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“Se lo Zuccherificio si inizia a spezzettare e vendere siamo alla fine. È iniziato un percorso che temevamo e non ci aspettavamo in questo momento”. Commenta così Nicola Colella, Rsu della Cgil dell’impresa l’atto del giudice D’Alonzo.
“Con questa decisione la produzione di zucchero è conclusa – ha proseguito Colella – dopo 13 aste andate deserte tra cui l’ ultima con un prezzo di vendita di 6 milioni e mezzo di euro, non ci aspettavamo questo tipo di decisione. A prescindere se viene o non viene venduto, l’atto di liquidare l’azienda a spezzatino è un fatto negativo. La politica ci ha sempre detto di poter ottenere benefici dall’area di crisi non complessa ed invece si è arrivati a questo”. Estremamente rammaricati anche i lavoratori, ancora in presidio davanti i cancelli ad oltre un mese dall’avvio della protesta ma ora determinati ad andare avanti ed a stabilire nuove iniziative.
Amarezza e delusione per Antonio Di Lisio, operaio dell’azienda per 25 anni ed 11 anni Rsu della Flai-Cgil: “La sorpresa oggi è arrivata dal Tribunale e da una vendita a pezzi. Ricordo alla politica in generale che tra due anni lo zucchero costerà 1 euro al chilo ed allora bisognerà ricostruire con i soldi pubblici quello che si è distrutto”.
Per il segretario regionale della Fai-Cisl, Raffaele De Simone: “La vendita a pezzi dell’impianto potrebbe rappresentare un ulteriore elemento negativo. Spezzettare in questo momento potrebbe rappresentare una ulteriore difficoltà in caso di un ipotetico rilancio del settore nel centro sud Italia”.