Alla Grotta del Saraceno il Generale rivendica il consenso dei giovani, bolla come “infami della poltrona” i franchi tiratori che hanno affossato le preferenze e boccia le quote rosa. Sulle amministrative: presenti dal 2027, ma la formula si deciderà a ridosso del voto.

VASTO – Nella splendida cornice della Grotta del Saraceno, il Generale Roberto Vannacci è arrivato per parlare di Futuro Nazionale e, soprattutto, per spiegare perché a suo giudizio il movimento sta funzionando. “Futuro Nazionale si sta ritagliando il suo spazio sempre di più nell’orizzonte politico italiano. Sta crescendo”, ha esordito. Nessuna sorpresa, perché “il piano come l’avevamo disegnato si sta realizzando”. Poi la postilla, che tradisce il mestiere di provenienza: “è chiaro che non esiste piano che resista al primo colpo di cannone, come diceva Clausewitz. Ma le stiamo seguendo le cose e si stanno sviluppando effettivamente come noi le avevamo previste”.
Il movimento, ha detto, “continuerà a radicarsi sui territori. Continuerà ad accettare le persone che credono ancora in una politica vera. Quella che si preoccupa dei cittadini e non delle poltrone”. E non, ha aggiunto, di “mantenere le partecipate o di fare le mosse del cavallo”. L’obiettivo dichiarato è “ridare la giusta posizione che noi meritiamo nell’ambito delle relazioni internazionali”, contro quella “piccola posizione di rendita che purtroppo ha caratterizzato gli ultimi anni di politica italiana”.
Sul consenso, il Generale si è soffermato sull’età di chi lo va ad ascoltare. Il giorno prima, a Pescara, davanti a una piazza che ha stimato tra le 1.500 e le 2.000 persone, il 70% aveva tra i 15 e i 25 anni. “Ragazzini che probabilmente non sono neanche maggiorenni, che sono venuti in un comizio a sentire un politico che parla. Una cosa incredibile”. Da qui la stoccata: “quando ci dicono che i giovani non si interessano della politica, dicono una fesseria. Non è vero, non si interessano della politica […] dei palazzi e delle poltrone”. Molti di loro, sostiene, in Futuro Nazionale hanno visto “la possibilità di rimettersi in gioco e di contare qualcosa per la propria famiglia, per il proprio prossimo e per la propria nazione”. Perché la politica, per Vannacci, “si preoccupa innanzitutto delle famiglie, che è la cellula indivisibile della società”.
Poi le domande dei cronisti. Sulle amministrative di Vasto, in calendario il prossimo anno, ha confermato la presenza di Futuro Nazionale rinviando ogni dettaglio: “sul come lo vedremo a ridosso delle elezioni: se con una nostra lista, se in coalizione, se in alleanza, anche perché non possiamo pensare di stabilire oggi una strategia che riguarda un’elezione che si svolgerà probabilmente tra circa un anno”. Il punto politico, ha insistito, è un altro: “c’è un attore che sino a oggi non partecipava o non era presente nel panorama politico e che invece da domani, dal 2027, caratterizzerà tutte le elezioni amministrative”.
Nella stessa domanda il cronista gli chiedeva conto dell’analogia con la guerriglia. Vannacci l’ha rivendicata per intero: “organizzo il mio partito come la guerriglia. E perché chi ha studiato sa che la guerriglia è organizzata con un sistema reticolare. Cosa vuol dire? Non c’è un’organizzazione gerarchica che parte da un capo, vede i capi intermedi e vede gli esecutori. Ma tutti diventano capi al momento del bisogno”. Ha evocato “i famosi dormienti”, quelli che “ricevuto l’innesco con una frase in codice o con un segnale, prendono l’iniziativa e agiscono laddove è necessario”, e ha rivendicato la matrice: “io vengo da una realtà militare che si ispira proprio a questa organizzazione. Le forze speciali sono organizzate quando combattono in maniera reticolare”. Una struttura che, ha ammesso, “è la stessa organizzazione che usano le reti terroristiche”, con la difficoltà tipica di chi le contrasta: “il capo non c’è mai”. Poi la precisazione: “non è che noi vogliamo il terrorismo che torni in Italia o che agisca in Italia. Però, insomma, bisogna capirle queste cose”.
