iacovinosevelCAMPOBASSO – Fare chiarezza sui compensi dei dipendenti della Rai che siano stati nominati nei diversi consigli di amministrazione. È quanto l’associazione Rai Bene Comune tenta di fare con una richiesta di accesso agli atti inviata tramite il suo legale, l’avvocato Vincenzo Iacovino, all’azienda radiotelevisiva del servizio pubblico, all’autorità nazionale anticorruzione e alla commissione di vigilanza Rai. 

Una serie di quesiti che fa riferimento alla normativa vigente sulle incompatibilità degli incarichi nelle Pubbliche Amministrazioni o nei soggetti in mano pubblica. Il d.lgs. n. 39/2013, all’articolo 12, vieta la contemporanea assunzione di un incarico di amministrazione, direzione, rappresentanza, non solo ai dirigenti ma anche ai semplici dipendenti dell’Ente che li nomina. Il divieto vale quindi anche per la RAI, ente societario a totale controllo pubblico. Sembrerebbe proprio il caso dell’attuale presidente della Rai, Monica Maggioni, che comunque non è la sola dipendente ad aver assunto un incarico nel consiglio di amministrazione dell’azienda o delle sue consociate. 
 
La legge 244/2007, si legge nella lettera, prevede per il dipendente che assume cariche in organi di governo o di controllo della stessa società non solo venga posto in aspettativa ma non percepisca nessun compenso aggiuntivo, per evitare una duplicazione degli oneri a carico dell’Amministrazione e dello Stato o dell’Ente. Per il dipendente, dunque, ci sarebbe l’obbligo inderogabile di gratuità per l’esercizio della carica nel Consiglio di amministrazione di qualsiasi partecipata pubblica diretta o indiretta perché, continua la nota, “l’aspettativa non potrà che fare riferimento all’inquadramento nella qualifica di provenienza” (nel caso di Monica Maggioni quello di caporedattore).

Tra gli altri casi nella richiesta di chiarimenti inviata, si cita quello del giornalista Vincenzo Mollica, firma storica della redazione cultura del Tg1 nominato qualche tempo fa consigliere di amministrazione di Rai Cinema, che non risulta essere collocato in aspettativa. Da qui l’esigenza di sapere quanti altri dipendenti Rai abbiano avuto incarichi di questo genere, se siano stati messi in aspettativa, se godano, indebitamente, anche del trattamento previsto per i componenti degli organismi societari, di gestione, controllo, amministrazione o di vertice.

L’associazione Rai Bene Comune, Indignerai, è nata circa quattro anni ed è stata fondata da un gruppo di dipendenti Rai come luogo di trasparenza, di denuncia e di proposta per tutti i cittadini, si legge nel suo sito, e ha già dato vita a diverse iniziative in difesa del servizio pubblico radiotelevisivo. Non resta che attendere i chiarimenti della Rai.