A Termoli la Festa della Repubblica diventa un atto d’accusa, Balice: «La res pubblica appartiene a tutti. Amiamola come fosse una mamma».

TERMOLI – La mattina del 2 giugno, Piazza Sant’Antonio ha ospitato la cerimonia per l’ottantesimo anniversario della Festa della Repubblica. Presenti il sindaco Nicola Balice, consiglieri, assessori, forze dell’ordine e associazioni di categoria. Era il 2 giugno 1946 quando le donne votarono per la prima volta in Italia: quello stesso voto scelse la Repubblica e chiuse i conti con la monarchia. Ottant’anni fa, in un giorno solo.
Il discorso del Sindaco Balice è andato dritto al punto. Niente retorica di facciata: un richiamo diretto ai cittadini, partendo da quello che succede fuori dai confini italiani e tornando, con forza, su quello che succede sotto casa.
«Ai confini con l’Europa vediamo guerra, vediamo morti quotidianamente, vediamo droni che si scagliano contro edifici, vediamo trattative che non vanno in porto. Fortunatamente la nostra Italia, dopo quella guerra devastante, è riuscita a riprendere in mano se stessa, a crescere, a diventare matura nella sua democrazia. Cerchiamo di tenerla in piedi, cerchiamo di tenerla sempre solida, perché è la democrazia che ci fa vivere bene.
Nonostante i richiami, nonostante gli appelli di pace, non se ne parla proprio. Continuiamo ad avere la guerra alle porte d’Europa, continuiamo a ricevere notizie devastanti di droni che si scagliano contro palazzi, provocano morti e feriti. E noi oggi sì, è vero, festeggiamo una cosa che appartiene all’Italia intera. Festeggiamo quel 1946 quando le donne hanno potuto votare. L’Italia ha scelto finalmente la Repubblica, res pubblica, la cosa di tutti.
La cosa di tutti significa che non appartiene solo alle istituzioni o solo a chi deve controllare. La cosa di tutti appartiene a tutti noi. La politica, quella con la P maiuscola, la possiamo e la dobbiamo fare tutti noi. Con l’avvento dei social siamo diventati tutti denunciatori seriali, siamo tutti bravi a denunciare, ma nessuno che invece di scrivere chinasse la testa e raccogliesse la carta in terra, piuttosto che tagliasse quelle erbacce che magari può trovare davanti agli occhi.
Siamo tutti res pubblica, tutti! Non siamo tutti denunciatori seriali, perché a quel punto, se dobbiamo denunciare e poi rimandare sempre alle istituzioni, le istituzioni da sole non ce la fanno. Hanno bisogno di quel senso di comunità che oggi forse un po’ abbiamo perso, quel senso di aggregazione che sembra quasi non appartenerci più. Comunità!
Vi prego, faccio questo appello: res pubblica, la cosa di tutti. Amiamola come fosse una mamma, proteggiamola come fosse un figlio. Ma per cortesia non lasciamola andare, perché questo significa decadimento dei valori. E quei valori che noi abbiamo conquistato con la democrazia dopo una guerra devastante, non possiamo lasciarli andare, dobbiamo proteggerli. Grazie, viva Termoli, viva l’Italia e buona Festa della Repubblica a tutti.
Scusate per l’enfasi, ma oggi ci voleva. […] Per cui insieme ritroviamo quel senso di comunità, di aggregazione, riportiamo la nostra gente ad essere eccezionale così come merita.»













































