
Si prevede che la fuoriuscita di petrolio a 1500 metri di profondità non potrà essere arrestata prima di due o tre mesi e secondo gli esperti gli effetti negativi di questa catastrofe ambientale sulle coste potrebbero farsi sentire ancora tra 50 anni; – l’amministrazione Obama non ha escluso una pausa delle trivellazioni offshore fintanto che le società’ petrolifere non di
Considerato che: – delle 115 piattaforme estrattive off shore italiane (99 dell’Eni e 16 dell’Edison) le principali si trovano nel canale di Sicilia e in Adriatico, mentre una è nel mar Ionio, davanti a Crotone; – in Sicilia gli impianti sono stati costruiti nel tratto di mare compreso tra Pozzallo, all’estremità sud-est dell’isola, e Gela; – tre sono le piattaforme in mare davanti ad Ortona, in Abruzzo, mentre una si trova più a sud, all’altezza di Brindisi. Gli impianti sono presenti anche nell’Adriatico settentrionale, ma in questo caso si tratta di piattaforme per l’estrazione di gas e metalli presenti nel fondo marino; – alle piattaforme fisse vanno aggiunte quelle mobili, per la ricerca di nuovi giacimenti. Si tratta quasi sempre di grosse navi che perforano il fondale marino alla ricerca di petrolio, gas o metalli; – l’Italia, secondo fonti qualificate, ha concesso l’autorizzazione ad iniziare i sondaggi ad almeno 16 piattaforme mobili, la maggior parte appartenenti a compagnie straniere come Northern Petroleum, Petroceltic e Puma.
Sette sarebbero le regioni coinvolte: Puglia, Emilia Romagna, Marche, Sicilia, Sardegna, Abruzzo e Molise. A questi interventi, infine, vanno aggiunte un’altra decina di procedure di Via (la valutazione d’impatto ambientale) in corso e in attesa di autorizzazione; – le ricerche sottomarine in corso e di prossimo avvio nei fondali dell’Adriatico fanno intravvedere ulteriori e pericolose ricadute in una regione già fortemente compromessa in termini di inquinamento derivante dalle attività di perforazione ed estrazione del petrolio, da incidenti nel trasporto marittimo e dalle operazioni di carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio delle cisterne delle petroliere; – anche se le perforazioni off shore in Italia avvengono a profondità molto inferiori (150-200 metri) rispetto ai 1500 metri dell’impianto della Louisiana, i rischi legati all’attività estrattiva delle piattaforme petrolifere non possono essere sottovalutati e le conseguenze di un incidente che si verificasse in prossimità delle coste dell’Adriatico sarebbero catastrofiche per l’intero bacino, stante la sua caratteristica di mare semichiuso ed il suo delicato equilibrio ambientale;
Si chiede di sapere: – se per le piattaforme petrolifere già operanti nel mare Adriatico o di prossima attivazione le previste procedure di valutazione dei rischi legati all’attività estrattiva sono state condotte con il massimo rigore scientifico e fondate sul principio di precauzione ambientale; – se sono stati attentamente analizzati e verificati i sistemi di sicurezza degli impianti estrattivi off shore – anche sulla scorta del recente disastro verificatosi nel Golfo del Messico – ed approntati adeguati piani di emergenza; – se sono state esaustivamente analizzate e valutate, dal punto di vista sia economico che dell’impatto ambientale, le conseguenze di un possibile incidente legato all’attività estrattiva off shore in Adriatico; – se sono disponibili ed utilizzabili procedure e strumenti giuridici per il recupero totale delle somme dovute, a titolo di risarcimento danni, dalle società responsabili della gestione degli impianti petroliferi; – se il Governo abbia correttamente valutato se il beneficio economico della produzione petrolifera dell’area adriatica possa giustificare il rischio di effetti dirompenti sull’ecosistema marino, già oggi oltremodo fragile, e di danni economici gravissimi al complesso delle attività umane al mare strettamente connesse.
Sen. Giuseppe ASTORE
Sen. Francesco FERRANTE
Sen. Roberto Della Seta
Sen. Sebastiano BURGARETTA APARO