
Le domande che affollano la mente di tanti (di tutti) sono senza risposte, anche quelle dei credenti: Perché accadono cose del genere? Perché in alcune parti del mondo già martoriate per altri fattori catastrofici? Ma l’interrogativo cruciale: Dov’era Dio? Perché permette sciagure come queste che causano vittime innocenti, dolori e sofferenze indicibili? (Grandi pensatori del novecento hanno posto le stesse domande sui campi di sterminio e sui tanti genocidi del secolo trascorso).
Per il cristiano è la croce di Cristo, la morte di Dio; ma questo non consola e non giustifica razionalmente. In fondo alle domande riaffiora la perenne questione antropologica. Siamo canne al vento, gettati sulla terra in balìa di forze oscure, imprevedibili, ineluttabili, invincibili.
Ad Haiti è colpita a morte l’illusoria pretesa prometeica del’uomo di padroneggiare, controllare, prevedere, dominare, manipolare le forze della natura, incatenare le sue leggi, determinarne il corso a proprio uso e consumo, come in altri settori la scienza si illude di poter fare, non riconoscendo i propri limiti e l’insuperabile impotenza. É l’ora, dunque, della riflessione, ma non solo; è anche l’ora della solidarietà non pelosa, non occasionale, non superflua, è l’ora della condivisione e della partecipazione vera, quella che conta e che pesa. Cosa è versare qualche euro (via sms o in altri modi), certo una piccola goccia (o lacrima) che insieme a infinite gocce può creare un’onda nell’oceano; eppure ci sembra ancora assolutamente niente o addirittura un gesto gratificante per chi lo compie.
Le potenze mondiali dovrebbero concordemente programmare sostegni duraturi finanziando opere e progetti, magari sottraendo risorse a bilanci militari e alimentando quelli per la cooperazione umanitaria |
Pensiamo di mettere così a tacere la nostra coscienza? Non possiamo crederlo. É l’ora della solidarietà che significa partecipazione alla sofferenza, quella solidarietà che comporta rinunce, sacrifici e privazioni; con una maggiore sobrietà si possono aiutare tanti.
Tutte le organizzazioni mondiali di volontariato, tutti gli organismi caritativi si stanno mobilitando. La Caritas Italiana, il braccio operativo della Chiesa per le emergenze, ha già aperto canali, tramite le Caritas Diocesane, per la sensibilizzazione e la raccolta di contributi. Haiti sarà una ferita sanguinante per molto tempo e scuoterà la nostra pigrizia, interpellerà le politiche e le ricchezze del mondo sviluppato (quindi anche il nostro paese) a fare scelte coraggiose a favore della vita e della dignità dei poveri tra i più poveri del mondo che oggi sono i superstiti di quella immane tragedia.
Le potenze mondiali dovrebbero concordemente programmare sostegni duraturi finanziando opere e progetti, magari sottraendo risorse a bilanci militari e alimentando quelli per la cooperazione umanitaria. L’auspicio è che da ogni angolo del mondo si alzi un grido unanime e forte per una svolta coraggiosa nella politica internazionale. Per i cristiani, attenti agli appelli in questi giorni del Santo Padre, è il momento di un salto di qualità nel vivere il comandamento della carità: prima la preghiera perché Dio conforti i diseredati e illumini la mente dei potenti, poi l’impegno fattivo per la sensibilizzazione di quanti incontriamo, quindi gesti di testimonianza e di dedizione personale.
Questa esperienza drammatica produca in noi un reale cambiamento. Se è vero che tutto quanto accade nel mondo e nella nostra vita, ogni evento del nostro tempo, è alla fine per la nostra crescita nella fede, nella speranza e nella carità, oggi guardiamo a questa catastrofe come ad un grido che viene da Dio, per vincere la nostra sordità, quell’indifferenza che uccide. Saremo gravemente colpevoli se non saremo capaci di vivere concretamente il desiderio e la speranza di redenzione per tutti gli uomini, per la quale Dio è salito sulla Croce.