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“Ciuuuuurma, fuori dal TUNNEL con me! C’è Peter Pan ed io sono Capitan Marino…”.
(scusate questa scherzosa digressione)
Ma entriamo nell’argomento.

Persona saggia e di tutto rispetto. È un “cane sciolto” come me, perché non appartenente a nessun gruppo politico locale. Ci conosciamo da tempo e su quest’argomento abbiamo già discusso altre volte. I pareri sono opposti: da sempre io sono favorevole; da sempre lui è contrario!
C’è però, un’onestà culturale e intellettuale tra noi che ci ha fatto discutere sempre pacatamente. Persone che parlano la stessa lingua, quella dell’architettura, possono anche dissentire. Spesso si chiariscono e aggiungono un nuovo tassello alla loro conoscenza. Succede!
Infatti, “La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza» (Lev Tolstoj). Quando a questa si possono portare esempi omologhi e comprensibili, si possono ottenere anche ottimi risultati.
Ad esempio. Il Nostro cita il concetto di “città globale” di Saskia Sassen, la quale dimostra come “…numerose metropoli mondiali si sono sviluppate all’interno di mercati transnazionali e hanno ormai più caratteri in comune tra loro che non i rispettivi contesti regionali e anche nazionali”. Le “città globali”, secondo la Sassen, sono “… il centro di snodo per commerci, finanza, attività bancarie, sbocchi economici. Esse servono ad identificare territorialmente i processi di potere scaturiti dalla ristrutturazione economica”.
Tutto ciò, può essere positivo per il nostro paese interpretato come una Città globale che usufruisca, in qualche modo, delle funzioni di cui sopra.
Sarà, comunque, tutto da dimostrare!
Si possono portare come esempi positivi, anche città che hanno eseguito “interventi di riqualificazione” modificando l’urbanistica e la “viabilità cittadina” (Vedasi “Un viaggio della memoria” – stesso autore – pubblicato il 14 maggio u.s. in mynews).
E ancora. Noi ci auguriamo, ad esempio, che gli interventi del Pozzo Dolce si estendano al altre parti della città. Si compirebbe così quella ricucitura urbana che Renzo Piano auspica da sempre in questi casi e che neanche le New Toys inglesi sono riuscite ad attuare. Siamo ambiziosi? Si vedrà!
Gli interventi sotto Piazza S. Antonio, le cosiddette catacombe sono, in realtà, soluzioni architettoniche che possono più o meno piacere e delle quali esistono planimetrie nella sede municipale che anche il sottoscritto ha potuto visionare.
Più di una volta il Nostro ha detto che Termoli rischia di diventare un “villaggio turistico”. Cosa vuol dire? Tutta l’Italia dovrebbe diventare una “città d’Arte” e un enorme “villaggio” dove il “Turismo”, quello con la “T” maiuscola, la fa da padrone. Ne abbiamo a iosa di monumenti, di storia gloriosa e artistica nelle nostre città d’arte! Pertanto, il nostro non sarà mai un turismo improvvisato, ma razionale e programmato. E poi! Quello che si vedrà dal Borgo non sarà un panorama desolante se sarà eseguita un’architettura a regola d’arte!
“Ciò che sta per accadere a Termoli sembrano idee faraoniche”, afferma il Nostro. Per uno che ha operato sempre nel restauro, qualsiasi nuovo intervento può sembrare un’idea faraonica…
Due vite, due culture! Questa è la verità! La differenza tra il sottoscritto e l’architetto Marino è la seguente: io ho operato facendomi i calli alle mani sui cantieri dove ho lavorato – avendo come maestro il prof. Roberto Pane, docente di Restauro presso l’Università d’Architettura di Napoli, di fama internazionale -; Marino, docente di restauro di edifici e monumenti è un teorico. Ed è proprio questo secondo aspetto che potrebbe consegnare Termoli a diventare un “paesone di periferia”, senza ambizioni di crescita e limitato all’unico baluardo architettonico: il Borgo Vecchio, protetto e contemplato sotto la nuvola di Fuksas.
Con tanti auguri di buona visione ai termolesi!”
Saverio Metere