Il passaggio più duro è arrivato sulla legge elettorale. Il giorno prima, il 14 luglio, la Camera aveva affossato a voto segreto l’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e UDC sulle preferenze: 188 no contro 187 sì, un solo voto di scarto. La premier Giorgia Meloni aveva commentato sui social che aveva vinto di nuovo la palude. Vannacci non si è tirato indietro: “io li chiamo gli infami della poltrona. Gli infami della poltrona hanno vinto ancora. E devo dire che ieri i badogliani del centrodestra hanno potuto sparare alla schiena del loro stesso schieramento, ma grazie alle munizioni che gli ha fornito il PD, la sinistra. Perché è la sinistra che ha chiesto il voto segreto”. La conclusione: “nessuno vuole queste preferenze, né la sinistra né i badogliani della destra”.
Un riconoscimento, però, l’ha fatto: “nella destra qualcuno c’è stato però che ha tirato fuori almeno la possibilità. E questo bisogna riconoscerlo, è stato il partito di Fratelli d’Italia, anche se poi le ha annacquate con questo capolista bloccato, cosa che a noi non piace”. L’emendamento, che prevedeva il primo nome bloccato e le preferenze dal secondo in poi, per lui era “il risultato di una sorta di negoziazione che lasciava parte del potere, quello più importante, nelle segreterie di partito” e illudeva il cittadino. “Quindi, a noi non piaceva, però rispetto al non poter scegliere per niente, comunque era un minimo passo in avanti. Ecco perché ieri abbiamo votato a favore”.
Futuro Nazionale, sostiene, “è l’unico partito che da sempre e da subito e dall’inizio ha detto che dobbiamo ridare la sovranità al popolo”, perché “un Parlamento nel quale insistono i nominati delle segreterie di partito è un Parlamento senza dignità”. Da lì il collegamento con l’astensione: “sono assolutamente convinto che se noi oggi in Italia abbiamo il 50% di italiani che non vanno più a votare, è anche per questo motivo. Perché io per primo sarei scoraggiato dal recarmi alle urne se non potessi scegliere chi è che poi mi andrebbe a rappresentare”.
Netto anche sulle quote rosa: “è veramente un’assurdità”. Il ragionamento: “noi stiamo falsificando quella che è la rappresentazione delle persone nell’ambito sia lavorativo che della pubblica amministrazione, che della gestione della cosa pubblica”. Poi l’esempio: “chi è che in una impresa privata, magari anche familiare, si sceglie il collaboratore in base al sesso?”. E il paradosso, rivolto a una donna del pubblico che gli aveva appena detto di fare la carpentiera: “perché non mettiamo le quote rosa nella professione del fabbro o del carpentiere? […] Facciamo che per l’assunzione dei muratori le imprese siano obbligate a assumere 50% di uomini e 50% di donne”.
Due gli esempi portati dalla politica, per lui speculari: “esempio Veneto: capolista Zaia in tutte le province, ha favorito tutte le donne”, perché dopo un capolista uomo la legge impone una donna al secondo posto; “al contrario, elezioni politiche, capolista Meloni ha favorito tutti gli uomini”. Infine il capitolo personale: “io ho vissuto in un ambiente estremamente maschile perché le donne non c’erano nelle forze armate quando ho iniziato il mio percorso. E poi sono stato in qualche modo redarguito da Madre Natura e dal Padre Eterno, perché mi ha dato una famiglia composta unicamente da donne. Quindi, non posso che volere il bene di queste donne. Ma sono convinto che queste donne non abbiano bisogno delle quote rosa per guadagnarsi il posto […] che a loro spetta e che loro merita. Anzi, stiamo offendendo la loro intelligenza e stiamo offendendo la loro capacità”.
Sul radicamento territoriale la risposta è stata quasi sibillina: “Futuro Nazionale continua a espandersi, continua a radicarsi, continua a penetrare nel territorio italiano, quasi come se nessuno se ne fosse accorto. Però le sorprese non sono mai finite”.
L’ultima domanda, secca.
«Dove vuole arrivare?»
“Ma io avevo detto tempo fa, un tre-quattro mesi fa quando ero al podcast con Fedez e con l’onorevole Renzi, che sognavo le due cifre. Ebbene, non siamo poi così lontani, no? Però io non metto mai limiti alla provvidenza. Vedremo, vedremo quello che sarà l’entusiasmo degli italiani“.




































