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AntonelloManocchio 2018
Antonello Manocchio

TERMOLI – Si approssima a Termoli, come in altri Comuni molisani, tempo di elezioni. In questa fase, in cui si lavora febbrilmente per riproporre una sinistra alternativa, che recuperi idee, voci e saperi dal disimpegno, dal civismo militante, dall’astensionismo, dalla confusione, non si possono non fare i conti con una forza politica che, pur non essendo di sinistra nella realtà politica fattuale, a sinistra di danni ne ha fatti tanti…

Una riflessione politica sul Partito Democratico ci pare un fatto ineludibile, così come non si può sorvolare sull’ennesima e sbandierata kermesse delle primarie, mutuata dal modello statunitense, che di fatto ha costruito le premesse per il fallimento della partecipazione popolare alla politica, qui come oltreoceano. I dati sono inconfutabili: da quando è stato implementato questo strumento, la partecipazione è crollata rovinosamente. 
Il sistema maggioritario che lo caratterizza, infatti, storicamente allontana i cittadini poiché si risolve tutto in un limitante processo di delega al maggiorente di turno, nazionale o locale che sia. Emerge così la primazia dell’uomo sulle idee e la vana speranza nel “leader” della provvidenza che risolleverà le sorti del nostro futuro e preconizzerà il raggiungimento di chissà quale “Eldorado”. Purtroppo, rimangono solo pie illusioni: l’astensionismo elettorale ha raggiunto livelli di guardia preoccupanti per un Paese che vuole definirsi democratico, ormai un elettore su due mediamente non vota più.
Intendiamoci, non è certo volontà del sottoscritto lanciare qui invettive contro una forza politica o contro chi, in buonissima fede, ha inteso partecipare alle primarie con la speranza di cambiare la natura di un partito collocato organicamente e inesorabilmente dentro la narrazione liberista (e che prosegue indifferentemente a difenderne le scelte). Tuttaltro, io leggo in questa partecipazione – seppure fortemente declinante – un desiderio di persone, acritico ma sincero, di ricostruire finalmente una grande e vera sinistra nel Paese. A mio modesto parere, sbagliando modo e merito: poiché non è questo l’obiettivo del Partito Democratico, che ha fatto una scelta politica di campo ben precisa, ma che su questa spinta emotiva sta ricostruendo il proprio “camaleontico” rilancio.
Proprio per questo, io credo che bisogna fare massima chiarezza a sinistra e con dati di fatto, per scongiurare dannose disillusioni che poi allontanano in tantissimi dalla politica, piuttosto che alimentare consenso “disperato” verso il populismo a 5 stelle (consenso che adesso veleggia addirittura verso la reazione leghista). Io penso che una Sinistra a Termoli (in questo caso una Rete della Sinistra Termolese) non abbia ragione di essere se non definisce in modo netto, oltre al “chi siamo” e il “cosa vogliamo”, il “dove stiamo”.
Intendiamoci, se il Partito Democratico dovesse d’emblée fare abiura politica di tutte quelle misure economiche repressive e antioperaie realizzate – peraltro, con il beneplacito di tutti e tre i candidati alla segreteria nazionale del PD! – che hanno colpito indistintamente tutti gli strati della popolazione e favorito banche e imprese, non potremmo che rallegrarcene tutti. Ma, ad oggi, questo non si da e il Partito Democratico non può quindi rappresentare un interlocutore politico né credibile e né politicamente compatibile. Va rilevato, anzi, che si tratta di un avversario pericoloso e subdolo, persino più della destra governativa e non, che invece si palesa subito per quel che è (alla quale lo stesso PD non riesce neppure a fare una degna opposizione in parlamento). Questo perché la nascita di un’alternativa reale farebbe “piazza pulita” di un certo pseudo-sinistrismo e aprirebbe occhi e coscienze a quella popolazione che invece crede sinceramente nell’affermazione di obiettivi politici progressivi e avanzati nella nostra società. 
Calando queste riflessioni generali nella nostra realtà molisana, la situazione diviene ancora più lampante. Basta osservare, infatti, chi si avvia a conquistare il “trono” del PD molisano: tal Vittorino Facciolla (ex assessore regionale della giunta Frattura) un elemento che politicamente, neppure con la fantasia più iperbolica, sarebbe possibile ipotizzare di sinistra e che tenderà, verosimilmente, a consolidare l’asse politico con l’attuale sindaco di Termoli e avallare le scelte amministrative effettuate e che ancora combattiamo politicamente. In testa a tutte, la battaglia contro il Tunnel e la cosiddetta riqualificazione di S. Antonio e Pozzo Dolce (ribattezzato “Grande Scempio” dai comitati No Tunnel).  Pertanto, tornando alla cruda realtà, quale speranza potremmo nutrire a Termoli per una forza politica così collocata e che andrà verso una direzione di questo tipo?
Ma c’è qualcosa in più che dovrebbe far riflettere e forse far preoccupare l’amministrazione comunale termolese, che ha ben poco da cantare vittoria sugli esiti delle primarie. Leggendo i giornali di informazione, infatti, si apprende che a Termoli hanno votato poco più di un migliaio di persone (dato generale non certo eclatante se confrontato alla popolazione e alle primarie passate). Si apprende, inoltre, che il candidato vincente, amico e sostenitore politico dell’amministrazione termolese, racimola 600 voti nel comune adriatico: non ci pare davvero un risultato così lusinghiero, al contrario, si potrebbe definire piuttosto modesto. Dunque, il PD termolese (quello vicino al sindaco di Termoli) con i vari sostenitori e fautori dell’amministrazione termolese si riducono a poco più di un mezzo migliaio di votanti. Il loro massimo sponsor regionale è in lizza per la presidenza del PD e non riescono neppure a farlo “stravincere” alle primarie cittadine. Anzi, le liste contrapposte recuperano insieme l’altro 50% dei voti espressi. E’ un dato quest’ultimo che dovrebbe far meditare rispetto al gradimento e alla capacità di movimentazione di questa amministrazione e del suo partito politico di riferimento a Termoli. 
Da questo si capisce anche perché il sindaco di Termoli abbia contrastato in modo così ostinato il referendum cittadino sul tunnel proposto dai comitati: proprio per il terrore di essere malamente sconfitto! Sarebbe stato un colpo mortale inferto alla sua immagine e credibilità politica, persino in presenza di un istituto di partecipazione solo consultivo. Si accenna, giusto per dovere di cronaca, che la manifestazione NO TUNNEL con corteo tenutasi a Termoli un po’ di tempo fa, e che portò in piazza circa diverse centinaia di persone contro l’amministrazione (fattispecie ben diversa dalle primarie), il sindaco la irrise, a suo dire, per la portata numerica di quel “dissenso”. Per non parlare, inoltre, dello snobismo verso la formale petizione popolare che chiedeva le sue dimissioni, firmata da migliaia di cittadini termolesi. 
In effetti, bisognerebbe ricordare che questa amministrazione targata PD vinse le scorse elezioni amministrative con l’appoggio determinante di una parte dei voti della destra, con cui aveva stretto una salda e organica alleanza elettorale e così poté aver ragione del candidato “ufficiale” del centrodestra al ballottaggio. E’ opportuno anche ricordare che il candidato a sindaco della coalizione di sinistra, Paolo Marinucci, a quelle elezioni raccolse circa 4000 voti nelle urne elettorali, in contrapposizione anche al lanciatissimo Movimento 5 Stelle, quest’ultimo addirittura surclassato numericamente. 
Ad ogni buon conto, l’esito delle primarie a livello regionale presumibilmente spianerà la strada alla ricandidatura dell’attuale sindaco di Termoli, Angelo Sbrocca, che in caso di vittoria, proseguirà col suo programma “liberista” di privatizzazione dei beni comuni, del territorio e dei servizi pubblici (in buona parte lo ha già implementato!), il tutto “condito” dal dirigismo della giunta e dalla esclusione dalle scelte della comunità cittadina. In questo ipotetico ma realistico quadro futuro, ecco che tutte le illusioni di chi spera in un cambiamento attraverso il Partito Democratico si infrangono come onde sugli scogli… Proprio per questo intendiamo parlare anche agli elettori del PD che si sentono sinceramente a sinistra, illusi appunto che qualcosa possa cambiare in quel partito e che saranno costretti invece a fare i conti con una realtà ben diversa.
 
