Sig. Presidente,

Le rivolgo questo appello in qualità di donna e mamma molisana, avendo più volte avuto testimonianza della Sua generosità ed altruismo. Nutro la speranza che , attraverso le mie parole Lei possa percepire tutta la frustrazione e l’amarezza che anima il cuore delle 35.000 persone distribuite nei 14 comuni del cratere sismico ( terremoto 2002).Sono certa che non abbia dimenticato questo lembo d’Italia, che per i travagli ed i lutti causati dal sisma è rimasta nei cuori dell’intera umanità.
Noi, con l’ingenuità e la fiducia che riserviamo al nostro prossimo, ingannati da promesse che avevano il solo scopo del consenso elettorale, riteniamo di essere  vittime di un ingiustificato atto di iniquità. Questo territorio già povero di risorse,  più volte in passato maltrattato e penalizzato da una politica che toglie ai poveri per dare ai ricchi, è stato lentamente sfogliato e privato di strutture e servizi;  ed oggi vede compiersi uno degli atti finali.

Con la delibera n° 1261 del 28 novembre 2008,  e successivi provvedimenti, si sopprimono all’ospedale “ Vietri” di Larino, i reparti di Pediatria-Nido, Ostetricia, Ginecologia e con un ridimensionamento drastico si mortificano tutti i sui punti di eccellenza, pur essendo ubicato in un’area povera di servizi, seppure  abbia avuto una gestione virtuosa , si decide in nome del Piano Sanitario Regionale, per un accorpamento di reparti e servizi a beneficio dell’altro ospedale situato sulla costa, ed in contemporanea a tale provvedimento si implementano e potenziano altre strutture ospedaliere pubbliche di unità stroke unit.
Nell’operazione di riordino non si è data nessuna importanza alla funzione socio- economico che il “Vietri” ricopre: a nulla è servito far notare che l’intera Larino si è sviluppata intorno al suo ospedale, come a nulla è servito far notare che l’intera economia del paese ruota intorno ad esso; i tanti operatori commerciali possono ben dunque, andare ad ingrossare le file dei disoccupati.
Nessun privilegio per un ospedale che fu il fulcro delle operazioni di soccorso nel terremoto 2002; quasi ad ignorare che le famigerate faglie tettoniche sono sempre sotto le nostre abitazioni. Ma la vera beffa che l’area del cratere sta ricevendo è nella noncuranza che ha il sapore del disprezzo, con cui i numerosi appelli lanciati da noi donne sono stati accolti da chi ascolta, ma non sente.Ci è stato chiesto di fare “qualche sacrificio”, in nome di un deficit economico sanitario, di cui di certo non possono esserci addossate delle colpe. 
Il vero “sacrificio”, sopprimendo l’intera area materno-infantile, dovranno compierlo  le donne, cioè tutte le gestanti  le mamme e le nonne, residenti nei 14 comuni immediatamente vicini all’Ospedale di Larino, ma parecchio distanti dal nosocomio costiero. Queste signore, nel pieno di un’emergenza medica come potrebbe essere una minaccia d’aborto, un distacco di placenta, un parto precipitoso o con un bambino in preda a convulsioni dovranno percorrere, per ricevere soccorso, anche 80 km di strada, in un sistema viario disastrato. Faremo in tempo a salvare i nostri figli?

E’ un “sacrificio” di sangue quello che ci viene chiesto di compiere?  Non è stato già pagato da questo territorio, un prezzo elevatissimo di piccole vite? Sig. Presidente, questo popolo così fiero e dignitoso è contento di essere indiscriminatamente figlio di Dio e non dimentica mai le infinite possibilità che nascono dalla fede, ma con questa lettera, la nostra mano è protesa verso di Lei,  La prego, l’afferri, non ci faccia annegare nell’indifferenza e nell’incuria, non permetta che tale scempio avvenga.

La ringrazio infinitamente per l’attenzione
Dilma Baldassarre