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Luigi Velardi
CAMPOBASSO _ Fra tanto vociare , arrivano puntualmente anche le richieste di candidati nella lista UDC che si propongono come depositari della retta via per la composizione della nuova Giunta regionale. Iorio non ha certamente bisogno di illuminazioni di questo tipo, tanta è la saggezza , la temperata e provata esperienza dell’uomo. L’UDC non ha bisogno di portavoce , soprattutto di coloro che non hanno militato nel partito, e si propongono invece come depositari della linea ufficiale, saltando a piè pari la discussione interna nelle sedi deputate. “Fra tanti esperti della politica – ha dichiarato il Coordinatore regionale dell’UDC, Velardi, – registro con profonda tristezza la posizione assunta dall’amico Porfido, e soprattutto con stupore, perché proveniente da chi stimo come persona e come politico. Di altri non mi meraviglio, perché abituati da sempre a girovagare da una parte all’altra, proponendosi come imbonitori di lungo corso in quel mercato che nella loro concezione è la politica.

Ma della esternazione di Porfido mi sfuggono le ragioni, soprattutto perché, sulla base della sua lontana militanza, dovrebbe sapere che le valutazioni vanno fatte all’interno del partito e i criteri vanno chiesti agli organi del partito, non al Presidente della Regione, il quale dialoga con la componente politica nella sua più alta rappresentanza, non con i singoli. Dunque gli interlocutori di Porfido dovevano essere i due coordinatori del partito Izzi e Velardi, dal momento che chi entrerà in Giunta lo farà in nome e per conto dell’UDC e non come singola persona, seppur altamente premiata dal voto. Per questo le proposte di Porfido e di altri valgono ad esclusivo titolo personale, e non impegnano minimamente l’UDC. Né basta la candidatura di una sola tornata elettorale per poter parlare a nome di un partito. Ma io sono convito che Porfido sia vittima di un progetto maturato in altri ambienti , inconsapevole strumento di un disegno che non gli può appartenere e dal quale non si vede quale vantaggio possa trarre, se non quello di dare appoggio a chi da sempre fa politica per vivere ed è maestro di baratti. Se Porfido mi avesse rivolto l’invito ad un caffè , avrei potuto anche fargli presente quanti sacrifici personali , anche di tipo economico, sono stati fatti per mantenere in piedi un partito praticamente dissolto.

Quattro anni fa , sulla stampa, si parlava di “quel che resta dell’UDC”, preconizzando la fine dell’esperienza centrista nel Molise. Oggi abbiamo un partito consolidato nelle istituzioni, presente in quaranta enti locali, alla provincia di Campobasso e di Isernia. Abbiamo dovuto affrontare le elezioni al Comune di Campobasso e poi a Termoli, con risultati più che soddisfacenti. Oggi abbiamo consolidato il trend elettorale in crescita, e siamo decisivi per la formazione di qualsiasi governo. Ma questi risultati non si ottengono con una sola elezione, si costruiscono nel tempo, come abbiamo fatto noi, affrontando elezioni di vario livello, compreso quelle europee. Avrei volentieri dialogato con Porfido di questo, tanto mi sembra ingenerosa la sua presa di posizione nei confronti di persone che si sono spese , senza risparmio, per quel partito che oggi, alla fine di un sofferto percorso di ricostruzione, ha potuto ospitarlo nella propria lista. Porfido dovrebbe, inoltre, aver capito che anche la scelta di entrare nel listino, concordata con la segreteria nazionale, ha costituito un ulteriore momento di disponibilità nei confronti del partito, finalizzato a dare, a Lui come ad altri, la possibilità di potersi misurare senza il tappo costituito da una presenza ingombrante. Egoisticamente avrei potuto fare una lista dell’UDC meno forte, ma più sicura per il mio risultato finale – continua Velardi – come avrei potuto anche rinunciare a candidarmi sulla lista del collegio, ed apparire solo sul listino.

Non pensa , Porfido, che gli altri candidati , messi in lista, sono miei elettori, ed ho dovuto rinunciare al loro voto per candidarli ? Non pensa Porfido che la presenza sul listino mi abbia nociuto, perché si è fatta una campagna elettorale spietata, più volte ribadendo che il voto a Velardi era inutile, perché già eletto sul listino ? Come si può portare avanti un ragionamento così semplicistico come quello di Porfido, asserendo che la politica regionale si condensi e si esaurisca tutta in una ventata populista quale quella della lettura dei numeretti che classificano i più votati Ma , se vogliamo dettare le regole, non pensa Porfido che queste debbano valere anche per gli enti sub regionali, e dunque le nomine andrebbero fatte per competenza e non per risarcimento? Porfido dovrebbe anche ricordare il mio gesto di correttezza nel non accompagnare Cesa in visita a Montenero,paese nel quale mai sono andato nel corso della campagna elettorale, proprio per non arrecare disturbo di alcun tipo. Ma davvero si può pensare che, senza l’onere di dover mettere in piedi la lista e di organizzare la campagna elettorale, in una situazione di completa libertà , da candidato singolo che pensa solo a se stesso, avrei avuto difficoltà ad essere il primo della classifica ? Il mio rammarico – continua Velardi – è proprio nel constatare che amici come Porfido dimenticano questi fatti che ben conoscono e si abbandonano a considerazioni che non fanno onore al loro acume e alla loro esperienza politica.

Sarebbe bastata la richiesta di un incontro per poter discutere insieme, fare comuni valutazioni e cercare di approdare, se possibile, ad una posizione condivisa. Da quale norma costituzionale discenda, poi, il principio che l’assessorato debba andare ai più votati non è dato sapere, dal momento che la democrazia italiana è basata sì sulla rappresentanza dei singoli, ma anche sul ruolo di mediazione e di elaborazione politica dei partiti. Neppure l’equazione fra più votati e competenza, proposta da Porfido, trova conferma nella realtà. Infatti per dimostrare competenze non basta esibire un curriculum, o essere bravi raccoglitori di voti, o eccellenti cercatori di spazi personali e di prebende, ma occorre conseguire risultati sul campo e fare anche un bel po’ di gavetta. Personalmente, prima di arrivare all’assessorato, non solo ho fatto esperienza in altri ambiti istituzionali, ma ho dovuto aspettare ben sei anni da semplice consigliere regionale. Né ho mai sgomitato o cercato di muovere a compassione , in politica come nel lavoro, per ottenere incarichi che ho raccolto solo per elezione e non per nomina o per gratifiche scese dall’alto. Spero tanto, prima come uomo e poi come politico, che Porfido torni sui suoi passi e proponga, invece, una riflessione più seria, serena e rispettosa dei ruoli di ognuno”.