In effetti, questo appello vale anche per gli elettori antifascisti e più progressivi del Movimento 5 Stelle che votandoli hanno permesso, loro malgrado, l’alleanza con la Lega e la progressiva realizzazione del suo programma fascistoide. L’auspicio è che questi elettori, gabbati e disillusi, tornino invece ad alimentare il “popolo della sinistra” e a far quotare una proposta politica che guardi davvero a sinistra, nei contenuti e nella forma, a Termoli come altrove. Ovviamente, come protagonisti di questo processo di costruzione e non come “portatori di acqua” presso un gazebo.
Oggi la Rete della Sinistra Termolese ha questo compito gravoso ma necessario, ricostruire e riconnettere tutte le anime disperse della sinistra (radicale, movimentista, esistenziale, civica, comunista, ambientalista, antiliberista, di classe, anticapitalista, confusa, delusa,ecc. ecc.) e tutto quanto si agiti e abbia sincera volontà di unirsi in questo nuovo “fronte di liberazione”. Tutto nella chiarezza programmatica e nel rispetto delle appartenenze, contrastando anzitutto l’ottica liberista e autoritaria che pervade questa amministrazione, che verosimilmente non demorderà per le prossime amministrative e che suggellerà disinvoltamente alleanze politiche a destra e a manca pur di mantenere in mano il potere cittadino. 

Di valori e di piani programmatici per la città avremo modo di parlarne approfonditamente e dettagliatamente in prossimi interventi, poiché questi sono la cifra principale attraverso cui potersi definire alternativi e a sinistra, al di là delle declamazioni elettorali. Intanto, registriamo il fatto fondamentale, ovvero, che spazio per la sinistra ce n’è, ma per conquistarlo bisogna che in tanti superino le illusioni e guardino la realtà per quella che è, con la dignità e la determinazione di chi non vuole farsi più abbindolare dai “camaleonti” e dai “gattopardi” della politica.

Antonello Manocchio

 

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