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TERMOLI _ L’esperienza del Consorzio di Sviluppo Industriale della Valle del Biferno, meglio noto come COSIB, è il racconto di una realtà politica che nel tempo ha sistematicamente eroso, consumato, “mangiato” quanto di buono avrebbe dovuto realizzare. Se negli anni ’60 i Consorzi industriali nacquero per accompagnare la crescita delle imprese (ed i risultato è l’attuale presenza della FIAT a contrada Pantano Basso, così come tante altre industrie che attecchirono sul nostro territorio) oggi si assiste al lento ed inesorabile abbandono delle imprese produttive, iniziato ben prima dei disastrosi effetti della crisi economica.

Questo perché il COSIB, come buona parte dei Consorzi Industriali, si è trasformato in un centro di potere economico e soprattutto politico, perdendo di vista il principio fondamentale: lo sviluppo produttivo dei territori. Il risultato è una deludente politica industriale che ha generato disastri sul profilo ambientale.

A Termoli tutti conoscono e pagano le conseguenze di quelle scelte che hanno permesso di costruire una centrale turbogas in un territorio a forte rischio ambientale, che non a caso si chiama Pantano Basso. Lo sviluppo si è trasformato in speculazione, i Consorzi industriali sono divenuti centri di potere dove ci si è spartito il territorio e le risorse che la regione aveva, elargendo gettoni d’oro di presenza, consulenze ed incarichi. Termoli è la vittima più illustre di tale gestione poiché, per le logiche della casta che si era consolidata nel tempo, doveva essere tenuta fuori dai giochi, depredata e spogliata di qualsiasi diritto per favorire l’ascesa politica ed economica di quegli amministratori disposti a scendere a patti con chi manteneva i fili del teatrino.

In tal modo il tessuto civico e produttivo è stato devastato lasciando sistematicamente sul lastrico migliaia di famiglie e aziende, sottraendo ai lavoratori il loro fondamentale diritto alla retribuzione, a un lavoro sicuro, alla buonuscita già maturata in anni di dura attività, unitamente al più fondamentale diritto a un’esistenza “libera e dignitosa” così come la nostra Carta Costituzionale vorrebbe. Questa logica deve sparire, la dobbiamo distruggere. Per cambiare realmente l’economia e la gestione pubblica del Molise occorre partire proprio dai punti nevralgici delle attività produttive, tornando a guardare alle risorse presenti come bene primario da metterle a frutto nel rispetto delle ambiente e dei lavoratori e non più come bottino da saccheggiare e dividere fra percettori di prebende. Sono pavoni che si gonfiano di quanto è stato ingiustamente sottratto ai cittadini, agli imprenditori, ai Comuni, al territorio regionale. E’ indispensabile modificare la legge sui Consorzi industriali e ridurre i compensi previsti per gli amministratori perché tutte le risorse possano essere reinvestite in maniera produttiva. Filippo Monaco