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“Ei fu! Siccome… é mobile…” La peste del 1630 di Milano somiglia al coronavirus

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A lui e al virus, per scaramanzia, dedico questi versi che ricordano la sua dipartita proprio il giorno in cui terminano per noi i domiciliari.

Termoli 4 maggio 2020, lungomare nord Via Cristoforo Colombo

BRESSO – Parafrasando l’inizio della poesia e della peste del Manzoni, la differenza sostanziale è che la nostra non è un’epidemia, cioè una peste, ma una pandemia: è un virus mondiale! Se poi non fossimo convinti che il 5 maggio tutto finisse, potremmo parafrasare l’ode e interpretarla come nel titolo del presente articolo. Come sarà chiarito meglio in seguito, il 5 maggio, infatti, sarà un giorno come un altro e ricorderemo solo la morte del Leone della Francia.

Il Governo continua a procrastinare il giorno in cui si potrà tornare alla normalità: siamo già arrivati già al 18 maggio e si parla già della fine del mese. Si naviga ancora a vista, nell’indecisione. Intanto il giorno LUNEDÍ 4 MAGGIO torneranno al lavoro oltre 4 milioni e mezzo d’italiani, che saranno assetati di riprendersi quelle libertà e quegli spazi che avevano dovuto abbandonare. Il fatto desta molte perplessità e possibilità di nuovi contagi sì da farci pensare che potremmo tornare al punto di partenza! Potrebbe essere UN VERO PERICOLO… MORTALE!

Di contro, molti commercianti al minuto, che vorrebbero tornare al lavoro, sono già andati dai sindaci a consegnare le chiavi dei loro esercizi. Qualcuno di loro ha detto che è meglio morire di coronavirus che di fame. 

La situazione è molto grave!

Questi sono i provvedimenti che scatteranno in questa incerta FASE 2:

  • riapriranno alcuni esercizi commerciali oltre ai supermercati (che, in verità, non hanno mai chiuso);
  • nelle grandi città, per le metropolitane, ma anche per le ferrovie, sono state stabilite le distanze regolamentari tra i passeggeri con appositi bolli rossi applicati sul pavimento delle vetture;
  • si potrà andare a trovare i nonni sempre con le dovute precauzioni: distanza, mascherina, guanti, accortezze varie;
  • si potrà andare a visitare nella stessa regione, i congiunti fino al sesto grado, quelli che si definiscono compagni/e e i fidanzati. No agli amici;
  • per le spiagge, che si fa? Proprio oggi ho letto della proposta di una ditta che fornisce tessuti antivirus che sostituirebbero le pareti di plastica che separano gli ombrelloni;
  • ci sono, poi, quelli che vorrebbero tornare a bagnare le proprie radici nella terra natale. E sono tanti quelli che lascerebbero volentieri, per un breve periodo, le città di residenza per andare a prendere una boccata d’aria al profumo di iodio sulle spiagge dell’Adriatico.

E ce ne sarebbero altre!

Il Governo, scende a compromessi. Annuncia che verranno premiate le regioni più virtuose; quelle, cioè, nelle quali è diminuito il numero dei ricoverati, dei decessi e che si sono comportate a norma di legge.  Allo stato attuale mancano all’appello oltre 28 mila colpiti dal “maledetto”.

Per quanto riguarda gli spostamenti fuori regione e a lunga percorrenza non ci sono indicazioni. A nostro avviso, nulla osterebbe munirsi di dispositivi idonei (mascherine, guanti) da portare sul treno o in auto e da tenere per tutta la durata del viaggio, anche se il viaggio attraversa più Regioni: basterebbe tenere fissa la mascherina sul viso ed essere seduti a distanza regolamentare. 

Il 4 maggio, teoricamente, termineranno i cosiddetti arresti domiciliari.  Io credo che dovremmo fare ancora qualche sacrificio fino a che la curva negativa non si sia abbassata al punto che possiamo dire: “il pericolo è passato o è diminuito notevolmente!” Altrimenti a fine maggio potremo contare altre migliaia di morti in tutta la penisola. 

