Apertura ‘A Gaggianèlle

‘A Gaggianèlle

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Saverio Metere con Francesco Criasia

TERMOLI – Oggi il mio pensiero va ad una persona che è scomparsa qualche giorno fa. Si chiamava Francesco Criasia, piccolo e un po’ sgraziato, la testa coperta sempre con un berretto, somigliava ad uno gnomo. Lo conoscevano col suo soprannome: ‘a Gaggianelle, la femmina del gabbiano, l’uccello marino che si procura il cibo sorvolando le onde: con rapide picchiate sulla superficie del mare, afferra il pesce e velocemente riprende il volo.

Francuccio, così lo chiamava qualcuno, sostava sempre in prossimità dei bar della stazione e chiedeva agli avventori di offrirgli un bicchiere di vino o di birra “… senza schiuma!” diceva lui. Dopo aver consumato la bevanda, si spostava in un altro bar e recitava la stessa scena. Toccata e fuga: come una Gaggianella a caccia di pesciolini. Anch’io mi sono trovato, più di una volta, ad essere uno dei suoi “amici” di bevuta.

Era un’anima candida, un’anima persa, sospesa… in una società frettolosa e distratta. C’era chi lo prendeva in giro e lo beffeggiava. Lui li guardava con uno sguardo dolce e un triste sorriso, interessato e accettava di buon grado l’offerta.

‘A GAGGIANÈLLE

‘Nge sá chi j’avève dáte ‘u soprannóme…
Forse pecchè a máre, velanne ‘u gabbjáne
ce tuffe, acchjappe ‘u pésce e ce allundáne
j’aveváne affebbejáte quillu nóme:

ca ’ndu bar stennève lèste ‘a máne
pe’ bève vine o birre…sènza ‘a shcume.
Da gaggiáne addeventáve gnòme
da gaggianelle addeventáve cáne.

C’a còde ‘a mmizze ‘i còsse ce ne jáve
scennechejanne come e ‘nu sciancáte
a gènte ‘u sfuttève e ‘u cementáve.

Ce ne ‘hé jute cèrte ‘n Paradise
pecchè jève ‘n’anema scartáte
c’u sguardo triste e ‘n mócche ‘nu surrise.

È murte zite, zitte!
Povere e malate e arréte cia purtáte
‘i catteverje de gènte screjanzáte.

LA GABBIANELLA

Non so chi gli aveva dato il soprannome…
Forse perché in mare, volando il gabbiano
si tuffa, afferra il pesce e si allontana
gli avevano affibbiato quel nome:

perché nel bar stendeva velocemente la mano
per bere vino o birra…senza la schiuma.
Da gabbiano diventava gnomo
da gaggianella si comportava come un cane.

Con la coda fra le gambe se ne andava
e dondolando come uno sciancato
la gente lo sfotteva e lo prendeva in giro.

É andato certamente in Paradiso
perché era un’anima messa da parte
con lo sguardo triste e un sorriso sulle labbra.

È morto in silenzio!
Povero e malato e con lui s’è portato
le cattiverie di gente senza cuore.

Saverio Metere

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Saverio Metere è nato a Termoli il 23 settembre del 1942. Vive e lavora a Milano dove esercita la professione di architetto libero professionista. Sposato con Lalla Porta. Ha tre figli: Giuseppe, Alessandro, Lisa. Esperienze letterarie. Oltre ad interventi su libri e quotidiani, ha effettuato le seguenti pubblicazioni: Anno 1982: Lundane da mazze du Castille, Prima raccolta di poesie in vernacolo termolese; anno 1988: I cinque cantori della nostra terra, Poeti in vernacolo termolese; anno 1989: LUNDANANZE, Seconda raccolta di poesie in vernacolo termolese; anno 1993 da Letteratura dialettale molisana (antologia e saggi estetici–volume primo); anno 1995: da Letteratura dialettale molisana (antologia e saggi estetici–volume secondo); anno 2000: I poeti in vernacolo termolese; anno 2003 (volume unico): Matizje, Terza raccolta di poesie in vernacolo termolese e Specciamece ca stá arrevanne Sgarbe, Sceneggiatura di un atto unico in vernacolo termolese e in lingua; anno 2008: Matizje in the world, Traduzione della poesia “Matizje” nei dialetti regionali italiani e in 20 lingue estere, latino e greco.

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