
Su questo, le Istituzioni Locali a partire dalla Regione non possono lavarsi le mani scaricando tutte le responsabilità sugli organi amministrativi dell’Università e sul Rettorato. Se il complesso delle sedi periferiche, delle Facoltà e dei corsi di studio attivati, dei docenti e del personale tecnico, determina costi minimi di mantenimento non più sostenibili col taglio dei fondi nazionali bisognerà avviare un confronto trasparente per delineare una diversa prospettiva per il futuro. E nel riassetto di sedi, organico e indirizzi di studio, sarà opportuno anche verificare le effettive esigenze del mercato del lavoro locale così che i neo-laureati possano incrociare positivamente i propri titoli accademici coi fabbisogni delle imprese e del terziario pubblico e privato.
L’Università non può essere un liceo polverizzato in più luoghi senza che gli studenti abbiano servizi di supporto e livelli di eccellenza degni di un qualsiasi Ateneo Europeo, né le cattedre possono essere inserite nel valzer delle promozioni e dei trasferimenti delle più prestigiose Università di Napoli, Bari e Roma. Con gli incarichi mordi e fuggi si è più a servizio delle aspettative di carriere esterne al Molise che non attenti a innalzare gli standard qualitativi della nostra Università. Aver posto il tema della valutazione è stata una scelta eccellente in virtù delle classifiche ministeriali che hanno collocato il nostro Ateneo nelle posizioni medio-basse a livello nazionale con connessi tagli di finanziamenti. Ma le Istituzioni potevano prepararsi alla Conferenza con un istruttoria qualificata e un confronto in Commissione Consiliare insieme al partenariato e alle amministrazioni locali. Non averlo fatto è indice di poca responsabilità che non depone bene per il futuro perché la polvere sotto al tappeto non equivale ad avere la casa pulita.
Michele Petraroia