SaverioMetere
Saverio Metere
TERMOLI _ «Famiglie» è il titolo dell’ultimo lavoro di Saverio Metere, architetto e noto poeta termolese. Il libro racconta la saga familiare della famiglia del posto, i Limongi sullo sfondo di una città in preda al boom economico degli anni ’70 con l’avvento della Fiat ed i cambiamenti radicali di un borgo marinaro trasformatosi in una cittadina industriale. Un sapiente parallelismo tra le vicende della famiglia locale con quelle polemiche ed economiche di Termoli ha creato un intreccio indissolubile tra fatti privati e pubblici intriso di sentimenti e passioni entrati a far parte degli annali della storia e della evoluzione della città.

Un libro che ripercorre i principali avvenimenti accaduti a Termoli nel dopoguerra guardati con gli occhi dei componenti dei “Milongi” ma assolutamente avvincente che si legge tutto d’un fiato.  La pubblicazione, edita da “Tutti Autori” sarà presentata domani pomeriggio alle 19 dall’autore nella Galleria d’Arte Contemporanea di Termoli alla presenza di amministratori locali. Il libro è nelle librerie di Termoli ed in alcune edicole del centro città.

Saverio Metere, poeta ma anche scrittore. Ha appena concluso un’altra sua “fatica”, cosa l’ha ispirata a scrivere Famiglie?
Famiglie è la storia di una delle tante famiglie di Termoli anche se il suo percorso si può riscontrare in molti altri termolesi, però io ho legato questa famiglia in particolare al percorso che ha fatto il paese nel primo dopoguerra, inizio del boom economico.

Perchè questo parallelismo che poi è il filo conduttore di tutta la storia?
Perchè le vicende familiari e quelle di Termoli hanno percorso strade parallele, simili come quelle di una famiglia di artigiani del posto che lavoravano le lamiere. Poi si sono avvicinati al commercio per diventare in tempi rapidi imprenditori. Tutti loro hanno scoperto una vena imprenditoriale, un fiuto per gli affari che gli ha permesso in pochissimo tempo di mettere su delle attività che sono state tutte redditizie: commercio all’ingrosso, al minuto, mercati. Spaziavano dal produttore al consumatore. Nel libro c’è scritto che hanno messo su una fabbrica di alluniminio chiamando un tornitore da Napoli per fare pentole che esportavano in tutto in Molise. Avevano l’intuito commerciale è innegabile. Con l’avvento della plastica hanno dismesso l’alluminio riconvertendo i prodotti in poco tempo. Si adoperavano in maniera laboriosa per serive il prodotto innovativo ai termolesi. Una particolarità che ricordo chiaramente è che si servivano sempre dei loro prodotti. Nel periodo dei pomodori, ad esempio, li andavano a prendere personalmente con i loro autotreni e li lavoravano. Questi sono i Milongi.

Il parallelismo con il paese è molto stretto. Nel ’47 Termoli era un borgo, era un paese di pescatori, c’erano ancora le paranze. Dopo la guerra furono usati per primi dai fratelli Recchi, che erano marchigiani, i motori dei carrarmati lasciati dagli inglesi a Termoli sulle barche. Ed i primi pescherecci sono stati adattati in questo periodo, intorno al ’50 e così si è evoluta la pesca a Termoli e le esportazioni di pesca sono iniziate anche verso altre regioni affacciate sul Tirreno. Poi nel ’58 è arrivata la Fiat, Lapenna è riuscito a portare una realtà così grossa.

L’unico politico che veramente ha voluto bene a Termoli è stato Lapenna, è stato un politico lunimirante. Era amico di “merende” di Daimmo, Aldo Villa, Fernando Tutolo e si ritrovavano per cenette tutte le sere a casa mia, quando io ero molto piccolo. Spesso non riuscivo a dormire a causa delle loro chiacchiere. Poi è arrivato anche l’ospedale che da piccolo piccolo è diventato il San Timoteo. Queste date: dopoguerra, primo boom economico le ho legate  al disseppellimento di mio nonno, nonno Egidio, alla morte di nonna Coletta che è morta nel 63 e per caso siamo a fine guerra e boom economico.

In questo arco di tempo avviene tutto. Tornando ai Limongi sono stati i primi a fare il cinema, ricordo il Cinema Moderno, cheIl libro praticamente era una grossa costruzione brutta esternamente ma dentro era stata fatta con un certo criterio. Dopo 10 anni fu restaurato e diventò anche teatro. Ad un certo punto oltre ai film sono state proiettate anche trasmissione televisive come Lascia o raddoppia, all’epoca molto popolari e seguite. Era una cosa incredibile il cinema, fece il fumo. La gente dopo la guerra voleva dimenticare e quindi il cinema piaceva, spopolava. La guerra la vedeva solo sullo schermo.

Questo parallelismo, la famiglia ed il paese, sono delle convergenze parallele: famiglia e paese fino al 63.

Le vicende familiari solitamente seguono percorsi singolari, a volte originali. Ci racconta qualche particolarità di questa saga?
Per quanto riguarda la famiglia, gli zii con l’educazione che ci hanno dato, sono riusciti ad amalgamare ed avvicinare i cugini tra di loro più dei fratelli. Questo fatto ci ha legato ed è stata una mossa strategica, ci hanno educato a questo affetto trasversale che deriva dal fatto che la Famiglia doveva essere una e solidale. Stavamo sempre insieme dalla mattina alla sera però poi tornavamo ognuno a casa nostra.

Le famiglie sono in un certo senso come la politica. Hanno percorso magari insieme molti anni poi però si sconciano e poi  magari tornano insieme. E’ lo stesso percorso della politica anche se la Famiglia Limongi di politica non ha mai capito niente.

C’è un messaggio finale nel libro?
Si c’è ed è nelle mani della mia ultima poesia che è Matizje. E’ un messaggio laico: ognuno deve vivere secondo quello che sono i principi morali e deve vivere in modo da poter essere soddisfatto della sua vita. Nella vita devi fare quello che senti di fare. Io ho fatto l’architetto perchè volevo creare qualcosa e sono contento del mio percorso e di quello che ho conquistato.