Questo comportamento aziendale è reso possibile dallo smantellamento dei diritti e delle regole di gestione delle relazioni che gli accordi-vergogna hanno provocato e che la FIAT continua ad attuare, nonostante le tante sentenze contrarie e nonostante il recente pronunciamento della Corte Costituzionale che ha sancito l’illegittimità dell’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori e, quindi, anche del comportamento della FIAT, che negava ingiustamente alla FIOM – come ha stabilito la Corte delle Leggi – la rappresentanza in azienda perché non aveva firmato il Contratto Collettivo Specifico di Lavoro.
Ed ora accade che FIAT, anziché mitigare le sue azioni e rientrare nell’ambito di normali relazioni industriali, ha deciso di innalzare il livello dello scontro – ma di abbassare quello morale – colpendo, perché più deboli, i singoli lavoratori, come già aveva fatto togliendo parte della retribuzione a chi era iscritto alla FIOM. Ancora una volta assistiamo ad un’applicazione delle legge, ivi compresa quella sui congedi parentali, pretestuosa e volta a raggiungere altri scopi, che non sono quelli perseguiti dalla legge. Siamo di fronte all’ ennesimo episodio che dimostra la volontà della Fiat di cancellare i diritti dei lavoratori.
La Fiat non può sostituirsi al legislatore, che ha creato uno stato sociale e se ritiene che qualcuno abusi delle leggi deve rivolgersi agli enti competenti. Non si esclude il verificarsi di altri licenziamenti nello stabilimento di Termoli, ma si confida nella Giustizia e si auspica che ponga un argine a quello che sembra un nuovo e plateale attacco ai diritti dei lavoratori.