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CAMPOBASSO _ In Italia gli addetti alla cultura e allo spettacolo sono 400.000 cui va aggiunto il grande indotto del turismo culturale. L’Italia, nel 2008, ha investito in Cultura lo 0,28 % del PIL (e per il 2009 la previsione è molto al ribasso) contro l’ 1,4-1,5% degli altri Paesi Europei. L’Italia non ha mai avuto una legge per lo spettacolo. In Italia è crollato il 50% degli investimenti degli Enti Locali per cultura e spettacolo, la spesa per la cultura e lo spettacolo è definita assistenzialismo, mentre il sostegno statale per l’acquisto di un nuovo elettrodomestico è considerato un incentivo economico.

In Italia si tagliano i fondi per la scuola e la ricerca. Rifondazione comunista ritiene che i tagli alla produzione culturale del nostro paese, la riforma Gelmini della scuola e dell’università, la trasformazione delle università in fondazioni, l’introduzione della censura preventiva nel cinema così come nella televisione, altro non siano che gli strumenti individuati dal governo Berlusconi per mettere in atto una profonda e devastante ristrutturazione dell’organizzazione sociale e culturale del nostro paese, con la cancellazione di diritti conquistati in anni di lotte da tutti i lavoratori del mondo della conoscenza e della cultura, dalle donne, dal mondo della scuola.

Una contro-riforma che punta alla privatizzazione del sapere e della conoscenza, alla riduzione della cultura a merce. Con i tagli al Fondo unico per lo spettacolo rischiano di chiudere l’ottanta percento dei teatri e delle fondazioni lirico-sinfoniche, il sostegno pubblico alla produzione cinematografica si ridurrà di fatto alle sole opere prime, tutto il resto nascerà solo se i meccanismi del mercato lo consentiranno. Si tenta così da un lato di impedire la produzione di una cultura critica, indipendente, libera e plurale e dall’altro l’accesso di tutti alla fruizione della cultura, che noi consideriamo “bene comune”, diritto inalienabile e settore strategico per la crescita culturale e sociale del paese. Gli effetti sull’occupazione saranno disastrosi.
 
In un settore come quello della produzione culturale già privo di ammortizzatori sociali, centinaia di migliaia di lavoratori rischiano il posto di lavoro. Così come rischiano la chiusura le migliaia di imprese dell’indotto. Rifondazione comunista dà quindi tutto il proprio sostegno e appoggio politico e organizzativo alla manifestazione “Requiem per la cultura e lo spettacolo italiani” organizzata a Roma per il 30 marzo dall’Associazione per il teatro italiano contro le politiche del governo sulla conoscenza (info: www.perilteatroitaliano.it)

La Federazione provinciale di Rifondazione comunista si impegna a continuare sul territorio (auspicando la partecipazione dei soggetti direttamente coinvolti) attraverso proprie iniziative, la battaglia più generale perché l’investimento dello Stato nella produzione culturale raggiunga i livelli dei paesi europei, perché ritiene che solo l’intervento pubblico possa consentire realmente il massimo di pluralismo espressivo e culturale.  

 

Antonello Nardelli
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