
Ho già avuto modo di rilevare che sta accadendo in Italia ciò che è già accaduto nella vicina Grecia e che il nostro Paese, lungi dal seguire i più evoluti modelli dell’Europa centrale, si sta lentamente balcanizzando.
Le elezioni del 6 maggio in Grecia hanno infatti visto prevalere una diffusa volontà di scomposizione del sistema, con la nascita di formazioni reazionarie e radicali ed il corrispondente indebolimento dei partiti di governo filo europei. Per tale ragione, stante la impossibilità di comporre un esecutivo che possa contare su una adeguata maggioranza parlamentare, la Grecia si è vista costretta a ritornare alle urne già il prossimo mese di giugno, così da evitare un pericoloso vuoto politico.
In questo quadro di complessiva instabilità il blocco politico-conservatore che si è incistato dietro il cd governo tecnico (o meglio di tecnici) in Italia, non potrà resistere all’urto della volontà popolare che già nelle recenti consultazioni amministrative ha manifestato il suo evidente disagio.
Va riconosciuto alla Grecia il coraggio di aver fatto una scelta difficile e socialmente delicata, tornando alle urne in tempo reale, scommettendo in un modello nuovo di Governo del Paese. Altrettanto non può dirsi dell’Italia la quale persevera invece nella conservazione di un sistema che la storia si è già incaricata di bocciare, un sistema economico finanziario, del quale questo Governo è evidente espressione, che diventa ogni giorno meno credibile. Non è un caso che gli indici di borsa tendono verso valori negativi; che il differenziale tra i BTP ed i Bund tedeschi si mantiene sempre sopra la soglia di 400 punti; che il debito pubblico continua ad aumentare in maniera esponenziale; che i Rating delle agenzie internazionali sono sempre negativi per il nostro sistema bancario.
A questa logica perversa non fa eccezione il Molise il quale anzi si pone quale modello negativo di quel sistema. La recente decisione del TAR di decretare il ritorno alle urne per le conclamate irregolarità nella presentazione di liste e di candidature che hanno sostenuto l’ormai ex Governatore nello scorso ottobre, ha prodotto la immediata reazione di autoconservazione con l’annuncio pomposo del ricorso al Consiglio di Stato. Il senso di responsabilità e di rispetto delle Istituzioni avrebbe dovuto consigliare all’ex Presidente un diverso e più responsabile atteggiamento che è quello di accettare la decisione dei Giudici amministrativi e di riconsegnare con immediatezza al popolo molisano la scelta di indicare chi dovrà guidare il difficile presente e progettare un diverso e migliore futuro. Tanto nella consapevolezza, ben nota a tutti, di avere giocato nello scorso autunno una partita non regolare.
Sarebbe stato un gesto di rispetto nei confronti dei molisani ,delle categorie produttive e delle Istituzioni le quali non possono attendere oltre i bizantinismi di questa evanescente classe politica. La Grecia ha avuto il coraggio di farlo. Ho fondato timore che il Molise si sottrarrà ancora una volta a questo doveroso segnale di dignità politica.