TERMOLI – Partiamo da un assioma democratico nel vero senso della parola: le riforme costituzionali di grande interesse si possono fare solo se sono largamente condivise. Molte Costituzioni europee ed extraeuropee sono rimaste praticamente le stesse da secoli e nessuno si è mai sognato di cambiarle a colpi di maggioranze esigue e striminzite. Probabilmente la modifica della Costituzione (e anche della legge elettorale) più necessaria sarebbe quella di prevedere una maggioranza di almeno 2/3 dei parlamentari per le eventuali nuove riforme.
Quando si arriva al ballottaggio (per il quale non c’è quorum, e dunque le due liste più votate partecipano a prescindere dal seguito elettorale che hanno avuto), l’elettorato deve necessariamente schierarsi a favore di uno dei contendenti e chi vince si prende tutto. È una forma d’investitura popolare per chi guida il governo; un discorso non nuovo che precede Renzi di molti anni: le elezioni come strumento non tanto per eleggere il Parlamento, ma per scegliere e investire un governo e il suo Capo.
Tutto questo si farà senza che a una simile trasformazione si accompagnino i contrappesi indispensabili in una democrazia costituzionale. Io voterò NO perché sono italiano e amo l’Italia.
Vincenzo Musacchio












