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LARINO _ “Ci sono silenzi che spiegano molte cose” – raccontava un signore, commentando la vicenda dell’ospedale di Larino e della sanità molisana – silenzio inspiegabile, non una parola, almeno una, per confortare le pecorelle di una città che rischia di perdere, con l‘ospedale, anche la memoria. E di Larino il popolo…” .   

Ma non è la questione del silenzio che più mi accalora in questo momento in cui, dopo la imponente manifestazione, maltrattata, salvo alcune eccezioni, da un palcoscenico dove tutti avevano cura di recitare la propria parte pensando al proprio domani e non all’ospedale, c’è la necessità di portare intorno ad un tavolo i protagonisti e ragionare.

In primo luogo, il Presidente della Regione Michele Iorio (non ho detto Florio) e il sindaco di Larino, che, dopo aver “usato” lo spirito e i toni della protesta popolare, cerca, con un’altra furbata di giustificare la mancata convocazione del consiglio comunale monotematico, così come richiesto dai consiglieri di opposizione, me compreso. In secondo luogo una rappresentanza del comitato pro ospedale, del personale medico dei due ospedali di Termoli e Larino, i sindacati e i sindaci  del Basso Molise, per discutere la proposta, la sola che finora è stata fatta, quella dei consiglieri comunali di opposizione, ed anche la sola alternativa alle indicazioni riportate dalla delibera, la famosa 1261 del 28 novembre scorso.  

 Una proposta che, ascoltando l’intervista dell’Assessore Vitaliano, sul tg di teleregione delle ore 14 di venerdì, trova consensi all’interno della maggioranza, visto che afferma che “la politica deve curare gli interessi della gente, deve capire che l’interesse della nostra gente è di avere una buona sanità in un buon posto” . Personalmente sono d’accordo se per “buon posto” vuol dire una struttura all’altezza del compito, come sono d’accordo quando ammonisce “Noi abbiamo numeri nella nostra terra, tra Termoli e Larino, rispetto a due ospedali, che non giustificano la permanenza di un ospedale solo”. 

Credo, affermando il mio consenso, di esprimere anche il pensiero degli altri tre consiglieri di opposizione, Cataffo, Di Bello e Pizzi, firmatari come me di una proposta che ha due pilastri che, non solo servono a dare un futuro all’ospedale di Larino ed a quello di Termoli, attraverso un accorpamento delle due strutture per avere, con le eccellenze, una risposta alta alla domanda di salute e di benessere della popolazione del Basso Molise, ma anche per essere di esempio all’intera sanità molisana che non può continuare a vivere di sprechi.  

Due ospedali che devono operare, attraverso le regole, ma, anche, il dialogo e la solidarietà, senza doppioni, con pari dignità e con pari opportunità. Non quello che ha prodotto la delibera di Iorio e la determina di Florio in questi giorni, che dimostra che si vuole un accorpamento tra una struttura che già in partenza si ritiene di serie A ed, un’altra, il caso dell’ospedale di Larino, che viene, giorno dopo giorno, squalificata senza una ragione per arrivare subito nella serie cadetta e poi sparire. No, non è questo l’accorpamento che noi sosteniamo dal mese di ottobre con un atto scritto e interventi verbalizzati. 

L’altro pilastro è il discorso delle eccellenze che non mancano a Larino e della necessità di integrarle e rafforzarle con altre di cui il Molise non ne può fare a meno. Vedi la crescita del numero degli anziani; le malattie dovute ad una errata alimentazione; quelle derivanti da inquinamento o allergie, e altro ancora. Problemi che portano la nostra gente ad andare altrove e, quindi, a sperperare risorse e immagine. 

Ed anche qui sono d’accordo con Vitaliano quando dice “Una buona sanità di qualità perché il nostro fondo sanitario permette di avere una buona sanità, però se la razionalizziamo – e poi conclude – non dobbiamo chiudere nulla, ma dobbiamo avere in ogni area tutto quello che ci serve. Quindi, le risposte per gli anziani, le risposte per gli acuti, le risposte per i traumi, una buona chirurgia …una grande ostetricia,  una grande chirurgia, ma abbiamo anche della neurochirurgia, della neurologia. Sennò insisto, noi massacreremo la nostra sanità e andremo ad arricchire la sanità degli altri”.  

Prendo atto di queste dichiarazioni perché possono tornare utili per il tavolo della discussione, dove è possibile trovare, così, l’accordo, nel momento in cui il ragionamento politico prende il sopravvento sulle furbizie, le demagogie, l’incapacità di guardare oltre la punta del proprio naso, ed entra nel merito delle questioni per affermare i punti che devono servire a riorganizzare la sanità molisana.  

Certo, ne sono pienamente consapevole, questa riorganizzazione porta a rivedere una cultura politico-amministrativa, ormai estesa, che ha cancellato la progettualità e la programmazione a vantaggio dello spreco, del sottogoverno e della improvvisazione. In questo senso Vitaliano deve porsi molte domande circa le sue personali responsabilità e Iorio deve giustificare questo suo vezzo di non badare a spese  pur di privilegiare gli amici ed i familiari.

 Tutto questo non esclude, sia chiaro, la convocazione del consiglio comunale, anzi rafforza la richiesta e la sua urgenza per renderlo premessa indispensabile per chiarirsi le idee ed arrivare al tavolo della trattativa con una proposta condivisa, sapendo che non si parte da zero, anzi esiste, da tempo, una base che, accantonata dall’amministrazione comunale e dal comitato, altri l’hanno fatta propria. 

Sta qui la convinzione, mia, di Larino viva e delle altre forze dell’opposizione che il nostro ospedale si può salvare e, con esso, tutta la sanità molisana.  Per cogliere questo obiettivo non servono le prime donne, né le strumentalizzazioni, né le demagogie, ma comportamenti trasparenti, umiltà, impegno e determinazione e unità. In questo senso ognuno deve fare un passo indietro, in primo luogo Iorio e Giardino, per bloccare il percorso tracciato e dare prospettive di rilancio al nostro ospedale.                                                                                                                                  Pasquale Di lena   

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