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Oreste CampopianoTERMOLI _ Se non fosse così seria nel suo complesso la situazione economica, ci sarebbe davvero da sorridere di fronte alle inusitate reazioni sollevate dalla prospettata soppressione di qualche Provincia con meno di 220.000 abitanti.
Nel Molise la protesta e’ andata oltre, additando come “ IL TRADITORE” nientemeno che il Presidente del Consiglio on.Berlusconi perchè, nel tentativo di ridurre le spese collegate agli apparati statali e ministeriali “…metterebbe al tappeto la già asfittica economia isernina che dal pubblico impiego trae la maggior parte delle sue risorse”.
Il rimedio sollecitato, come spesso accade, è peggiore del male: “fare un Molise più grande ( il Molisannio) per salvare Isernia”. Ovviamente non ho nulla ne’ contro la Provincia di Isernia, ne’ contro le altre “minori”, ma l’approccio molisano al più generale problema della riduzione della spesa e del debito pubblico mi e’ sembrato indicativo di una consunta mentalita’ politico istituzionale dalla quale la nostra classe dirigente non riesce ( per volonta’ o incapacita’?) a liberarsi.
I recenti eventi della Grecia hanno fatto esplodere una nuova virulenta fase della crisi economica, imponendo ai Paesi dell’area Euro decise misure di contenimento della spesa e di riduzione del debito. Se si pensa che ben 22 Paesi dell’OCSE hanno dovuto dar corso ad iniziative di riduzione del deficit ben più consistenti di quella italiana (la Francia per 100 miliardi di euro in quattro anni; 50 la Spagna ; 20 la Germania e così via ) si comprende facilmente come il fenomeno sia globale ed estremamente delicato.

Il rimedio sollecitato, come spesso accade, è peggiore del male: “fare un Molise più grande ( il Molisannio) per salvare Isernia

Piuttosto dovremmo chiederci se gli interventi messi in cantiere siano davvero risolutivi se ad oggi in Italia la spesa per il welfare si attesta intorno al 24% del PIL, quella previdenziale al 16%, quella per le retribuzioni pubbliche all’11%. Sarebbe altresì interessante conoscere dai politici locali il dato percentuale riferito al Molise con riferimento agli indicati settori, se è vero come è vero che in questa terra la classe dirigente, da decenni, ha utilizzato la P.A., le pensioni e più in generale le politiche dell’assistenza come un grande ammortizzatore sociale, nell’intento ( peraltro ottimamente riuscito) di consolidare il consenso politico ed elettorale.
Ebbene quella mentalita’ “ consunta” costituisce il filo conduttore anche dell’attuale classe dirigente regionale. Ma i tempi sono cambiati e con essi dovra’ cambiare il modo di fare politica, perche’ siamo solo all’inizio di una lunga revisione del modello europeo che imporra’ a tutti, grandi e piccole realta’ territoriali, di attivarsi nel senso della modernizzazione del sistema e della produttivita’.Ne va della credibilita’ e della esistenza stessa non solo della Provincia di Isernia, ma di questa Regione e del suo dispendioso apparato. Perchè e’ di tutta evidenza che non possiamo vantare credenziali in termini di credibilita’ se e’ vero che sulla spesa sanitaria abbiamo il costo pro capite piu’ alto d’Italia ed un “piano di rientro” sonoramente bocciato dal Governo amico; che il costo dell’apparato pubblico e’ esorbitante e fuori controllo; che gli interventi, tanto discutibili quanto ingenti nel settore produttivo sembrano più orientati a ragioni clientelari che di effettiva ripresa della economia regionale; che manca una seria e concordata programmazione degli interventi nei singoli settori; che in materia di produzione di energia il Molise è diventato un terreno di conquista per realta’ dominanti.

Allora mi chiedo: e’ Berlusconi il traditore del Molise o è questa cultura asfittica delle Istituzioni e della Politica che sottrae risorse e prospettiva di futuro a questa terra? E’ troppo facile dire che i “traditori” sono sempre gli altri.

Avv.Oreste Campopiano
Segr.Reg.N.PSI PDL Molise