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TERMOLI _ La RSU, insieme alla O.S. di riferimento, è molto preoccupata della situazione in atto, dopo gli ultimi incontri avuti con l’azienda, dove è emersa la necessità di un massiccio ricorso alla cassa integrazione, per fronteggiare la crisi produttiva in atto. Una crisi pesantissima, paragonata addirittura a quella del 1929 che ancora non ha raggiunto il punto di “rimbalzo”.

 

Nel nostro stabilimento tale evento si è manifestato con due facce.

–        Da un lato, l’area motori che è riuscita in qualche modo, prima ad attutire il colpo e successivamente a beneficiare rapidamente e massicciamente dell’introduzione degli incentivi, arrivando addirittura al record di produzione richiesta, di ben 3400 motori/giorno.-        Sull’altro lato, l’area cambi dove si è abbattuto un vero e proprio ciclone che ha lasciato solo macerie. Questo perché tale area era già molto penalizzata dal tipo di prodotto (cambio a 5 marce), oggi scarsamente richiesto sul mercato, vista l’espansione dei 6 marce e con scarse prospettive future. Le domande che la RSU/O.S. si pone in questo momento così delicato sono
1)     Siamo di fronte ad una crisi congiunturale, o strutturale?
2)     Nell’attuale nuovo scenario, quale ruolo produttivo avrà lo stabilimento di Termoli?
3)     L’unità Cambi, quale futuro produttivo avrà?
4)     L’unità Motori, sarà in grado di mantenere nel tempo gli attuali volumi produttivi?
5)     L’utilizzo continuo e massiccio, di manodopera interinale, è ancora socialmente sopportabile, dopo che l’azienda è venuta meno su alcuni impegni presi?  

Questi sono gli interrogativi che la RSU/Organizzazione Sindacale si pone e che sottopone alle istituzioni regionali, affinché diano anche loro un’importante contributo di sostegno
, per uscire bene, magari rafforzati, dall’attuale grave crisi che incombe sul nostro territorio. Tenendo conto anche del fatto che oggi per sopperire alle nuove esigenze dell’area motori, l’azienda ha deciso di importare manodopera da altri stabilimenti, senza una preventiva consultazione con le forze sociali e senza nemmeno cercare di concertare un punto di equilibrio, con le stringenti esigenze occupazionali del territorio. Un atto di arroganza che noi abbiamo rigettato!
Nel lontano 1994, l’azienda (FIAT) pur di raggiungere l’obbiettivo di introdurre un’elevata flessibilità nelle proprie fabbriche, fece “salti mortali”. Si arrivò a coinvolgere tutti, dalle istituzioni politiche a quelle ecclesiastiche, sostenendo che solo introducendo un’elevata flessibilità produttiva si sarebbe potuto garantire sviluppo e occupazione stabile. Durante quel periodo, i lavoratori FIAT molisani che in prima battuta rifiutarono il progetto, furono considerati dalla stampa nazionale, degli egoisti metal-mezzadri, insensibili allo sviluppo del territorio, chiusi nella loro “torre d’avorio”. A seguito di insopportabili pressioni, si arrivò  all’accettazione del progetto che ha lasciato profonde ferite nel tessuto sociale, ancora oggi non completamente rimarginate. Quindi il territorio, in quel contesto, rispose unanimemente con coraggio e determinazione, accettando la sfida, sottoscrivendo un accordo fortemente impopolare. Arrivando anche a  stravolgere la rete trasporti, per ottimizzare il flusso dei pendolari in fabbrica, aggravando le spese a carico della collettività/regione.