Allo stato attuale, sono questi gli ultimi freddi dati licenziati oggi dalla stampa:

  • nella giornata di ieri sono stati 192 i decessi;
  • oltre 3 milioni di contagiati negli Stati Uniti con oltre 67.000 i morti;
  • insieme all’Italia, i contagi più efferati sono stati in Spagna, e nel Regno Unito.

Nonostante questo quadro così desolante, vorrei concludere questo articolo con una leggera speranza di conforto. Napoleone si spense, come tutti sanno, il 5 maggio. Con tutto il rispetto per la perdita del grande generale, vorremmo sfatare e saltare a pié pari questa data. Portiamo pazienza almeno fino alla fine del mese. A lui e al virus, per scaramanzia, dedico questi versi che ricordano la sua dipartita proprio il giorno in cui terminano per noi i domiciliari. All’eroe che muore contrapponiamo la nostra voglia di reagire, di risorgere dalle sue ceneri per continuare a vivere dignitosamente in modo da poter intonare tutti insieme l’inno che ci ha restituito le libertà perdute “…bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao… il 5 maggio mi son svegliato e ho sconfitto l’invasor!”.

U CINQUE MAGGE

Ei fu! Seccóme’è mobbele
te po’ fermâ ‘u respire!
‘Stu virus ‘hè desgrazjáte
e ce vo’ pejâ ‘n gire.

Éva murî giá in aprile…
sîme arreváte a magge
‘hé ancore vive e vègete
e cîme fâ curagge.

I neguzie e i ristórante
so’ chjuse e assaje in disagge
e ‘a gènte  giá ce prepáre
pe’ jî all’arrémbagge.

E mo’ che l’estáte arrive 
aumèntáne i probléme
ca sott’a ‘lli ‘mbrellune
sembráme tanta sceme!

Ne nci’a facîme proprje cchjù
de questa setuazióne
cinque magge ève giá triste
p’a morte du’ Leione.

Cia ‘vîme stâ assaje attinte:
‘hé ’u virus che dá ‘i carte
ca se no facîme ‘a fine
c’ha fatte Bonaparte.

IL CINQUE MAGGIO

Ei fu! Poiché si sposta
ti può bloccare il respiro!
Questo virus è disgraziato
e ci vuole prendere in giro.

Doveva morire già ad aprile…
siamo arrivati a maggio
è ancora vivo e vegeto
e ci dobbiamo fare coraggio.

I negozi e i ristoranti
sono chiusi e assai in disagio
la gente già si prepara 
per andare all’arrembaggio.

E quando arriverà l’estate
aumenteranno i problemi
perché sotto quegli ombrelloni
sembreremo tanti scemi!

Non ce la facciamo proprio più
di questa situazione
cinque maggio era già triste
per la morte del Leone.

Dobbiamo stare molto attenti:
è il Virus che dà le carte
altrimenti faremo la fine
che ha fatto Bonaparte!

Saverio Metere

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Saverio Metere è nato a Termoli il 23 settembre del 1942. Vive e lavora a Milano dove esercita la professione di architetto libero professionista. Sposato con Lalla Porta. Ha tre figli: Giuseppe, Alessandro, Lisa. Esperienze letterarie. Oltre ad interventi su libri e quotidiani, ha effettuato le seguenti pubblicazioni: Anno 1982: Lundane da mazze du Castille, Prima raccolta di poesie in vernacolo termolese; anno 1988: I cinque cantori della nostra terra, Poeti in vernacolo termolese; anno 1989: LUNDANANZE, Seconda raccolta di poesie in vernacolo termolese; anno 1993 da Letteratura dialettale molisana (antologia e saggi estetici–volume primo); anno 1995: da Letteratura dialettale molisana (antologia e saggi estetici–volume secondo); anno 2000: I poeti in vernacolo termolese; anno 2003 (volume unico): Matizje, Terza raccolta di poesie in vernacolo termolese e Specciamece ca stá arrevanne Sgarbe, Sceneggiatura di un atto unico in vernacolo termolese e in lingua; anno 2008: Matizje in the world, Traduzione della poesia “Matizje” nei dialetti regionali italiani e in 20 lingue estere, latino e greco.

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