In questo momento non servono fughe in avanti, magari per convenienze personali o di partito, ma un onesto (intellettualmente) percorso politico e programmatico. Il centrosinistra deve dare corpo ad una “Alleanza per la ricostruzione del Molise”, anche con il sostegno di “Comitati di liberazione” che devono contribuire a questo progetto. I fulcri di questo percorso devono essere necessariamente tutti i partiti che in questo schieramento vi sono, in modo particolare Idv e Pd, quindi i movimenti e le forze che in questi anni non si sono riconosciute nella maggioranza. Chiarezza innanzitutto, altrimenti si finisce per produrre melassa, oppure cadere nelle mani di avvelenatori di pozzi che possono mettere in pericolo una futura governabilità.
Questo non esclude che il secondo livello, quello ipotizzato da Bersani a livello nazionale, possa ricomprendere varie “esperienze”, alle quali, però, oggettivamente, non si può affidare il ruolo di soggetto propulsore o di fondatore dell’Alleanza. Il coinvolgimento è doveroso e opportuno, e non solo a livello politico. Il progetto di rilancio della nostra terra non parte se gli imprenditori, le forze sociali, i sindacati, la Chiesa, il volontariato non maturano la consapevolezza di questa difficile sfida che abbiamo davanti e accettino di parteciparvi consci che dovranno rinunciare a qualcosa e lavorare di più nello sforzo comune. Il tempo delle promesse facili, delle spese folli e delle menzogne dobbiamo lasciarcelo alle spalle.
E’ arrivato il momento della responsabilità e del lavoro. Come è avvenuto in Friuli, Umbria e Marche, e come avrebbero voluto le comunità del Basso Molise, dobbiamo ricostruire da soli il Molise, come se un sisma lo avesse completamente azzerato. Sulle cose da fare non credo ci siano divergenze. Il programma schematico di governo lo lasciamo alle sedi deputate. Ma se l’elaborazione tematica si può rimandare, quello che bisogna definire è la sua cornice di riferimento. In questo contesto credo che tre siano le direttrici: sostenibilità, solidarietà, moralità. La battaglia, a dire il vero solitaria, di Enrico Berlinguer per la moralizzazione della vita pubblica negli anni ottanta, diventa ora una priorità per questa regione. La moralità non deve sconfinare nel moralismo e nel bigotto, ma essere alla base di un’etica di governo e dell’essere cittadini. Ristabilire i principi ed i confini dei diritti e dei doveri sarà una necessità primaria, che si lega all’altro concetto della sostenibilità, oggi usato particolarmente per l’ambiente, ma che riguarda anche le leggi, le spese, i servizi, gli investimenti, ecc. Poi c’è la solidarietà, più volte richiamata dalla Chiesa, senza la quale i ceti meno abbienti (in continua crescita nel Molise delle disuguaglianze) ed interi territori che sono stati letteralmente abbandonati (Alto Molise, Fortore, Alto Volturno e così via) non hanno speranza.
In sintesi potremmo dire che nel nuovo corso bisognerà concentrare gli sforzi per contrarre al massimo le spese correnti, soprattutto i costi della burocrazia e degli apparati, rilanciare gli investimenti, senza l’intermediazione della politica, nei comparti sani e nelle aree in ritardo, consapevoli che da queste dipende la sopravvivenza stessa dell’intero Molise. Su questi basi, immagino condivise da tutti, il nucleo fondante e fondatore dell’Alleanza deve avviare, subito, il percorso, anche perché la fase di logoramento del governo di Michele Iorio, che ha nella sanità il principale vulnus, potrebbe portare anche ad un anticipo del voto. E a quel appuntamento non si può arrivare impreparati o, peggio ancora, in uno stato di confusione. E’ l’ora della responsabilità praticata, della politica vera, nobile, alta; è l’ora delle scelte, per far sì che la nostra regione chiuda un periodo penoso, deleterio e poco qualificante della sua storia.
Sen. Giuseppe Astore