FeliceNicolaTERMOLI – Anche questa nuova emergenza “acqua potabile”, per i cittadini di Termoli e dei Comuni del Basso Molise, sembra avviata verso la fine e, come in precedenza, finora, non è stato chiarito ai cittadini le cause che hanno prodotto il generarsi di enormi disagi, oltre a far emergere la non perfetta “macchina” dell’emergenza. Tutti ansiosi e “appesi” ai mezzi di comunicazione, mi è parso tornare ai tempi di “tutto il calcio minuto per minuto” al fine di conoscere le ordinanze che i Sindaci sono stati costretti ad emettere, a seguito delle certificazioni da parte delle autorità sanitarie, questa volta, sulla concentrazione dei “Cloriti” non conforme al limite di legge (D.Lgs 31/2001) per l’utilizzo dell’acqua per gli usi umani.

Quanto accaduto mi porta a dire: ci risiamo! I cittadini di questo territorio sono costretti a subire nuovi e gravi disagi, e ancora messi alla prova della loro pazienza, a causa dell’acqua, bene di primaria necessità. Si ripete quanto accaduto nell’autunno del 2000 per l’alluminio, nel 2010 per i trialometani, e l’ultima nel novembre 2015 con l’interruzione totale, per molti giorni, della fornitura di acqua e l’indisponibilità dell’uso persino per i servizi igienici.
 
Non posso però, non considerare che i Cloriti, prodotti dall’uso di biossido di cloro nel processo di potabilizzazione e disinfezione dell’acqua, sono composti di secondaria importanza, ciò è confermato dalla richiesta di solo tre volte all’anno delle analisi di controllo. Mentre un maggiore e assiduo controllo analitico viene richiesto per tanti altri composti, presenti nell’acqua, più importanti e pericolosi per la salute umana. Come pure, mi permetto ricordare che ai Cloriti, per molti anni. è stato consentito con deroga, superare la concentrazione limite di legge (200 mg/l) fino a quattro volte (800 mg/l). Credo che ciò, con una certa “elasticità” di interpretazione del risultato delle analisi, da parte delle autorità sanitarie preposte (il SIAN dell’ASREM), accompagnata con azioni energiche verso le aziende produttrici e distributrici dell’acqua, forse, si sarebbe potuto evitare l’emanazione di ordinanze da parte dei Sindaci, riducendo se non proprio eliminare l’ “allarmismo” e i conseguenti gravi disagi ai cittadini del basso Molise.

Ancora ad oggi, non è dato sapere cosa abbia prodotto questa ulteriore emergenza, lasciando a tutti la libera immaginazione. Preso da numerose richieste di amici e conoscenti, sapendo dell’esperienza maturata nel settore, su cosa pensassi in merito e quali accorgimenti prendere per il triste evento, sono stato talmente coinvolto al punto di fare un sogno.

Ho sognato di trovarmi, a valle della diga del Liscione, nell’impianto di potabilizzazione di Molise Acque. Seguendo l’intero processo di potabilizzazione, ho notato un eccesso di dosaggio di “biossido di cloro” nella fase di pretrattamento, ciò ha prodotto nell’acqua una quantità di “cloriti” di gran lungo superiore a quella necessaria per eliminare le sostanze inquinanti presenti nell’acqua greggia proveniente dalla diga.

Nel sogno, non mi pare aver visto eseguire, nel laboratorio chimico presente all’impianto, l’analisi di autocontrollo prescritto con la ricerca dei cloriti, quindi non è stata rilevato che l’acqua così trattata presentava ancora una massiccia quantità di cloriti. Gli addetti al processo, non avendo avuto contezza dell’ancora presenza di cloriti, nell’eseguire la fase finale di disinfezione dell’acqua, hanno aggiunto ulteriore biossido di cloro, che ha prodotto altri cloriti, facendo così crescere ulteriormente la concentrazione dei cloriti e superare quella limite consentita dalla norma vigente in materia (D.Lgs. 31/2001). Questa anomalia non è stata accertata per il mancato controllo analitico finale, dei cloriti, prima che l’acqua così potabilizzata venisse immessa nella condotta, all’uscita dell’impianto, e distribuita ai vari Comuni del basso Molise.

Nel sogno, ho anche riscontrato l’assenza di sinergia tra i vari “attori” interessati: Molise Acque (titolare dell’impianto di potabilizzazione; ARPAM (preposto alle analisi di controllo); gestori comunali del servizio idrico (CREA); SIAN (ASREM) che esprime il giudizio finale di conformità dell’acqua all’uso potabile e indica ai vari Sindaci di emettere l’ordinanza di merito. Non ho rilevato sinergia tra i vari soggetti, con scambi di opinioni, richieste delle cause delle disfunzioni, ecc.. : ognuno teneva la propria posizione, limitandosi a trasmettere (fax e/o posta elettronica) il parere di esclusiva competenza.

Spero tanto che qualcuno mi dica , prima che diventi incubo, che quanto rappresentato è solo un “sogno”, non rispondente a realtà. Ciò, però, dovrà avvenire con dati, fatti ed atti precisi e circostanziati. Non è sufficiente addebitare, quanto accaduto, a generiche affermazioni tipo: qualità peggiorata dell’acqua greggia della diga del Liscione, condizioni atmosferiche, ecc… Occorre invece ricercare e individuare le vere cause, siano esse dipendenti dall’operato dell’uomo e/o dalle macchine dell’impianto. Ciò perché la stessa acqua greggia, se non di qualità peggiore avendo un punto di prelievo decisamente più sfavorevole al trattamento, viene impiegata anche dall’impianto di potabilizzazione del Consorzio Industriale della Valle del Biferno, che da quanto è dato sapere, produce e distribuisce da anni acqua potabile, rispondente in pieno ai parametri di legge.

Colgo l’occasione di questo nuovo triste evento per “rinfrescare la mente”, all’intera classe dirigente, e soprattutto ai Sindaci del Basso Molise, a richiamare l’importanza che riveste il completamento dell’Acquedotto Molisano Centrale. Opera che consentirà anche ai cittadini del basso Molise di beneficiare delle ottime acque sorgive del Matese, oltre ad evitare altri disagi finora registrati.

Questa grande opera programmata alla fine degli anni 70, da una classe dirigente “illuminata”, iniziata nel 2007 doveva essere completata nell’estate del 2012. Con i lavori eseguiti al 98%, a seguito di una ulteriore perizia di variante dei lavori, richiesta nel 2011 dal Comune di Montenero di Bisaccia, l’opera risulta ad oggi ancora ferma ed in attesa dell’approvazione del CIPE e della Corte dei Conti.
Il completamento dell’Acquedotto Molisano Centrale, merita ulteriori riflessioni che seguiranno.

ORA BASTA! Sarà una nuova “battaglia” ancor più avvincente di quella sulla sanità, che il Comitato San Timoteo, che ho l’onore di presiedere, si appresta a dare inizio.

ing.Nicola Felice