Atteggiamenti di questo tipo erano comuni (strano a dirsi) nella Cina Maoista dove era famoso il”colpirne 1 per educarne 100”,ma non possono essere accettati in una democrazia evoluta le quali regole non esulano all’interno di un cancello di qualsiasi stabilimento italiano. La sproporzione tra la “leggerezza” se cosi possiamo chiamarla del lavoratore e la reazione della fiat sa tanto di rappresaglia e monito. Il dramma piu’ grande in questa situazione è l’atteggiamento delle istituzioni dove troviamo il ministro dell’economia pronto a bacchettare la fiom per non aver firmato l’accordo e non dice una parola per chiedere chiarimenti su licenziamenti che rischiano di far deflagare una nuova lotta tra classi dove chi è povero si trova oggi ad essere anche solo.
Per non parlare poi della regione Molise che segue supinamente ogni decisione della fiat dalla cacciata degli interinali al licenziamento di ieri. In tutto questo preferisco tacere sul silenzio di alcune sigle sindacali che neanche davanti ad un licenziamento palesemente ingiusto e illegittimo hanno il coraggio di condannare l’operato di mamma fiat. A mio modesto parere è necessario oggi più che mai che si riapra un dialogo tra fiat,parti sociali e regione Molise sia per cercare di far reintegrare l’operaio licenziato sia per evitare di esacerbare ulteriormente gli animi tra i lavoratori.
Costantino Manes -componente coordinamento provinciale IDV-