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Quante se ne devono sentire pur di tenere in piedi il carrozzone della politica!
Questi stabiliscono che i governi devono adeguarsi ai problemi dei cittadini. E non viceversa. Questa è democrazia! Parola sconosciuta a molti, governanti e non. Spesse volte la realtà è diversa: “Tu mi hai eletto, ora io decido per te”. “E io pago!“ Risponderebbe Totò.
È una situazione molto complessa. È la gestione del potere pubblico, maturato da un punto di vista economico e industriale, particolarmente negli anni 70-80. Nel nostro piccolo paese si sta mettendo in discussione proprio questo. Da un lato c’è il governante che ha in mente già un “suo” piano politico – togliendo e aggiungendo quanto era stato programmato dal suo predecessore – dall’altro c’è quella parte della popolazione che, non avendo gradita la sostituzione del proprio candidato, non approva quello che il nuovo ha intenzione di promuovere. E’ il famoso caso del cane che si morde la coda.
Per i governanti, ascoltare le proposte dei cittadini significa perdita di tempo, rinuncia o procrastinare le proprie iniziative politico-progettuali. Specialmente in urbanistica dove, con le sovvenzioni regionali, si tratta, il più delle volte d’interventi sostanziali: si creano nuove strade, si costruiscono edifici e si creano infrastrutture che a volte, per la popolazione, sembrano superflue. E magari non lo sono.
E il popolo non recede! Anzi, si organizza e forma nuovi gruppi politici e comitati che tendono a bloccare le nuove iniziative non condivise. La reattività diventa feroce e alla minima occasione, si fanno notare le disfunzione nell’intento di bloccare i provvedimenti. Intanto, però, la macchina burocratica governativa si è già messa in moto, si è impegnata con le imprese, con i privati e intravede buoni risultati. Prende tempo! Dilaziona i tempi delle risposte.
I cittadini ritengono di dover essere messi al corrente delle decisioni dei governanti prima che gli interventi siano realizzati. Si appellano, cioè, ai principi della Governance. Ma “ascoltare il popolo” significa bloccare tutto l’iter dei progetti in itinere. E’ difficile, in questi casi, attuare i principi democratici e il governatore tende ad assumere l’atteggiamento di un despota, di un… sovrano totalitario!
Tutto questo crea una grave disaffezione nella politica, evidenziata ad ogni votazione, con un numero sempre decrescente di persone che vanno a votare o annullano la scheda. Il più delle volte, è perché hanno perso, oggettivamente, la fiducia nelle istituzioni. Insomma, non si sentono più motivati e incominciano ad indagare più a fondo la classe politica. A farle i conti in…tasca! Gli alti stipendi, le indennità pensionistiche, i privilegi che riservano a se stessi, fanno si che si crei uno stato di malumore latente che cresce di giorno in giorno.
Recentemente, in una trasmissione televisiva, Le Iene hanno scoperto molti impiegati ministeriali e anche qualche onorevole che, timbrato il cartellino, se ne vanno a fare shopping o prendono il caffè al primo bar vicino al Parlamento. Si desume, pertanto, che anzichè dare l’esempio, sono i primi ad eludere la legge.

La politica è diventata sporca, appannaggio di quanti vi entrano solo per fare soldi. La “Questione morale” predicata da Berlinguer nell’ ‘84 e ripresa più volte dal presidente Pertini è stata disattesa a favore di un clientelismo che oggi non si vergogna di mostrare in pubblico i suoi personaggi. Individui con un alto pelo sullo stomaco, partendo dal basso, arrivano ad occupare posti di prestigio con stipendi favolosi. E, per dirla con Svetonio, siccome pecunia non olet, pensano solo a questo: fare più quattrini possibile per assicurarsi una bella casa, una macchina di lusso, una vita agiata per loro e la propria discendenza.
Altro che Governance! Questa è la politica oggi in Italia: egoismo e improvvisazione e, molto spesso, sopraffazione.
Concludiamo, come facciamo spesso, con un sonetto di sapore belliano. Scritto nel 2014 e pubblicato lo scorso anno nel mio ultimo lavoro “35 anni di poesia in vernacolo termolese”, tratta proprio quest’argomento.