Angelo Scrocca al MacTeTERMOLI – J-C.Juncker, presidente della Commissione UE, in una intervista del 1999 ha dato una significativa descrizione del metodo utilizzato per portare avanti un progetto: “Noi prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”.A Termoli è successo qualcosa di simile. Solo che qualcuno ha scoperto che dietro alle poche asettiche notizie date c’era molto di più e non proprio a vantaggio della collettività.
A oltre tremila persone è stato impedito di poter esprimere un parere ricorrendo a procedure e pretesti bizantini ripiegando invece sul dibattito che pure potrebbe essere un ottimo strumento ma solo se realmente preventivo. È buffo che alcuni di quelli che erano contrari al referendum e hanno contribuito a bloccarlo adesso si dicono favorevoli ma anche che ormai non ha più senso farlo. In realtà le osservazioni presentate non modificano la logica del progetto, hanno semplicemente suggerito qualche piccolo aggiustamento che non migliora la qualità delle proposte.
C’è chi sostiene che una grossa colpa ce l’hanno quelli che non hanno voluto partecipare e che adesso, devono assumersene ogni responsabilità. Tutto rientra in quella logica secondo la quale si vorrebbe far credere che “nelle società della prestazione neoliberale chi fallisce, invece di mettere in dubbio la società e il sistema, debba ritenere se stesso responsabile e vergognarsi del fallimento” (Byung-Chul Han). L’amministrazione sostiene che il dibattito sia stata una “grande dimostrazione di democrazia”:è sembrata piuttosto una autocelebrazione. Forse si dovrebbe riflettere sul fatto che durante le sedute (almeno a vedere dalle fotografie pubblicate) la maggior parte dei presenti è costituita da dipendenti comunali e personale coinvolto nell’organizzazione.
L’incontro ha avuto uno scopo prevalentemente pubblicitario. La pubblicità non è condannabile per principio ma lo diventa quando pubblicizza prodotti scadenti. Il governatore ha osannato il progetto; ma lo ha visto davvero o si è accontentato solo di quello che gli hanno raccontato?
È il caso di ricordare che il progetto complessivo tende a trasformare strumentalmente una vasta parte della città in un villaggio turistico (contrabbandato come riqualificazione urbana che significa tutta un’altra cosa) proponendo soluzioni non giustificate da indagini conoscitive preventive, scarsa attenzione per l’esistente e nessun rispetto per un territorio che meriterebbe ben altro. Un programma di interventi che premia l’imprenditorialità privata e lascia alla città i carichi della manutenzione successiva delle parti non direttamente remunerative.
Nel cortile di Palazzo Marchesale un'intensa riflessione promossa dall'Amministrazione comunale sui conflitti in Africa centrale, le ingerenze geopolitiche e le drammatiche condizioni dell'infanzia.
SAN GIULIANO...
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