
“Essendo in cura da “dottoroni” di fuori regione, la mia diffidenza ed incredulità che mi assaliva in quel momento ha rasentato l’offesa nei confronti dei medici presenti in quel turno – si legge ancora sulla missiva -. Tuttavia si decise per la soluzione che poi si è rivelata la più saggia e meno rischiosa. Di questa esperienza mi preme soprattutto sottolineare che al di là dei risultati che purtroppo non possono essere sempre positivi come è capitato a me, l’umanità era ed è uno strumento essenziale per questo particolare lavoro, che lenisce il dolore al pari di una medicina, ed io in questo reparto di umanità ne ho trovata veramente tanta”.
















