Nel testo dell’interrogazione Di Pietro ha riportato i riferimenti citati dal Procuratore Romanelli come esempio di cattiva amministrazione della cosa pubblica. In particolare, quello di Molise Acque e dell’Arsiam passando dall’allarme per il ricorso ad un numero consistente di consulenze di dubbia utilità e trasparenza affidate dalle pubbliche amministrazioni. Tali consulenze, infatti, mascherano vere e proprie assunzioni di personale per l’espletamento di ordinarie attività istituzionali (ovvero di cui non sono ben chiari i contenuti e l’utilità). È stata registrata inoltre, come ricordato dalla Procura della Corte dei Conti – la mancata osservanza dei tetti di spesa fissati dalla legge, l’attribuzione di compensi sproporzionati rispetto alla natura e all’oggetto dell’incarico, la violazione del criterio di oggettiva trasparenza durante le specifiche operazioni di selezione. In questi casi, diversi e a più livelli, si incorre sistematicamente in sanzioni pari allo stesso importo dell’incarico affidato.
“Le numerose indagini della magistratura contabile – si legge nel testo dell’interrogazione – hanno ormai rivelato come, la struttura messa in piedi di assunzioni, attribuzioni di cariche sociali e favoritismi nei confronti dei privati, non si possa esattamente definire finalizzata a una più efficiente ed oculata gestione dei servizi pubblici bensì strumentalmente diretta a sottrarsi alle stringenti regole del patto di stabilità, se non proprio ad esclusivi fini clientelari” . Alla luce di tutto ciò, ad avviso dell’on. Di Pietro, oltre alle responsabilità amministrative o penali, è messo in pregiudizio un uso responsabile di denaro pubblico, con una grave ricaduta sulla spesa e sui contribuenti. È per questo che il presidente dell’Italia dei Valori ha inteso sollecitare i ministri competenti affinchè intervengano con strumenti atti a porre rimedio all’ allarmante situazione riscontrata nella nostra regione.
Di seguito il testo integrale dell’interrogazione: INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Di Pietro.
– Ai ministri della Pubblica amministrazione e della semplificazione e dell’Interno -. Per sapere – premesso che: l’8 marzo u.s., nel corso di una conferenza stampa, il presidente della Corte dei Conti del Molise – Michael Sciascia – ha affermato che il valore delle condanne inflitte nei confronti di amministratori pubblici e’ stato, in un anno, di un milione e 168mila euro. Al primo posto, nell’elenco degli sperperi, c’è la sanità, ma anche il settore delle opere pubbliche e la gestione del personale; nella nota del presidente si legge, proprio riguardo quest’ultimo campo, “si denotano cedimenti all’illegalità con scarsi controlli sul rispetto dell’orario di servizio, corresponsione di incentivi a pioggia, compensi ed indennità speciali senza alcun collegamento all’effettivo svolgimento delle particolari mansioni che li giustificano o con il raggiungimento degli obiettivi, che spesso non sono stati nemmeno posti, e con il ricorso disinvolto alle consulenze esterne, peraltro molto gravose per l’Erario, pur in presenza di adeguate professionalità non valorizzate esistenti nell’apparato amministrativo”. Il 9 marzo u.s. è stato inaugurato l’anno giudiziario 2012 con la relazione illustrata del procuratore della Corte dei Conti del Molise – Francesco Paolo Romanelli – che riporta un elenco di casi di mala gestio messi in campo da enti locali e amministrazioni, ma soprattutto, dalle società pubbliche partecipate riconducibili alla Regione Molise; Molise Acque – ente sub regionale le cui quote fanno capo alla regione Molise – è stata condannata a risarcire oltre 2 milioni di euro per avere affidato la costruzione di un acquedotto a 4 impiegati sprovvisti del titolo di studio necessario – laurea in ingegneria – per progettare le opere dell’appalto.
Il Tar prima e il Consiglio di stato poi hanno condannato Molise Acque ad un risarcimento del danno di oltre 2 milioni di euro in favore dell’impresa seconda classificata determinando così un grave danno erariale di pari importo all’ente sub regionale; è stata evidenziata una mancanza di trasparenza nella gestione di risorse pubbliche all’interno dell’Arsiam – agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura in Molise – anch’esso ente sub regionale; la Corte dei Conti ha appurato l’illecita liquidazione di indennità non dovute in favore del direttore regionale per un ammontare di circa 179.000 euro e rimborsi spese non dovuti in favore del Presidente per un importo di circa 11.000 euro; la Procura della Corte dei Conti ha riscontrato un numero consistente di consulenze di dubbia utilità e trasparenza affidate dalle pubbliche amministrazioni: si passa dall’affidamento di consulenze che mascherano vere e proprie assunzioni di personale per l’espletamento di ordinarie attività istituzionali – ovvero di cui non sono ben chiari i contenuti e l’utilità – alla mancata osservanza dei tetti di spesa fissati dalla legge, all’attribuzione di compensi sproporzionati rispetto alla natura e all’oggetto dell’incarico, alla violazione del criterio di oggettiva trasparenza durante le specifiche operazioni di selezione; in questi casi, diversi e a più livelli, si incorre sistematicamente in sanzioni pari allo stesso importo dell’incarico affidato; la Procura della Corte dei Conti ha affrontato il caso di un soprintendente ai beni culturali della Regione Molise che ha autorizzato un’impresa privata a stendere del misto di cava su un antico tratturo di epoca sannitica e dal notevole interesse archeologico alterandone profondamente i caratteri originari così da consentire il passaggio degli automezzi in direzione dell’impianto eolico realizzato dalla stessa impresa; la Corte dei Conti ha contestato al soprintendente una “macroscopica negligenza e imperizia, tradottasi in oggettivi e indebiti vantaggi ottenuti dall’impresa privata” richiedendo un risarcimento pari a circa 1.140.000 euro; le numerose indagini della magistratura contabile hanno ormai rivelato come, la struttura messa in piedi di assunzioni, attribuzioni di cariche sociali e favoritismi nei confronti dei privati, non si possa esattamente definire finalizzata a una più efficiente ed oculata gestione dei servizi pubblici bensì “strumentalmente diretta a sottrarsi alle stringenti regole del patto di stabilità, se non proprio ad esclusivi fini clientelari” -: ad avviso dell’interrogante i fatti esposti, oltre alle responsabilità amministrative o penali, mettono in pregiudizio l’uso responsabile di denaro pubblico, con grave ricaduta sulla spesa e sui contribuenti, quali siano gli orientamenti dei ministri in indirizzo in ordine ai fatti indicati in premessa e con quali strumenti intendano porvi rimedio
DI PIETRO