La UILM in quel difficile momento, dopo una profonda riflessione, si fece carico di sostenere l’accordo, accettando l’innovativa sfida della flessibilità (eravamo i primi). Anche in seguito, con l’introduzione della legge Biagi, la UILM di Termoli ha recitato un ruolo importante, da apripista, accettando senza prevenzioni ideologiche (nell’ottica di un sindacato moderno che sa vedere oltre gli ostacoli), la gestione della manodopera interinale.Di tempo ne è passato e di sfide ne abbiamo affrontate e vinte molte, ma oggi le promesse occupazionali fatte e gli elevati volumi produttivi sbandierati, si stanno sciogliendo velocemente, come neve al sole.Noi alla luce di quanto è sotto i nostri occhi, siamo molto preoccupati, in quanto non riusciamo ad intravedere, soprattutto sull’area Cambi (circa 900 addetti), una valida continuità produttiva.Si ricorda inoltre che la FIAT, oltre all’apporto determinante dell’introduzione di innovative dinamiche di gestione, ha ricevuto diversi milioni di euro, in particolare con il recente accordo di programma e deve in qualche modo ricompensare il territorio, mantenendo fede agli impegni presi… 

Quindi, prima che si arrivi ad un livello di crisi irreversibile che potrebbe avere effetti disastrosi sul piano sociale, occorre porsi sul problema
con efficacia, ottenendo la necessaria chiarezza su quale dovrà essere la missione produttiva di Termoli, nella galassia FIAT/FPT.Invitiamo quindi, tutte le forze politiche regionali, a prendere atto della situazione, affiancandoci nel difficile compito di far uscire dal guado lo stabilimento, visto che esso è il “cemento” che tiene in piedi la struttura territoriale. Pertanto, Vi chiediamo un incontro, per discutere ed illustrarVi bene la situazione, tenendo conto che lo stabilimento FPT di Termoli, nella sua trentennale storia, ha sempre saputo recitare un ruolo da protagonista di prim’ordine (grazie anche al notevole contributo attivo dei vari Capi del personale che si sono succeduti nel tempo dimostrando grande attaccamento al territorio molisano), nell’ambito del gruppo FIAT, portando alto e con orgoglio, il vessillo molisano. 

Oggi non possiamo assolutamente correre il rischio che un tale patrimonio regionale, venga messo fuori gioco da politiche aziendali nazionali/internazionali che tendono a privilegiare allocazioni produttive estere, riducendo gli stabilimenti italiani a semplici assemblatori di particolari.
I nuovi prodotti, in fase di lancio (ad esempio il multiair turbo a 2 cilindri) NON DEVONO andare fuori dall’Italia. Fuori, devono essere esportate solo le eccedenze produttive e non il contrario. Bisogna tutelare il lavoro nazionale e in particolare quello territoriale, tenendo conto delle condizioni economiche dello stesso. La UILM su questo argomento, ha saputo nel tempo consolidare questa volontà rivolta all’occupazione siglando accordi anche impopolari per lo sviluppo aziendale/occupazionale. La differenza, con altri interlocutori sociali, su tale tema, è stata quella di rispondere alle esigenze dei lavoratori costruendo accordi senza porsi con atteggiamenti ideologici, senza costruire barricate, a discapito dell’azienda… Occorre fare così come sta facendo ad esempio l’America che in cambio degli aiuti economici (soldi dei contribuenti), pretende che le aziende producano meglio e soprattutto in loco.

Ribadendo con forza la condivisione e le scelte dell’azienda, sull’integrazione di lavoratori provenienti da altri stabilimenti, all’interno dei nostri processi produttivi, vogliamo ricordare ai responsabili aziendali locali, ma soprattutto nazionali che gli impegni presi con l’accordo firmato in data 13/11/2008 tra la direzione dello stabilimento FPT Fiat Powertrain S.p.a. e la RSU di stabilimento, vanno rispettati! . In tale accordo si prevede la costituzione di un bacino formato da lavoratori precari che già avevano operato proficuamente nello stabilimento, da utilizzare prioritariamente in caso di salite produttive tali da richiedere incremento di manodopera.Con un tessuto industriale Regionale talmente lacerato da continue richieste di cassa integrazione e ammortizzatori sociali e conseguenti perdite di posti di lavoro, la UILM no può assolutamente rimanere indifferente di fronte a tanti giovani che aspettano un serio contributo da chi si occupa di politiche sociali e del lavoro… 

Pertanto la RSU e la Organizzazione Sindacale UILM si adopereranno affinché si faccia chiarezza, (nel rispetto della dignità dei lavoratori che hanno dato tanto all’azienda) affinché si trovino adeguate soluzioni.
 
  

La RSU di fabbrica e la segreteria Uilm-UIL Molise

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