TERMOLI – “Sono nato – dice il Bambino Gesù – col desiderio di odorare di umanità, di immergermi e rivestirmi di quell’abito fragile che Dio, nostro Padre, ha creato. Fango misto a pagliuzze d’oro è l’uomo che io voglio incontrare e redimere. Sono venuto per servire, nascendo in una stalla, in periferia e nel silenzio della notte. Sono nato per essere adagiato in una mangiatoia, non su un trono. Ho chiamato per primi i pastori a visitarmi perché sono i poveri e gli umili i più attenti ad accogliere, a condividere, ad ascoltare. Non sono nato per offendere, ma per portare amore e pace, eppure, alla fine, con la “pretesa” di “rispetto”, per la rappresentazione del presepe, mi fate rimanere solo e abbandonato, proprio il contrario di quello che avrei voluto”. A scuola, il presepe, non sempre si può fare, s’offendono i musulmani. Ma se proprio lo si vuole realizzare, magari solo a casa, si deve togliere il bue, l’asinello e le pecorelle, perché s’offendono gli animalisti. Le fontanelle con l’acqua devono essere abolite per la lotta agli sprechi, la capanna di legno incentiva la deforestazione, meglio la grotta, le luci autorizzate sono esclusivamente quelle crepuscolari, per via del risparmio energetico e per evitare l’inquinamento.
 Il pane non si può fare all’aperto per le norme igieniche, il fabbro deve avere la maschera da carrozziere, il forno a legna è sconsigliato perché cancerogeno, il tornitore deve tenere sul tavolo la partita Iva.

La donna che fila la lana deve possedere il registro di cassa. 
 I re Magi sono portatori neri di doni a un bambino bianco, un chiaro segno di razzismo, e poi sfruttano i cammelli come il peggiore dei circhi di provincia. Su Maria e San Giuseppe ci affidiamo al buon cuore, potrebbero urtare la sensibilità degli omosessuali. 
 Meglio due falegnami o due Madonne oppure due numeri, 1 e 2, genitore 1 e genitore 2, quelli facili ed economici delle candeline di cera in uso nei compleanni: nascondono bene le differenze sessuali. 
Scusate, meglio dire ‘di genere’. Se si è in ansia andate sicuri sull’albero di Natale. Le palle ancora non le hanno vietate (dal web, rivisitato) .

“Il presepe, se possibile, continuate a farlo, cimentatevi, sbizzarrite la vostra fantasia, sia occasione per stare insieme, di condividere gioie ed emozioni. Chi crede in ciò che rappresenta ci riconoscerà il mio amore per ogni uomo. Chi non crede ricorderà un fatto accaduto e si tramanderà la tradizione presepistica. Pittori, scultori, poeti, ninna nanne, canti natalizi hanno sempre allietato e rallegrato il cuore di tutti coloro che hanno voluto rappresentare la nascita del Figlio di Dio. La forza del presepe sta nella bontà del più grande che entra nel più piccolo, che prende la mia condizione per servirmi da Betlemme, in una mangiatoia, fino a Gerusalemme, su una croce.

Mangiatoia, culla, croce, tomba: giacigli di Dio. In filigrana dietro ogni presepe questo si legge, questo si deve vedere: il percorso di Dio per amarmi. Chi
tifa presepe vede amore, chi non lo vuole, rappresenta, in una sorta di presepe vivente, il rifiuto che Dio ha ricevuto finanche quando ha chiesto, semplicemente, un luogo dove nascere. La tolleranza, che tanto s’invoca come segno di civiltà e di moderna apertura verso ogni forma di diversità, perché non arriva fino a “permettere” pure a Dio di esistere tra gli uomini anche se solo per rappresentarlo nella nascita? Oltretutto mimetizzato, incarnato fra loro? Lui vuole solo odorare di umanità! E non certo solo spruzzandosi addosso l’essenza umana, ma diventando lui stesso uomo, il più povero, il più periferico, il più rifiutato. Il presepe, quando ostacolato, ne è una conferma.