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Suor Elvira Tutolo con i giovani salvati da bande armate
TERMOLI – “La Repubblica Centroafricana, il cuore dell’Africa, è un paese ricco di diamanti, oro, legname, uranio ed è questo il problema. Tanti, troppi i predatori che che alimentano il conflitto proprio per poter continuare a sfruttare le risorse. Noi suore abbiamo deciso di rimanere con la popolazione nonostante le infinite difficoltà e tanta insicurezza. Abbiamo tanti bambini per la strada senza neppure gli atti di nascita, ragazze che per vivere si danno alla prostituzione, abbiamo il 75% di malati di Aids. Una famiglia con 5-6 bambini arriva ad avere, se tutto va bene, un pasto al giorno. La malaria non curata continua a fare vittime.

A Berberati non c’è corrente elettrica, per l’acqua occorre andare con i bidoni a cercare, il tifo è generalizzato”. 
Una situazione di grandissima difficoltà quella che vive ogni giorno Suor Elvira Tutolo, la missionaria di Termoli che da quasi 18 anni, continua ad operare a Berberati per salvare i bambini soldato dalle bande armate, le donne vittime di abusi di ogni tipo. A circa 70 anni, la religiosa non si ferma nella incessante opera di salvare la popolazione dalle condizioni difficilissime per assicurare loro un futuro più dignitoso. 

E proprio per darle un aiuto concreto nella realizzazione di una serie di progetti per lo sviluppo di quella zona, il gruppo “Devoti di Padre Pio” ha organizzato una cena di solidarietà che si svolgerà il prossimo 5 luglio, presso il ristorante La Gondola, alle ore 20. La serata prevede una messa di ringraziamento presso la Chiesa di San Pietro, alle ore 19, e poi la cena. 
“Vorrei poter dire che in questo paese tutto va bene – ha dichiarato Suor Elvira -, che il conflitto bellico è finito ed anche, perchè no, riusciamo a vivere con le nostre risorse. Purtroppo con tanta tristezza nel cuore, non posso affermarlo. Qui la situazione è molto difficile e complessa. Non c’è sicurezza per gli attacchi di bande armate, la popolazione è allo stremo. C’è una emergenza sanitaria di cui nessuno si occupa. Esiste un ospedale ma per le cure bisogna pagare e la maggior parte delle famiglie vede morire i propri figli perchè non possono permettersi il costo. L’unica organizzazione che opera in questa zona è la Ong Kizito da me fondata insieme a tante famiglie della zona che accolgono i bambini e giovani strappati dalle bande armate per dare loro un’esistenza più normale. Ma tutto è molto difficile”.