmato schierato in piazza in mezzo a migliaia di giovani in festa”, sottolineano, contrapponendo alla presenza militare l’immagine di due grandi maestri del fumetto italiano: “il nostro Jacovitti che ridicolizzava la retorica bellica e i suoi paladini, a Cocco Bill che infuriato annodava i fucili come se fossero di gomma. È lui il nostro testimonial ideale”.

La conclusione del comunicato è un monito senza appello, che richiama l’articolo 11 della Costituzione: “Il fumetto ripudia la guerra”.